Who gave this son of the bich a green card?

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Dopo Cuarón anche  Iñarritu e giustamente qualcuno comincia a domandarsi dove andremo a finire con queste aperture agli Ispanici  ma Alejandro tira dritto sostenendo di indossare le mutande di Keaton – anche Neil Patrick del resto, e il divino Gaultier ai César ma lui per puro divertimento –  come portafortuna e nei quattro ringraziamenti, quattro quante sono le statuette che ha spazzolato il suo Birdman (o le imprevedibili virtù dell’ignoranza) , auspica una vita migliore agli immigrati e un governo più giusto per il Messico. E come disse Eva Longoria, straordinaria oratrice, alla convention di Denver pro ri-elezione di Obama :  Si.Se puede!

Kyle  contro Thompson, ovvero un redneck vendicativo contro una egotica star del box office in piena crisi identitaria. Eastwood non ce la poteva fare,il suo sniper allucinato, tra la repubblicana – Mc Caine.Ancora tu? – definizione di nobile guerriero e quella di icona contro la guerra, lasciava troppi spazi alle ambiguità dell’immaginario .Qui da noi, mentre il botteghino americano totalizzava  l’impossibile, ci stavamo già perdendo negli intelligenti arzigogoli della critica più raffinata col Doppio Mustafà-Kyle, con le obnubilanti tempeste di sabbia ma soprattutto con la macchina da presa che lavora come un’arma: inquadra, punta, spara.E lì,c’è poco da fare, a sparare siamo noi dalle nostre poltrone.Volevamo pure un Oscar?

E infatti solo gli spiccioli  di una statuetta minore : il sonoro. Ad ogni buon conto American Sniper resta uno dei film più significativi sulla dinamica della vendetta, le sue devastazioni, le sue inevitabili ritorsioni.La condanna dell’orrore non abbisogna di  una narrazione correttamente impostata, né una qualche voice over o stratagemma della sceneggiatura o del montaggio avrebbero potuto di più della tragica scorrettezza di quelle immagini.Oscar o non Oscar siamo al cospetto di un gran lavoro di cui Bradley Cooper è interprete ideale.Chi dice che è un film fascista, ri-veda.

Peccato per Timbuctu del maestro Sissako asso pigliatutto ai César per ragioni artistiche e non solo.Peccato per la sua importante tesi sull’integralismo che nega ogni frettolosa visione occidentale ma anche per l’estrema efficacia della struttura narrativa,per le immagini e per quel dato di cinema-cinema che fa la differenza.

E peccato anche per il Sale della terra del –  di recente premiato alla Berlinale –  Wim Wenders devoto e sincero omaggio alla bellezza del pianeta attraverso immagini che è difficile descrivere con aggettivi appropriati.

Insomma a dispetto di tutte le piccole trasgressioni in mutande,dei Diritti dei malati di malattie devastanti,della parità salariale – grande Patricia Arquette –  e di una certa qual propensione per il cinema un po’ meno  mainstream (con moderazione!), l’Academy rifugge dal mettere il dito nella piaga e mimetizza la tendenza premiando film di tutto rispetto ma che finiscono per scivolare nel convenzionale.Siamo alla piccola rottura degli schemi.Ignorare o quasi Boyhood o American Sniper ha un po’ significato questo.I tempi di Moore e della Bigelow sono lontani.

 

 

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14 Commenti

  1. Rear Window commenta:

    Personalmente mi è parsa un’edizione alquanto sottotono rispetto a quelle immediatamente precedenti. Come ben sai, diversi film candidati quest’anno non mi hanno convinto. Non ho trovato lavori che fossero all’altezza del vincitore dell’anno scorso, 12 anni schiavo, o anche di pellicole come Hugo Cabret, Midnight in Paris, Argo, Il Lato Positivo, Amour, Inception, The Social Network

    • Sed commenta:

      I festival si mettono insieme con quel che c’è e l’Oscar, alla fine, è il meglio di quel che c’è. Sotto questo aspetto la selezione è figlia del panorama generale,un Virzì in più o in meno non avrebbe cambiato troppo le cose.
      Lo spettacolo è stato molto noioso – cosa che in genere non è – e anche questo è un segnale di stracca.Importante è invece che l’Academy quest’anno abbia prelevato da Cannes e da Venezia.
      In USA come altrove sono ad una transizione tant’è, che oramai ai festival sono arrivate le serie e i film per la televisione tipo Olive Kitteridge o il delizioso P’tit Quinquin di Bruno Dumont (che ha acquistato la RAI, se lo hai perso lo puoi vedere in streaming nel sito )
      E devo dire – a parte la fatica delle sei, sette puntate tutte in una volta – che la presenza di questi prodotti risolleva non poco le sorti.

      • Rear Window commenta:

        I prodotti per la televisione un pò ovunque, tranne che in Italia naturalmente, sono ormai di grande qualità, mi pare giusto dedicargli spazi sempre maggiori anche ai Festival. Grazie per le segnalazioni. La prima serie l’avevo già in programma, della seconda non sapevo nulla, ma mi pare che il tuo commento sia in linea con quanto si legge in Rete. Benissimo! :)

  2. redpoz commenta:

    bellissimo “il sale della terra”, ma probabilmente non era proprio film da Oscar.

    “Timbuktu” non l’avevo proprio ancora sentito, mi pare di capire che merita davvero.

    Mi pare poi di capire che anche “american sniper” merita molto più di quanto non si sia detto in giro…

  3. Emmeggì commenta:

    Io, invece, da vecchio relitto vegeto-socialista tutto d’un pezzo, Sissako lo conosco, ma purtroppo non ho potuto vedere l’ultimo film perchè vivo in mezzo alla neve e i funghi. Provvederò…Idem per il film di Wenders.

    Effettivamente, dovevo leggere le tue parole su Sniper per convincermi a metterlo in lista (non al cinema, ormai, temo, e sicuramente dopo le prime semine di cavolacee della stagione). Se parliamo di vendetta, poi, il tema mi interessa particolarmente.

    Ma…notizia! P’tit Quinquin è già trasmesso e disponibile in italiano?

    • Sed commenta:

      Tu Sissako non l’hai visto perché è uscito la settimana scorsa e il cielo sa quali peripezie dovranno compiersi per trovare una sala in cui viene proiettato.
      Sniper esce in DVD a maggio, fino a quel momento non è difficile vederlo al cinema.
      P’tit invece è passato in televisione alla fine di novembre,io non l’ho visto in quella circostanza,la sola volta è stata la primavera scorsa alla Quinzaine in francese con sottotitoli in inglese.Escludo che la RAI non l’abbia fatto almeno sottotitolare in italiano.

      • Emmeggì commenta:

        Timbouctu c’è a Milano da più di una settimana (nonstante la vegetazione che incombe fuori e dentro di me, vado in città abbastanza spesso per lavoro).
        Ho cercato P’tit con i sub, anche sul sito della rai, ma nulla di nulla.
        Charlotte Gainsbourg me piace assai; nel film di Wenders c’è anche James Franco.

        • Sed commenta:

          Dunque….P’tit in commercio c’è solo in francese,sottotitoli francesi etcetc.
          Dal sito RAI in effetti è sparito.Guardati ancora un po’ intorno in rete,casomai fammi sapere…

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