Accanimenti

Accanimenti

Stefano Rodotà lamenta sulla Repubblica  del 18 dicembre  la rinunzia da parte della magistratura al proprio compito di essere il luogo istituzionale dove le nuove domande di diritti ,trovino immediate risposte sulla base dei principi già esistenti nel sistema giuridico.L’occasione gli è  data dalla decisione con la quale il  Tribunale di Roma,ha respinto la richiesta di Piergiorgio Welby di poter morire con dignità.In linea di principio nessuna obiezione.Il nostro sistema giuridico vede al centro la persona con la propria volontà,non più paziente sottoposto al volere del medico ma “soggetto morale” al quale competono le decisioni riguardanti i drammi dell’esistenza.Lo conferma anche la sentenza dei giudici di Roma che legittima il rifiuto di cure ivi definito come un diritto soggettivo perfetto al quale però mancano le condizioni per la sua concreta tutela e cioè la mancata specificazione di cosa debba intendersi per accanimento terapeutico e per  indisponibilità del bene vita.Ora se è pur vero che tra rifiuto di cure e accanimento terapeutico c’è una differenza sostanziale che nella sentenza non viene evidenziato e che ,nella fattispecie, il medico avrebbe dovuto limitarsi ad accertare la volontà della persona senza compiere alcuna valutazione discrezionale, è altrettanto vero che il percorso indicato dall’art 32 della Costituzione “la salute è diritto fondamentale dell’individuo,non possono essere imposti trattamenti sanitari se non per legge e mai la legge può violare” traccia una strada altrettanto dubbia di quella che ha condotto i magistrati di Roma, secondo i quali non sarebbe possibile fondare una decisione giudiziaria sull’accanimento terapeutico poichè questa nozione come altri principi è incerta ed evanescente,a ritenere inammissibile il ricorso.Comunque la si veda la vicenda ha molte storture che sono tutte date dalla mancanza di adeguata regolazione in materia.Se si pensa che il legislatore avrebbe potuto porre fine alla querelle con una legge sul testamento biologico, si capisce immediatamente che   si parla  non di approssimazione culturale nella terminologia del diritto (che pure è un problema quando si tratta di orientarsi tra concetti quali “comune senso del pudore” o “buona fede”) ma di vera e propria vacatio.I giudici  avrebbero potuto far di meglio?Oh si certo.In un altro paese probabilmente.Ed è proprio la considerazione che in questo paese il tema dei diritti è continuamente disatteso dal partito trasversale dei cattolici onnipresenti in ogni schieramento e con i quali non ci si riesce ad accordare nemmeno sul concetto di cura, figuriamoci sul resto, che deve aver indotto i giudici a rifiutare il ruolo di supplenti,poichè nel caso di Welby non è di aggiustamento legislativo che c’è bisogno ma di una riconsiderazione generale di tutta la materia.Cosa sarebbe della nostra vita se politici così disposti a svicolare su temi definiti, con orribile attributo, sensibili,potessero contare su una magistratura disposta effettivamente a interpretare i principi e lo spirito del nostro ordinamento anche in assenza di norme specifiche?I cittadini hanno diritto a certezze e si aspettano che a rispondere sia un Parlamento che rifiuta di ricevere sia i sacrifici umani che le  pressioni di un corpo martoriato.Fatela la giustizia.E senza supplenti.

11 pensieri riguardo “Accanimenti

  1. non si può dire che abbia sbagliato visto che non aveva elementi sufficienti,avrebbe dovuto prendersi una responsabilità che in effetti non è obbligato a prendersi

  2. Adorati,

    Vado a vedere il mio papà che esce dalla sala operatoria.Sono di ritorno verso le otto.Fate al solito come se foste a casa vostra.A presto.

    Sed

  3. Io, ancora più tardi…In bocca al lupo, anche da parte mia, per il papà, con l’ augurio di tornare arzillissimo, come sempre!!

  4. A tal proposito vorrei ricordare uno stralcio della lettera che Welby scrisse al Presidente Napolitano circa tre mesi fa:

    Io amo la vita, Presidente. Vita è la donna che ti ama, il vento tra i capelli, il sole sul viso, la passeggiata notturna con un amico. Vita è anche la donna che ti lascia, una giornata di pioggia, l’amico che ti delude. Io non sono né un malinconico né un maniaco depresso – morire mi fa orrore, purtroppo ciò che mi è rimasto non è più vita – è solo un testardo e insensato accanimento nel mantenere attive delle funzioni biologiche. Il mio corpo non è più mio … è lì, squadernato davanti a medici, assistenti, parenti. Montanelli mi capirebbe. Se fossi svizzero, belga o olandese potrei sottrarmi a questo oltraggio estremo ma sono italiano e qui non c’è pietà.

    P.WELBY.

    Purtroppo, contro la grettezza di chi confonde vivere e vegetare c’è poco da fare.

    La signora G.

  5. Carissima ti ho risposto nel mio blog, colgo l’occasione per ringraziarti e per augure un sincero augurio per un anno nuovo a te ed ai tuoi lettori!!!

    dedico questo salmo 29 a Piergiorgio:

    … ma quando hai nascosto il tuo volto, io sono stato turbato.

    A te grido, Signore, chiedo aiuto al mio Dio.

    Quale vantaggio dalla mia discesa nella tomba?

    Ti potrà forse lodare la polvere e proclamare la tua fedeltà?

    Ascolta, Signore, abbi misericordia, Signore, vieni in mio aiuto…

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