Like my father (in casa democratica)

 

Il  caucus democratico di Las Vegas si è tenuto nei casinò nonostante la fiera opposizione del Partito ad utilizzare le case da gioco come sede di assemblee e consultazioni, tanto che rispetto ad apposito ricorso, si è dovuto pronunciare il Tribunale dello Stato del Nevada. Battuti in quella sede, i democratici hanno potuto riprendersi incassando una vivacissima, oltre che consistente, partecipazione. Il salone del Bellagio zeppo di elettori divisi, come da regolamento, in tre gruppi  con gli oratori pro e contro  , cinque minuti a testa a cercare di convincere gl’indecisi  o guadagnare qualche mutamento di rotta in proprio favore, sono stati un bel vedere anche per noi che quanto a scelta di candidati, invece di avvicinarci ad un metodo democratico ce ne allontaniamo sempre più. L’immagine della democrazia al lavoro, ci regala al Bellagio sussulti d’ entusiasmo.Sarà che quello adottato nel caucus , è il metodo che il vecchio PCI utilizzava per scegliere le candidature non più tardi di dieci anni fa. E anche in quelle occasioni, non mancavano la verve ne’ i colpi bassi. Ma tornando agli Stati Uniti, più in generale in queste primarie si registra che ,  messo a punto il dato relativo al  numero dei partecipanti,  più numerosi (almeno sin qui) del previsto, i sondaggi cominciano a recuperare attendibilità e il voto  a rivelare connotazioni differenti rispetto alle previsioni all’indomani delle consultazioni di midterm . Non era infatti assolutamente scontato che Obama riuscisse a convogliare su di sé i voti della comunità nera o che le donne facessero quadrato intorno alla candidatura di Hillary Clinton che al momento sembra catturare anche il voto degl’ispanici.In entrambi i casi,  collocazione upper class e carriere prestigiose si temeva potessero rendere difficoltoso  il processo d’identificazione degli elettori dei ceti più deboli con il proprio candidato. Altro tipo di sorprese ha rivelato il caucus sempre in Nevada dove il sindacato dei croupiers e degli addetti alle case da gioco, aveva indicato Obama ed è stato invece sconfessato dagli iscritti che massicciamente hanno preferito Hillary.


Tanto di guadagnato per i democratici se il voto oltre che crescere manifesta una volontà di autonomia degli elettori . Adesso non rimarrebbe che stemperare i toni e dire addio ai pettegolezzi magari serbando energie e vis polemica per lo scontro finale, quello con i repubblicani i quali manco a dirlo, volano nei sondaggi nazionali (Romney e McCaine sono avanti sia a Hillary che a Obama). Intanto il New York Times sceglie i candidati meritevoli di nomination finale nei campi avversi – Clinton e McCaine – anche se l’editoriale  di ieri firmato Caroline Kennedy è di aperto sostegno ad Obama definito come l’unico erede del bagaglio dei valori di  papà e come ispiratore di un  forte coinvolgimento dei giovani a queste consultazioni.  Il clan  – Edward Kennedy  si pronuncerà ufficialmente oggi o domani – non è più quello di una volta ma questa decisione  è un fatto di sicuro rilievo per Obama .Tutto è ancora in gioco e fino a martedì 5 febbraio non si potranno avere idee precise sugli indirizzi generali. Obama nel frattempo si è assicurato il South Carolina come da previsioni e come accadde pure la volta scorsa al reverendo Jesse Jackson ,  particolare che Bill Clinton  non ha mancato di rilevare.

 Tabelle riepilogative del New York times e Obama  in South Carolina.

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2 Commenti

  1. dizaon commenta:

    Ti volevo fare presente il documentario di Sandrine Bonnaire, esce domani in Francia. http://www.liberation.fr/actualite/societe/306740.FR.php

  2. sedlex commenta:

    ….e ci si precipita a cercare questo documentario.Grazie Diza.

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