Arrivano i nostri

Non risulta che Romano Prodi sia un pokerista incallito, eppure nella partita giocata per far crollare le resistenze di Jacques Chirac, hanno vinto,a parte la credibilità e la rete di rapporti conquistata mentre era Commissario Europeo,  la determinazione e l’audacia che sapientemente dosate, spesso si rivelano indispensabili per vincere a quel gioco.Una settimana fa,  quando il disimpegno di Gran Bretagna e Germania e la defezione improvvisa della Francia sembravano poter  determinare il fallimento della risoluzione,Chirac ha lanciato la palla della direzione della catena di comando a Prodi che ,a sorpresa, si è dichiarato disposto a continuare assumendo anche le responsabilità militari dell’operazione, ipotesi immediatamente (nonostante la segretezza del colloquio)  suffragata e resa nota dalle pressioni di Olmert e dal sostegno di Annan e degli Stati Uniti.A quel punto l’invio di una forza sotto comando italiano per ottemperare ad una risoluzione Onu presentata e fortemente voluta dalla Francia, senza però la partecipazione di nessuno dei membri permanenti del Consiglio di Sicurezza, avrebbe evidenziato l’incongruenza di Parigi e ridicolizzato l’Europa.Due giorni dopo Chirac ha cominciato a lavorare con Prodi ad una soluzione comune che si è materializzata con la  staffetta di comando sul terreno e con  la cellula  strategica che coordinerà le operazioni dal Palazzo di Vetro.Giovedì Chirac, rassicurato da ulteriori  chiarimenti sulle regole d’ingaggio, ha potuto annunciare alla nazione l’invio di un contingente di duemila uomini ,duecento dei quali sono sbarcati al mattino successivo, nel frattempo   anche Spagna e Belgio hanno aumentato la consistenza delle rispettive truppe.L’Europa ha potuto così battere un colpo suggellato e amplificato dal successo della riunione di Bruxelles tra ministri degli esteri ,con la partecipazione di  Annan, di venerdì scorso .L’occasione è sembrata irripetibile ed è stato giusto coglierla.Per la prima volta una forza d’interposizione parte con il consenso  di tutte le parti in causa, compreso Israele che questo intervento ha sollecitato.Ma nonostante gli esiti positivi,il  ruolo dell’Onu, e quello preminente dell’Europa, il ritorno in grande stile della diplomazia e della negoziazione, molte sono le preoccupazioni che questa impresa non riesca a trasformare la tregua in pace e che la ripresa delle ostilità sia ancor più disastrosa di quelle che abbiamo fin qui conosciuto.Un punto che desta più preoccupazione è la scelta di Annan di delegare al Libano, cioè al più debole della compagnia, le decisioni più delicate e scottanti : lo schieramento dei caschi blu al confine siriano e il disarmo degli hezbollah.La strada sarà piena di difficoltà,è bene saperlo,perchè la pace che si cerca è appesantita e funestata da decenni di guerre ,di discriminazioni e di stragi, per questo si rende indispensabile che l’opera dei mediatori UE  già al lavoro alla soluzione della crisi,sia intensificata e allargata a Iran e Siria.Due buone notizie stamane lasciano aperta qualche speranza.Una è quella dell’apertura delle trattative,per uno scambio di prigionieri Hezbollah/Israele.L’altra è che Annan dopo aver visitato Libano e Israele sarà in Iran sabato prossimo “per discutere di diverse questioni con le più alte autorità» della Repubblica islamica” come ha precisato il portavoce del ministero degli Esteri iraniano. 

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