La camera respinge (vincere)


E’ finita   314 a 311, per il Governo. Il premier incassa la vittoria – così chiamano nel PDL l’ottenimento della fiducia – che è la cosa che più gli preme, chè governare non è prioritario,  e il resto  – dice Lui –  sarà  giocato su un allargamento della maggioranza a singoli deputati.



Vincere e subito dopo mettersi alla ricerca del sostegno necessario anche solo alla semplice gestione dell’agenda parlamentare è l’immagine che  più di ogni altra definisce l’incertezza della fase a venire.


Vincere e dover chiedere il consenso alle Opposizioni, provvedimento dopo provvedimento, dopo un periodo di schiacciante maggioranza e abuso della decretazione, è il segno di una parabola certo non in ascesa.


Non so se in tutto questo c’entri Pirro ma di sicuro la vita di molti cittadini è coinvolta nei provvedimenti dell’agenda di cui sopra e quindi appesa a questo singolare programma di allargamento a quelli che passano o che sono delusi  dalle rispettive compagini o che hanno un problema qualunque che può essere risolto in sede di contrattazione spicciola nelle – oramai nemmeno troppo – segrete stanze. Altri incentivi sono in distribuzione :  posti di governo vacanti. Lo si dichiara apertamente.(e magari poi si smentisce, come da inveterata abitudine )


Qui da noi, in barba al tanto sventolato futuro, si celebra il ritorno in grande stile delle vecchie zie dorotee, per dirla con Rotondi, poi per essere il più possibile in armonia col passo indietro e il bel tempo che fu, si approfitta degli scontri di piazza per una megaoperazione di propaganda in cui si reclamano le maniere forti, ovviamente contestando i giudici per eccesso manica larga con gli arrestati di Roma. Ogni occasione è buona.




Ma lasciamo stare per un momento il passato, i  peones e i transfughi di cui secondo alcuni banalizzatori di professione, non si deve parlare, altrimenti si è borghesi, ineleganti,  moralisti e  ignoranti della storia recente e passata (manco fosse proibito indignarsi con effetto retroattivo).


Sorvoliamo pure sulle oramai fantasiose e depenalizzanti interpretazioni dell’art 76, ovvero della Giustizia à la carte, entrambe le questioni attengono ad una classe politica senza qualità, selezionata, se va bene, col metodo dei bussolotti.(e almeno a questo varrebbe la pena di mettere seriamente mano) e della quale si è potuta  valutare la stoffa ad ogni uscita pubblica, nonchè, a titolo esemplificativo, seguendo i passaggi delle dichiarazioni che hanno preceduto il voto di fiducia.


Lei presidente non ha soddisfatto le aspettative, non ha fatto le riforme……..nel ’94 la borghesia votò per lei perchè aspettava una rigenerazione morale. Temo che lei sia in ritardo. Ma voto lo stesso la fiducia


Questa è di Marcello Pera che con lo shopping non c’entra ma che qui si riporta per un’ illogicità che forse è solo apparente.



Probabilmente hanno ragione tutti coloro – a partire  dalla stampa estera – che negli ultimi giorni  hanno individuato nella mancanza di un’offerta politica alternativa precisa, il motivo dell’insuccesso e che ci hanno ricordato  come la mozione di sfiducia di tutte le Opposizioni, avrebbe meritato di essere accompagnata da un disegno meglio definito per il dopo.



Invece i governi cosidetti tecnici – un’ipotesi di scuola impeccabile  ma astrusa se svuotata delle indicazioni di  programmi ed eventuali  maggioranze a sostegno  – si sono sovrapposti alle sante alleanze – un po’ di qua e un po’ di là – e le sante alleanze a governi di scopo o a termine o differentemente presieduti (vedi Tremonti) e il tutto malcelando il vero spirito dell’ondivagare e cioè la paura del voto.


Comprensibile, per certi versi lecita ma che in Politica non mena buono lasciar trapelare . Specialmente se si è all’Opposizione. In un universo in cui si celebra come un trionfo l’ottenimento di una fiducia tirata per i capelli, controversa e comunque di stretta misura, qualunque perplessità circa la competizione elettorale viene letta come un segno  di debolezza. E questo non può non aver agito sui tentennamenti degl’incerti.Almeno di quelli che non avevano mutui e preventivi di ristrutturazione di casa da onorare.


Da ultimo –  soprattutto dopo che Casini Fini e Rutelli hanno ritenuto di mettere in  sicurezza i propri voti parlamentari istituendo un coordinamento – torna nel PD lo sfinente tema delle alleanze – più di qua che di là – incassando prevalentemente i rifiuti degl’interessati e valanghe di dissensi da quella che un tempo si chiamava la base e ora non so.  Il tutto mentre il cavaliere tutt’altro che disarcionato giura di durare fino al 2013. E oltre.

Se fosse un film, il sottotesto strillerebbe : Vincere ? Con un gran punto di domanda. Ma lo si vuole davvero? Diversamente, andrebbe bene anche Perdere con onore, il tutto mentre comincia a farsi strada il sospetto che il più grande partito d’Opposizione non sappia, al momento, cosa volere.



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2 Commenti

  1. Raffaele commenta:

    Eccomi al punto giusto.
    La fiducia per me è un trionfo vero di Berlusconi, perché ha dimostrato all’Italia che ha un potere di intimidazione tale da poter condizionare qualsiasi forma di interferenza alla sua linea politica: in questo caso, è riuscito a evitare di potersi dire, in un dibattito tv, di aver fatto la fine dei governi di Prodi, e conoscendo le malsane abitudini della persona in questione la cosa provoca grosso godimento.

    Ma ancor più godurioso, da quel punto di vista, è secondo me assistere alla fine politica di uno come Fini, che avrebbe potuto avere parecchie carte in regola (per me immeritate) per sparagliare la concorrenza ma che s’è fossilizzato nel credere che la politica esista solo in Parlamento, quasi fino a costringersi a che questo Parlamento sia l’ultimo posto in cui avrà l’opportunità di farne, lui e i suoi (poco) sodali.

    Io continuo a non capire cosa diavolo accomuni Casini Fini e Rutelli, credo che abbiano in comune più o meno quello che hanno Calearo, Cesario e Scilipoti.
    Soprattutto continuo a non capire perché Rutelli non è stato sostenuto dal Pd nel diventare un limite estremo al centro, viste le enormi (e a mio modo di vedere, promettenti e rassicuranti) differenze con lo stile (?) di Casini, riassumibili nel parallelismo Tabacci – Cuffaro.

  2. Sed commenta:

    Berlusconi è abilissimo nel mettere a profitto le debolezze altrui,sotto questo aspetto il suo know how di imprenditore/caimano più che di politico gioca un ruolo centrale.
    Certo, tutto questo finchè qualcuno dopo essersi svegliato dal torpore, non si arrabbia e non gli chiede conto chessò…dei rifiuti di Napoli o delle ricostruzioni aquilane o delle migliaia di cose che dovrebbe aver realizzato e invece niente.
    Ma ciò non può accadere in un talk show ne’ in un question time.
    Ergo, lui è in sella ma c’è qualcuno che ce lo mantiene e seppure i consensi ondeggiano…sempre troppi sono.
    Poi c’è la famosa questione della mancanza di alternativa che detta così pare una barzelletta e invece è una cosa seria. Vale per Fini (e non solo).Tra fiducia, sfiducia e mo’ ti appoggio e mo’ ti tolgo il voto..che devono capire i possibili elettori ?
    Non ti capiscono manco i tuoi…che pretendi?Ecco perchè, tra l’altro, chi aveva una ristrutturazione o un mutuo o un qualsiasi prurito da futura poltrona, ha fatto prevalere “quel” tipo di ragione.
    E’ mancato il coraggio, ecco.
    Quanto a noi, ieri pensavo alla storia dei pastori sardi come parzialmente paradigmatica.
    Ma insomma, arrivano duecento persone senza permessi per manifestare (inesperienza di sicuro) vengono malmenati dalla polizia… ma dico io, qualcuno che va a Civitavecchia a me-dia-re con la forza pubblica per l’ottenimento di un permesso, un incontro, un’assemblea sulle banchine, ce lo vuoi mandare si o no?
    Questa gente è tornata a casa com’era venuta.
    Noi ce la siamo cavata con una dichiarazione del cavolo contro lo stato di polizia.
    Sono francamente basita.E mi ci gioco la leggittima che dopo ampio dibattito hanno deciso di non andare per un qualche motivo di ” opportunità”.
    E pensare che avevamo cominciato a salire sui tetti…

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