Todo cambia (meno che le avanguardie e i profeti di sventura)


A tutela del prosieguo,  ci vorrebbero scarriolate di ammennicoli scaramantici e le bicorna, quindi dita abituate a destreggiarsi con le ottave in faticosissimi esercizi. Meglio fermarsi qui, al corno che assolse l’impegno e al legittimo entusiasmo delle piazze, magari da mettere a profitto in vista di scadenze future. Siamo ancora al punto in cui tutto può succedere ma una risposta netta ai referendum di metà giugno, segnerebbe un’ ulteriore tappa verso il tanto sventolato cambio di passo.



L’entusiasmo, però, che bella cosa. Ha vita propria, non necessita di  sconfitti da umiliare – ché in tal caso si chiamerebbe tifo –  e dura poco, quindi non ha tempo di degenerare nello Stucchevole. Ha un solo punto critico : in quanto sentimento lieto che soprattutto vive di manifestazioni esteriori, attira come una carta moschicida quelli che volgarmente vengono definiti guastafeste e scientificamente nevrotici distruttivi.



Insomma, non hanno fatto a tempo i nuovi eletti ad alzare le braccia in segno di vittoria  che, muniti di elenchi di nefandezze in massima parte ideologiche ma anche curricolari, subito sono arrivati quelli del tanto non cambia niente (che invece non è affatto detto)



Todo cambia, meno che i guastafeste i quali però dovrebbero andare dagli elettori, particolarmente quelli di città afflitte da cronico malgoverno, a raccontare che siccome il neoeletto XYZ non ha esperienza amministrativa o carisma o pedigree maturati in specchiate vite precedenti,  sarebbe il caso di moderarare gli eccessi, ovvero  di spegnere il filo di speranza che con queste elezioni s’è attivato.



L’elezione diretta del primo cittadino fu inaugurata, nella mia città, da un sindaco lontano anni luce dalla cultura delle forze politiche che lo avevano promosso e che lo sostennero, non senza problemi, fino alla fine dei mandati. Non aveva la levatura di Argan né lo slancio,la passione  e la competenza di Petroselli,i sindaci più amati. La variegatura di quelle forze però era accomunata  da un’idea di città (e di cittadinanza) e la determinazione a cancellare i guasti di anni di malgoverno della peggiore Democrazia Cristiana esistente.Cambiando gli assetti, cambiò in meglio la nostra vita. Un buon sindaco può. Assai più di un buon governo centrale.


E ora che insieme a questa ventata di vivificanti novità, ci dicono essere finite anche parecchie ere (anni ottanta, regimi, stili comunicativi o chessò) se fosse possibile archiviare anche le potenti forbici dei profeti di sventura, non sarebbe male. La partita è ancora tutta da giocare. Nelle more : lasciateci essere felici.

Questo post è catalogato in Palazzo. Vai al permalink.

5 Commenti

  1. jeneregretterien commenta:

    non ci lasceremo spegnere, Sed
    La posta in gioco è molto alta e non possiamo rischiare di gettarla a mare per quattro prefiche e cassandre che si ostinano a buttare acqua sull’incendio che si è scatenato l’altra sera. Che poi nelle discussioni si va a finire sempre sullo stesso punto: se avessero eletto Lettiera saremmo finiti in un baratro senza fondo. Siete sicuri voi secciatori che sarebbe stato meglio per il governo della città? Di certo sarebbe stato bravo nel far dichiarare bancarotta al Comune come accaduto alle sue aziende “liquidate”. E dopo sarebbero stati caxxi per i cittadini. Ricordiamo Taranto?

  2. Sed commenta:

    Vorrei sapere che ci frega a noi che Pisapia è stato l’avvocato di De Benedetti o che De Magistris sbagliava le inchieste.
    Tutta roba che col mestiere di sindaco non c’entra se non per il fatto (positivo) che una formazione giuridica in politica aiuta molto.
    E quella ce l’hanno entrambi.
    Quanto all’esperienza…rafforzeranno la squadra, studieranno di notte, faranno tesoro degli errori del passato o chessò.
    Lettieri, non era in questione, i miei “indecisi”, che avevano obiezioni assai più serie di quelle che sento in giro,li ho convinti col senso civico (oltre che con le solite “minacce”).
    A Milano non c’è stato bisogno : sono andati ai seggi persino alcuni residuati bellici amici miei che s’erano scordati come si vota.

  3. jeneregretterien commenta:

    magari rappresenta un punto a favore. Deve essere doloroso veder eleggere Pisapia proprio nei giorni del processo dove dovrà mollare l’osso.
    Pare che i figlioli abbiano fatto una spedizione a palazzo grazioli per chiedere al papi un po’ di cautela.

  4. Battista commenta:

    il vento di primavera…però mi chiedo, voi popolo di sinistra quando un Prodi un po’ spaventato dice “attenzione ma abbiamo [noi del PD] un idea del paese?” non avete voglia di mandarlo altrove ???

  5. Sed commenta:

    Lei Battista, intanto, a quale popolo appartiene? Non mi risponda “anarchico” che non vale e poi pure quelli sono andati a votare essendo stufi e arcistufi delle città mortorio (o discarica, a scelta).

    Quanto a Prodi se ne è andato altrove senza bisogno che qualcuno ce lo mandasse, mentre la domanda che pone – avete voi un’idea di paese? – è sacrosanta e sempre attuale. Da porsi ogni ora e ogni minuto.
    Vento di primavera? Speriamo.Vedremo ai referendum come spira e da dove.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.