Intrepidi & Premiati

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Fortunato chi lavora perché almeno può scioperare. Amelio ci indica la chiave :  il suo Intrepido ruota tutto intorno a questa battuta che Albanese rivolge nel film ad un temporaneo collega.Ovvero : il lavoro è dignità,ruolo sociale,rassicurazione al di là della semplice sopravvivenza e quando manca non bisogna rinunciare a perseguire una condizione egualmente dignitosa. Anche a costo di accettare centomila faticosi rimpiazzi. Avventura al limite dell’impossibile  e per l’appunto da intrepidi specie se vissuta con semplicità, senza tante storie, contrastando ogni comprensibile ma insidioso senso di umiliazione. Retorica del sopportare silente? Niente affatto. Semmai epica del vivere tenendosi allenati per quando arriverà il meglio. Oggi è doveroso essere positivi ed intrepidi (sempre Amelio) come il giornaletto dalle mirabolanti peripezie a puntate, al termine delle quali sapevi di trovare un finale positivo.. 

Spiace per Amelio, al Lido con un film  sulla contemporaneità  dai  toni differenti.Una specie di Charlot, si è detto, anche grazie ad alcuni evidenti rappel, ma non solo.

I leoni (le palme,gli orsi) però funzionano così : sono anche l’esito di elaborate mediazioni e di incroci di criteri imperscrutabili.E non ce n’è mai abbastanza per tutti, senza contare che il premio ad un terzo film italiano avrebbe fatto strillare allo sciovinismo (che è parente dello strillo all’esterofilia,alla cineseria e al resto del corredo quando invece il sentimento nazionale viene offeso dall’assenza di riconoscimenti)

E spiace anche che siano stati ignorati  prodotti di valore  come The Rooftops – Les terrasses :

La Casbah, Bab el Oued, Belcourt, Notre-Dame d’Afrique e Telemy Cinque quartieri di Algeri – cinque pezzi di cuore, per chi scrive – cinque terrazze che ospitano ciascuno un racconto scandito dalle cinque preghiere annunciate dal muezzin.Un film indispensabile per capire le rivoluzioni arabe della trascorsa  primavera e della più lontana,lotta per l’indipendenza d’Algeria.Le terrazze sono luoghi isolati  immersi nell’azzurro del cielo innanzi a panorami da perdere la testa, l’apparente tranquillità però è in aperto contrato con le storie che via via vengono raccontate e con il lamento ripetitivo della preghiera : un film che si spera di rivedere.

 

 

Stray dogs . Centotrentotto minuti di estenuante e orientale lentezza, il film forse più difficile del festival.Esponente di un modo di fare cinema senza cedimenti verso alcuna forma di compromesso, Tsai Ming Liang dirige un film, nel suo genere, perfetto. E poco conta se la critica s’è sbizzarrita in tutti i modi a ironizzare sull’eccesso di manieristica contemplazione della miseria e dell’emarginazione – condizioni che sarebbe bene contemplare magari riflettendo ben oltre le inquadrature fisse da 11 minuti – ignorando il fatto che il cinema di Tsai Ming Liang è portatore di Valori comprensibili anche senza le note di regia.Basta guardare.E qui al capolavoro strilla (forte) chi scrive.

  

 

 

Elogio del mostro celibe ovvero di una sorta di prequel del Santo Gra titolato Tanti futuri possibili.Omaggio a Renato Nicolini, sempre a cura di Gianfranco Rosi in cui lo stesso Nicolini in tour per il GRA su una specie di papamobile spiega, alla sua maniera, il senso di quell’ autostrada metropolitana  di 68 km che cinge ad anello la città ben specificando che strutturata com’è un senso ed una funzionalità precisa non ce l’ha mai avuti.

Opera inutile ? Evvai con la tonante invettiva? Macchè. Sostiene Renato che il Raccordo ideato dall’ingegner GRA – dunque non solo un acronimo ma direttamente una firma – è probabilmente un gesto d’artista una macchina celibe  circondata da tante famiglie spurie : il cimitero delle macchine, lo sfasciacarrozze, i negozi di lampadari, quelli di abiti da sposa i trasportatori urbani e che pure la forma ad anello forse richiama il tondo, qualcosa di grande forza simbolica, continuazione ideale della cupola di San Pietro ma anche del tempietto di San Pietro in Montorio del Bramante.  

Seguono irresistibili  riferimenti a Lewis Carrol e ad Alice all’inseguimento circolare del Bianconiglio tra Boccea, Torrespaccata e il Torrino nonchè un calcolo della circonferenza complicato dal fatto che essendosi scordato la formula Nicolini convoca telefonicamente il nipote fresco di studi (scuola media).Conclusione : il Raccordo non si deve comprendere,si deve amare. Esilarante.

Il Santo Gra che si è aggiudicato il Leone d’oro non utilizza le sequenze del gioiellino di cui sopra ma conserva integro lo spirito nicoliniano nel momento in cui aggiunge all’affresco segnato da una mutevolezza del paesaggio estrema, una tornata di personaggi e situazioni (sur)reali tra di loro diversissime, sono storie di abitanti recuperate lungo il percorso non molto distanti dalle leggende metropolitane sul GRA che vogliono un  pullman di calciatori da decenni a girare in tondo lungo il raccordo, alla ricerca di una via d’uscita.

Ecco : tornando ai Cahiers e alla loro accorata campagna contro il sociologismo,la seriosità e l’attaccamento morboso ai generi da parte del cinema d’autore, questo premio si può intendere come un forte incoraggiamento ad un cinema che tenta la strada del rinnovamento.Con naturalezza,riuscendovi.

Qualcosa che è cominciato con l’ingresso-marcia trionfale della troupe di Fellini – dolly, camion e bagagli – in Roma appunto dal raccordo, è continuato su un minivan con i metafisici e geniali sproloqui  di un grande architetto che s’è scordato la formula e finisce con il viaggio a piedi di un documentarista con gli attributi.Montaggio strepitoso,ritmo esatto.Dedicato all’affettuosa memoria di Renato Nicolini.Molto in tono con il sentire cinematografico del presidente della giuria. (qui sopra la locandina del film : il mostricino che allunga le zampe fino a delineare minacciosamente il perimetro del Raccordo si chiama – accidenti a lui – “punteruolo rosso”  ed è il distruttore delle palme di questa città,finalmente abbiamo capito a chi dobbiamo lo scempio. Vedere il film per saperne di più)

 

 

 

 

 L’intrepido è un film della durata di . diretto da Gianni Amelio e interpretato da Antonio AlbaneseLivia RossiGabriele RendinaAlfonso SantagataSandra Ceccarelli.
Prodotto nel 2013 in Italia e distribuito in Italia da 01 Distribution il giorno .

 

 The Rooftops (Es-Stouh) è un film di genere drammatico della durata di . diretto da Merzak Allouache e interpretato da Adila Bendimerad,Ahcene BenzerarNassima BelmihoubAïssa ChouatMourad Khen,Myriam Ait El Hadj.
E’ anche noto con gli altri titoli “Les Terrasses”.
Prodotto nel 2013 in Francia, Algeria.

 

 Sacro GRA è un film di genere documentario della durata di . diretto daGianfranco Rosi.

Prodotto nel 2013 in Italia e distribuito in Italia da Officine Ubu il giorno .

 

Stray Dogs (Jiaoyou) è un film di genere drammatico della durata di . diretto da Tsai Ming-Liang e interpretato da Chen Shiang-chyiYi Ching Lu.
Prodotto nel 2013 in Francia, Taiwan.

 

 

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2 Commenti

  1. Emmeggì commenta:

    Oh grazie per il racconto sul Sacro Gra, anche perchè te lo avevo chiesto, non so se è arrivata la mail. Non so, forse si potrebbe scriverlo così, SACRO GRA, in maiuscolo come INLAND EMPIRE, perchè pur su piani diversi, si parla più o meno dello stesso MONSTRUM INTERIORE!

  2. Sed commenta:

    http://www.rai.tv/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-1fbfd63a-a47f-473f-8be6-4756e68ff1d0.html

    Eccoti il link di Renato, quando l’abbiamo visto a Roma l’anno scorso più o meno di questi tempi,piangevamo e ridevamo oppure ridevamo e piangevamo.Non ci sapevamo decidere.Comunque le lacrime c’erano.
    Fammi sapere.

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