define('DISALLOW_FILE_MODS', true);{"id":17930,"date":"2019-05-31T08:50:25","date_gmt":"2019-05-31T06:50:25","guid":{"rendered":"http:\/\/courtbouillon.it\/?p=17930"},"modified":"2019-05-31T09:00:05","modified_gmt":"2019-05-31T07:00:05","slug":"romantique-e-politique","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/courtbouillon.it\/?p=17930","title":{"rendered":"Romantique e politique"},"content":{"rendered":"\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-large wp-image-17934\" src=\"https:\/\/courtbouillon.it\/wp-content\/uploads\/2019\/05\/cannes-2019-delon-madame-figaro-800x533.jpg\" alt=\"\" width=\"640\" height=\"426\" srcset=\"https:\/\/courtbouillon.it\/wp-content\/uploads\/2019\/05\/cannes-2019-delon-madame-figaro-800x533.jpg 800w, https:\/\/courtbouillon.it\/wp-content\/uploads\/2019\/05\/cannes-2019-delon-madame-figaro-300x200.jpg 300w, https:\/\/courtbouillon.it\/wp-content\/uploads\/2019\/05\/cannes-2019-delon-madame-figaro-768x512.jpg 768w, https:\/\/courtbouillon.it\/wp-content\/uploads\/2019\/05\/cannes-2019-delon-madame-figaro.jpg 1200w\" sizes=\"(max-width: 640px) 100vw, 640px\" \/><\/p>\n\n\n\n<p>Cos\u00ec aveva definito Cannes 2019 l&#8217;inesauribile   <strong>Fr\u00e9maux<\/strong>  e in parte il festival  \u00e8 stato davvero cos\u00ec : romantico e politico. Io avrei aggiunto anche nostalgico ma quella \u00e8 una categoria ambigua semmai compresa nel pacchetto<em> romantico<\/em> (ch\u00e9 a inserirla nel<em> politico<\/em> non ci si guadagna quasi mai). <\/p>\n\n\n\n<p><strong>Tradimenti<\/strong> &#8211; Cahiers nel suo numero dedicato a Cannes ha ignorato<em> Il Traditore<\/em>, film meritevole di riconoscimenti oltre che di menzioni da parte di riviste blasonate ( avercene eh, omissioni a parte) non fosse altro perch\u00e9 al pari di <em>Vincere<\/em> o di <em>Buongiorno notte<\/em> il <em>politico<\/em> o meglio il<em> civile<\/em> si avvale di un racconto privo di toni altisonanti o celebrativi o grotteschi o ammiccanti. La storia scorre  incredibilmente fluida data la materia complicata per l&#8217;intreccio di personaggi, eventi e relative versioni degli stessi. La ricostruzione \u00e8 precisa ed attendibile e la recitazione da Favino a Lo Cascio fino all&#8217;ultimo generico, perfetta. E cos\u00ec mentre il Traditore che si sente tradito racconta la sua storia anche noi riviviamo senza essere uno dei nostri drammi collettivi pi\u00f9 dolorosi. Date le modalit\u00e0 narrative asciutte anche il rischio di empatia nei confronti di Don Masino e della sua visione del mondo \u00e8 sventato. Che la mafia faccia schifo \u00e8 espresso a chiare note e questo nonostante Favino in grande spolvero.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Perdita dell&#8217;innocenza ep. n.3.800<\/strong>.<strong>000<\/strong> &#8211;  Non si pu\u00f2 dire troppo di C&#8217;era una volta Hollywood (in uscita qui da noi a settembre) ch\u00e9 altrimenti Tarantino si avvilisce. Questa storia delle rivelazioni ante visione comincia ad essere un po&#8217; molesta e a complicare la vita soprattutto dei recensori, manco fossero tutti gialli e thriller e manco fosse il <em>come va a finire <\/em>l&#8217;unico tema interessante dei film. Quel che \u00e8 possibile sapere, evitando il tanto temuto spoiler,  \u00e8 che continua la saga delle suggestioni tarantiniane sul Cinema, sua prolifica ossessione. Hollywood nell&#8217;anno di grazia 1969 : B- movies, televisione, attori e stunt  ancorch\u00e9 giovani in stallo di carriera, sullo sfondo il massacro di Bel Air (sfondo e non tema centrale). Rispetto a quel tragico episodio, inevitabile ennesima considerazione ( di Tarantino) sulla perdita dell&#8217;innocenza di una nazione. Dalla partenza del Mayflower in poi non si contano le prime volte (pu\u00f2 essere che quest&#8217;innocenza non ci sia mai stata?). Progetto dalla lunghissima incubazione causa il declino, quello vero, del produttore Weinstein. Budget, cast e contratto tarantiniano da far tremare le vene ai polsi. Che dire di pi\u00f9? Bellissimo (ovvio).<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Scene di lotta di classe da terzo millennio<\/strong> :<strong> Les<\/strong> <strong>Miserables. <\/strong>Distretto  di Seine-Saint-Denis a&nbsp;Montfermeil&nbsp;, il paese in cui i perfidi Thenardier  tenevano in regime di semi-schiavit\u00f9 la povera Cosetta (di qui il titolo : <em>Les Miserables<\/em>). Le rivolte delle Banlieues dal punto di vista (del tutto inedito) di un poliziotto.&nbsp;Ladj Ly,&nbsp;il regista, racconta puntualmente quel che sa e ha vissuto  a Montfermeil,  terra di nessuno abitata da cittadini francesi considerati  di serie B. Il film comincia con i festeggiamenti per la vittoria della Francia ai mondiali di calcio, unico momento in cui le barriere sociali sembrano abbattersi e insieme si canta la Marsigliese sotto l&#8217;Arco di Trionfo. Poi tutto torna come prima.Il resto \u00e8 quasi un reportage forte e veritiero sulla violenza, inevitabile esito dell&#8217;emarginazione. Senza indulgere nel folklore dei luoghi comuni o nella tentazione di stabilire chi sono i buoni  e chi ci cattivi. Nel racconto anche i poliziotti sono vittime di condizioni di vita disperate, di ignoranza e di povert\u00e0. Considerazione finale :  <em> Non vi sono n\u00e9 cattive erbe n\u00e9 cattive persone. Vi sono soltanto cattivi coltivatori<\/em>,  ancora Victor Hugo. <\/p>\n\n\n\n<p><strong>Scene di lotta di classe da terzo millennio : Parasite<\/strong> altro film altra modalit\u00e0 di racconto e di lotta nonch\u00e9 meritata palma d&#8217;oro a  Bong Joon ( per\u00f2 anche Bellocchio&#8230;) regista coreano, giovane e di belle e promettenti speranze. Toni grotteschi e da<em> noir<\/em> per raccontare le peripezie di sopravvivenza di una famiglia dei sobborghi di Seul che s&#8217;ingegna in mille modi e con mille trucchi fino ad insediarsi con l&#8217;inganno in casa di alto- borghesi onde eroderne dall&#8217;interno la ricchezza. Ma i parassiti hanno tanti volti e tante nature&#8230;<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Scene di lotta di classe da terzo millennio <\/strong>: <strong>Sorry we missed you<\/strong> gi\u00f9 le mani da Ken Loach e dal fido sceneggiatore Paul Laverty, chi dice che fanno sempre lo stesso film vaneggia. Lucida capacit\u00e0 di analisi e passione sono  trama e l&#8217;ordito dei suoi film. In Sorry abbiamo non pi\u00f9 il capitalismo che sfrutta l&#8217;individuo ma l&#8217;individuo che, spinto a mettersi in proprio dalla mancanza di lavoro, finisce con lo sfruttare se stesso. Impietosa descrizione del mondo della logistica come emblema della moderna precariet\u00e0. Critica feroce alle <em>sinistre<\/em> (come le chiama lui) oramai  incapaci di fronteggiare il Disagio.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Tom, Rocco, Tancredi<\/strong> <strong>e gli altr<\/strong>i &#8211;  <em>Onoriamo Alain Delon perch\u00e9 \u00e8 un attore leggendario e parte della storia di Cannes, come abbiamo fatto per Clint Eastwood, Woody Allen e Agn\u00e8s Varda. Dopo Jean-Paul Belmondo e Jean-Pierre L\u00e9aud, ci \u00e8 sembrato cruciale per noi celebrare l\u2019iconico attore Alain Delon<\/em>. Polemiche neo femministe, manco l&#8217;avessero chiamato a ricevere il Nobel per la pace, non hanno  inciso sulla volont\u00e0 di conferire la Palma alla carriera ad Alain Delon  di cui erano risapute vita, posizioni politiche (di ultradestra) e schiaffoni (restituiti, pare) alle fidanzate. Ma questa non \u00e8 l&#8217;America che diserta le proiezioni per i buyer dell&#8217;ultimo (bellissimo) Polanski o massacra le carriere di attori e registi per spirito di vendetta. E del resto la carriera di Alain Delon \u00e8 talmente significativa da non lasciar dubbi sull&#8217;opportunit\u00e0 di una celebrazione con tutti i crismi :  Visconti, Cl\u00e9ment, Malle, Tessari, Melville, Losey, sotto la direzione dei quali  Delon ha dato vita a interpretazioni in qualche caso memorabili. Certo non sono mancate le cadute,  i fallimenti, i film sbagliati come accade a chi non si risparmia, sperimenta e si mette continuamente in gioco. Lui, ancora bello e malinconico (ma non pi\u00f9 depresso) si asciuga gli occhi  mentre  annuncia l&#8217;addio al cinema  tra i<em> nooo <\/em>del pubblico. Delon non \u00e8 stato propriamente il mio idolo, mi piaceva  per\u00f2 la determinazione di certe mie amiche che andavano a Parigi nella speranza d&#8217;incontrarlo salvo scoprire (dopo) che il Divino proprio nello stesso periodo aveva preso casa a Roma. Me too. E zitte un po&#8217;&#8230;<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Chabadabad\u00e0<\/strong> &#8211; Sostiene Lelouch  che  <strong>I migliori anni di una vita sono quelli che non si sono ancora vissuti<\/strong> e, a dimostrazione del fatto che anche per il Cinema vale la stessa cosa,  con  <em>Les plus belles ann\u00e9es d&#8217;une vie<\/em> (fuori concorso nel 2019 )\u00a0 sequel de  <em>Vingt ans<\/em>,  a sua volta sequel de <em>Un homme et une femme<\/em> (Grand prix  della giuria a Cannes 1966, Oscar, Golden Globe, Nastro d&#8217;argento e BAFTA l&#8217;anno successivo) rimette insieme la premiata coppia  Aim\u00e9e  Trintignant (o se si preferisce  Gauthier  Duroc ) per celebrare i fasti di un amore (e di un film) che sembra non dover finire mai. Nell&#8217;ultimo capitolo Lui ospite di una elegante casa di riposo sembra essersi dimenticato di tutto tranne che di Lei. Di qui l&#8217;incontro appositamente combinato per riattivare terapeutiche memorie. Subdoli flashback in bianco e nero prelevati dal Capitolo Primo e subito i ricordi riaffiorano. I loro e i nostri. Cos\u00ec tra un abbraccio sulla panchina di  \u00a0Saint-Lazare  quando tutto tra loro sembra perduto e una corsa in macchina ci si commuove sperando segretamente in un quarto round, tanto per vedere ancora al lavoro quei tre che ancora <em>je l&#8217;ammollano<\/em>. E mentre scorrono i titoli di coda,il pubblico onora Francis Lai e il diabolico terzetto  (Trintignant,  Aim\u00e9e Lelouch) intonando a cappella <strong>Chabadab\u00e0 <\/strong>. Un gran momento.<\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n<div class='shareinpost'><ul class=\"socialwrap size16 row\"><li class=\"iconOnly share\">Condividi su<\/li><li class=\"iconOnly\"><a rel=\"nofollow\" target=\"_blank\" style=\"display:block;background: transparent url(https:\/\/courtbouillon.it\/wp-content\/plugins\/share-and-follow\/default\/16\/facebook.png) no-repeat top left;height:16px;width:16px;\" class=\"facebook\"  href=\"http:\/\/www.facebook.com\/sharer.php?u=https%3A%2F%2Fcourtbouillon.it%2F%3Fp%3D17930&amp;t=Romantique+e+politique\" title=\"Condividi questo Post: Romantique e politique su Facebook\"><span class=\"head\">FACEBOOK<\/span><\/a><\/li><li class=\"iconOnly\"><a rel=\"nofollow\" target=\"_blank\" style=\"display:block;background: transparent url(https:\/\/courtbouillon.it\/wp-content\/plugins\/share-and-follow\/default\/16\/twitter.png) no-repeat top left;height:16px;width:16px;\" class=\"twitter\" href=\"http:\/\/twitter.com\/home\/?status=https%3A%2F%2Fcourtbouillon.it%2F%3Fp%3D17930\" title=\"Twitta questo Post: Romantique e politique su Twitter\"><span class=\"head\">TWITTER<\/span><\/a><\/li><li class=\"iconOnly\"><a rel=\"_self\" style=\"display:block;background: transparent url(https:\/\/courtbouillon.it\/wp-content\/plugins\/share-and-follow\/default\/16\/email.png) no-repeat top left;height:16px;width:16px;\" class=\"email\" href=\"mailto:?subject=Court%20Bouillon%20:%20Romantique%20e%20politique&amp;body=Il%20Link%20ad%20un%20post%20che%20mi%20\u00e8%20piaciuto:%20%20https:\/\/courtbouillon.it\/?p=17930\" title=\"Invia per mail questo Post: Romantique e politique \"><span class=\"head\">EMAIL<\/span><\/a><\/li><\/ul><div class=\"clean\"><\/div> <\/div>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Cos\u00ec aveva definito Cannes 2019 l&#8217;inesauribile Fr\u00e9maux e in parte il festival \u00e8 stato davvero cos\u00ec : romantico e politico. 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