Archivi catalogati in: Venezia 2010

Scavando

Credenziali : il bel racconto di Lucentini –  senza Fruttero, uno dei pochi –   divenuto scrupolosa sceneggiatura nel 1964 e, nel 2010, dopo quarantasette anni, film ; un regista più versato a inseguire il progetto che le mode; due interpreti, bravi e dilaganti tra cinema e teatro, in questo caso, alle prese con personaggi spigolosi cui sarebbe stato difficile conferire spessore. Complessivamente un esercizio di stile, per dirla con Greco, riuscito, se solo si … continua a leggere »

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I miracoli di Manuela (e di Roberta)

Le richieste  sono le  solite :  posti di lavoro – con indicazione dell’orario e del turno –   vincite alla lotteria,  guarigioni. Le piccole cose insomma. E qualche preghiera finanche viene esaudita, miracolosamente, visto che Manuela, piccola santa di Librino, ha davvero ritrovato la testa della statua raffigurante la Madonna, ma al contrario di quanto vorrebbe far credere, quella capocciona di gesso si è guardata bene dal rivolgerle la parola. Dal prodigioso evento all’idea di … continua a leggere »

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Tutta colpa della Depressione

Sostengono La Lega –  particolarmente in vena di censure, negli ultimi tempi   – e i non pochi detrattori, che certi film così ambigui da risultare celebrativi del Crime, non andrebbero mostrati, onde evitare che la circolazione di pessimi modelli, pessime idee, pessimi stili di vita, pessimi linguaggi, pessimo tutto, influenzi negativamente i comportamenti del comune spettatore ovvero rinsaldi i già delinquenti nei di loro scellerati propositi. Affermazioni queste non nuove, ogni gangster story se ne tira dietro … continua a leggere »

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Noi, dolce parola. Noi credevamo…

Differentemente dai libri di scuola, dalla Versione Ufficiale e dal presumibile spirito di  celebrazioni a venire, il cinema con Blasetti, Vancini, Rossellini, Lizzani, Visconti, Soldati, Taviani,  aveva già fatto del Risorgimento l’occasione di un racconto antiretorico e senza rimozioni. Declinando in chiave di rivoluzione tradita, il tema della Storia che logora i Valori, mutando in Male anche l’azione più nobile, Mario Martone si inserisce nel tracciato dai predecessori col suo Noi credevamo, film in parte … continua a leggere »

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Prima che il gatto canti

Crisi creativa del cinquantenne  regista emergente – che se continua con l’inattività rischia di non schiodare mai più dall’emergenza – corroborata dall’unica proposta che passa il convento : una storia da cucire intorno ad una insulsa diva della tivvù desiderosa di passare al cinema. Ovvio che con questi presupposti la crisi diventi blocco e il blocco, con annesse frustrazioni e senso d’inadeguatezza, un macigno inamovibile. Ma i guai non vengono mai soli. L’essere accidentalmente obbligato … continua a leggere »

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