La vita senza Cleo

La vita di Johnny Marco, prototipo azzeccato del divazzo hollywoodiano, è presto detta : appartamento  allo Chateau Marmont sul Sunset Strip  – copia  conforme del castello di Amboise, un luogo a dir poco  terrificante –  ragazze,  feste, Ferrari nera, incontri, e manco a dirlo, noia mortale.

Tant’è che oramai nemmeno lo spettacolino  a domicilio  di lap dance gemellare riesce a strappargli  – e  ce ne vuole di crudeltà  – un sorriso, mentre sul più bello di prestazioni varie, regolarmente si addormenta.


Ovvio che in questo tran tran da privilegiati sull’ orlo della neuro, l’irruzione di una figlia adolescente – Cleo –  della quale prendersi cura qualche tempo, generi vivificanti (ed era ora ) scombiccheramenti esistenziali. Lui è impacciato, non sa da che parte incominciare ma sarà Cleo stessa a dirigere il rapporto, attraverso un recupero di gesti normali, quotidiani, in direzione di un’ affettività più vera.


Come fare un bel film – meritevole oltretutto di essere premiato – da una storia probabilmente già vista ( o vissuta), ce lo dice Sofia Coppola con la grazia che la contraddistingue e che invariabilmente  riesce a trasferire in tutto ciò che realizza  : rappresentare lo spaesamento attraverso sceneggiature asciutte ed immagini quasi minimaliste, ricorrendo, quando serve, alla inquadratura fissa all’interno della quale, pur  senza dialogo o azione, riesce a far succedere egualmente tantissimo .Comunque non interferendo mai nella storia con giudizi di qualsiasi natura.


Persino la sequenza che riguarda il mondo volgare, inutilmente variopinto e smargiassone dei Telegatti da cui padre e figlia  scapperanno a gambe levate, ci viene offerta in una visione  a distanza,priva di sbavature. Tanto bastano gli strilli della conduttrice, le onnipresenti nudità e lo sfavillio delle paillettes a mettere in rilievo come è ridotto il mondo dello spettacolo dalle nostre parti.


E anche se la beneducata Sofia, per non recarci troppa sofferenza, avverte che spettacoli trash sono anche in America – si certo, a Las Vegas – il confronto  tra i due diversi star system è talmente  stridente da far sembrare il castello d’Amboise rifatto, un cottage per le vacanze.


Dunque, un film nel solco della filmografia dell’autrice che diciottenne, s’era cimentata con argomento analogo, sceneggiando il divertente episodio di New York stories diretto dal padre Francis Coppola :  La vita senza Zoe . Come dire un precedente.


Lì però c’era un genitore musicista, una madre fotografa di moda e una bimbetta vestita Chanel spesso lasciata alle cure delle governanti e del personale del Plaza Hotel. Ancora solitudine nel lusso  ma con molta meno disperazione. I tempi sono cambiati.



Somewhere è un  film di Sofia Coppola. Con Stephen Dorff, Elle Fanning, Chris Pontius, Karissa Shannon, Kristina Shannon.Jo Champa, Alexander Nevsky, Laura Chiatti, Simona Ventura, Philip Pavel, Julia Melim, Brian Gattas, Nino Frassica, Taylor Locke, Alexandra Williams, Rich Delia, Valeria Marini, Alden Ehrenreich, Susanna Musotto, Paul Greene, Paul Vasquez, Robert Schwartzman, Caitlin Keats, Benicio Del Toro, Michelle Monaghan

Drammatico, durata 98 min. – USA 2010. – Medusa 



Questo post è catalogato in La fabbrica del cinema, Venezia 2010. Vai al permalink.

2 Commenti

  1. Rear Window commenta:

    Ho letto su questo film opinioni del tutto discordanti. La tua recensione è accurata e fa venir voglia di andare a vedere se è possibile condividerla :)

  2. Rear Window commenta:

    Giusto per fare il pignolo: lo smile io lo avevo posizionato a fine frase… dove lo ha spostato il sistema ha un pò meno senso…

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