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Categoria: Cannes 2016

Di fughe, ringraziamenti, talenti

Di fughe, ringraziamenti, talenti

Né Thelma né Louise  – quelle che fin dai primi fotogrammi si capiva fossero in fuga precipitosa verso il baratro – ma nemmeno l’ennesimo stucchevole racconto di cura e redenzione della malattia mentale, dai letti di contenzione ai balli di gruppo come se fosse stata una passeggiata di salute, la Pazza Gioia è un film a sé, non catalogabile, lodevolmente e incredibilmente asciutto nella difficile descrizione del Disagio.

E il Disagio ha sempre una ragione riconducibile a fatti precisi  che, nel caso del film in questione, vengono abilmente mescolati  al racconto della fuga, non lo precedono né si materializzano tutti insieme alla fine a mo’ di Grande Rivelazione. Così, rimettendo assieme i pezzi, chi guarda  si impossessa della storia ricavandone il bandolo ma soprattutto la consapevolezza che le due, fuggitive dalla casa di cura che le accudisce, siano le uniche riconosciute responsabili dei rispettivi guai. Gli altri : i padri, le madri, gli amanti, i mariti, i magistrati sorveglianti o giudicanti, pur risultando evidente il di loro apporto distruttivo, sono fuori, vivono la propria vita, liberi di combinare altri disastri. Di qui flussi di riflessioni a catena alla maniera di Virzì : non imposte ma garbatamente suggerite al fortunato spettatore.

I ringraziamenti per il premio ricevuto dal film,  sere fa, andavano estesi  e dunque non potevano essere contenuti in pochi secondi. Certo, ci sono i parenti, i figli, i fidanzati,i produttori e i colleghi ma anche i padri e le madri nobili che hanno silenziosamente contribuito alla Formazione di ciascuno di noi. Un talento  del resto non s’improvvisa, poggia su quel tanto  di innato, d’imperscrutabile ma per il resto è tutto fatto di duro appassionato lavoro.

Ecco : Le storie narrate in questo film sono l’esito del lavoro dei molti talenti sostenuti soprattutto da una consistente inclinazione letteraria, da una passione civile,seppur intensamente vissuta, mai  sbandierata, da un grande amore per il cinema.

Sceneggiatori (in primis!) regista, attori, maestranze, Ispiratori a vario titolo. E’ toccato a Valeria Bruni Tedeschi, finta sciroccata di vero talento, animare un po’ il clima imbalsamato del maggior premio nazionale, enumerandoli : mancavano Dickens e Dumas ma per il resto c’erano proprio tutti.

 

 

 

La pazza gioia è un film di Paolo Virzì. Con Valeria Bruni Tedeschi, Micaela Ramazzotti, Valentina Carnelutti, Tommaso Ragno, Bob Messini.durata 118 min. – Italia 2016. – 01 Distribution

Doña Sonia : saudade e ironia della sorte

Doña Sonia : saudade e ironia della sorte

 

Lungomare di Recife sfigurato da una speculazione edilizia invasiva, un palazzetto azzurro elegante e un po’ fané  circondato da una selva di brutti grattacieli resiste grazie alla caparbia determinazione dell’unica inquilina rimasta. L’assedio cui è sottoposta Clara ha le fattezze di cospicui assegni dell’Immobiliare che  vorrebbe rimpiazzare la piccola costruzione chiamata Aquarius con il solito mostro a non so quanti piani ma anche di amici, parenti, figli che insistono perché accetti l’offerta.

Ma qui non si tratta di quattrini, quella casa  luminosa con vista sull’oceano custodisce memorie e oggetti di un passato e di un presente  che rappresentano  la sua Storia. E a quella proprio non può rinunciare.

Meraviglioso elogio dell’età forte vissuta rivendicando per sé ogni diritto e della capacità di non arrendersi, di non lasciarsi – che siano malattie terribili , lutti, o speculatori –  travolgere dagli eventi. Il regista Kieber Mendoça Filho  traccia il ritratto affettuoso e dettagliato  di una donna matura che non rifiuta la modernità ma che non scende a patti con tutto ciò che ha portato il mondo all’attuale rovina.

Cannes 2016 : Sonia Braga si avvia verso la proiezione di Aquarius  volteggiando sul red carpet, la sua stola di voile rosso come l’abito  compie mille volute simulando un incendio. Extrasistole a grappoli dei presenti folgorati dall’ attrice ultrassessantenne che se ne infischia del tempo. E’ lei Clara. Che non avrebbe potuto trovare interprete più appassionata.

Come se non bastasse il  falò,  sulla montée l’intero cast di Aquarius inscena la protesta contro l’impeachment della presidentessa Dilma Roussef con cartelli che denunciano di fronte alla stampa internazionale  il tentativo di golpe.

In patria il film non sarà gradito al ministro della cultura Marcelo Calero che definirà quelle proteste puerili. Ma 

Le Monde  di qualche giorno fa riferisce la notizia di dimissioni rese dallo stesso Calero che ha confessato di non poterne più delle pressioni di un esponente importante  del governo intenzionato a lasciar costruire un grosso complesso immobiliare a Salvador de Bahia.

Ironia della sorte e una minuscola soddisfazione per Clara- Sonia e per tutta la troupe

 

 

 

Aquarius è un film di Kleber Mendonça Filho. con Sonia Braga, Maeve Jinkings, Irandhir Santos, Humberto Carrão, Fernando Teixeira Drammatico,  durata 140 min. – Brasile 2016. – Teodora Film

 

Cominciamo da qui.. (era di maggio)

Cominciamo da qui.. (era di maggio)

 

Cannes 2016 Ken AfpB375D-081-kCvB-U150795754757npE-620x349@Gazzetta-Web_articolo…e  cioè  dalla Palma 2016 vinta a fronte di un cartellone ricco di  ragguardevoli presenze da Ken Loach che amiamo e  non solo per devozione alla Causa. Perché come dice lui un altro mondo è necessario e il suo essere ex nuovo cinema inglese, il suo fare film de sinistra buoni anche per spettatori de destra, il suo appassionato esaltare il popolo contro i potenti pone in second’ordine la rinuncia ad una narrazione sofisticata, complessa magari pure un tantino criptica. Come si conviene ad ogni autentico prodotto da festival.

Parte dei mugugni che hanno accompagnato questo premio 2016 – che comunque nessuno ha avuto il coraggio di definire immeritato – era proprio dovuta  al racconto piano – non piatto – e forse prevedibile del rapporto di solidarietà tra un anziano carpentiere e una  madre nubile, disoccupati ed entrambi  privi di mezzi  per poter far fronte all’indigenza e alla pesantezza degli ingranaggi burocratici che presiedono quel che resta di un welfare sopravvissuto a tagli, privatizzazioni  e crisi.

Ecco. Quando si ha qualcosa di  importante da mostrare è necessario che il racconto proceda con naturalezza :  la materia, complicata di per sé, non ha bisogno di ulteriori artifici.

I Daniel Blake è uscito ad ottobre ed è tutt’ora nelle sale. Ma cos’ha di tanto speciale questa storia da indurre più di un commentatore a riannodarne i fili con quanto sta accadendo nel mondo?

Intanto i protagonisti : vivi e veri giustamente arrabbiati ma non inclini a trasformare il risentimento in generico  intento punitivo verso non meglio identificati poteri forti o classi dirigenti o élite. Loach – generoso di spiegazioni ai margini della proiezione di Cannes, in conferenza stampa e persino nel discorso di premiazione – individua con precisione i soggetti in campo, le responsabilità e, senza avere la pretesa di farsi portavoce di un (altrettanto non meglio identificato) popolo, suggerisce possibili  vie d’uscita per esempio chiedendo  alla sinistra di fare la sinistra recuperando i propri valori peculiari, uno tra tutti la Solidarietà.

Sembra poco. Sembra romantico, sembra sentimentale, sembra retorico e, in epoca di cinismo spacciato per senso della realtà e di  irrisione per ironia, sembra anacronistico. Soprattutto se lo vai  a raccontare  a quelli  che stanno relegando il significato del termine Solidarietà nel calderone del politicamente corretto,indispensabile supporto culturale tornato  in grande spolvero ad accompagnare – come ti sbagli – i recenti successi elettorali della peggiore destra, ovvero per fornire avalli a vaneggiamenti  di muri, espulsioni e respingimenti a vario titolo.

La Solidarietà – vale per tutti gli Sconsolati Cercatori  di differenze tra schieramenti – è invece un Valore dirimente ogni dubbio tra la natura della destra e quella della sinistra, costituisce di per sé un criterio guida cui uniformare programmi di governo ed è una buona chiave – sempre a proposito di Cercatori,speriamo un po’ meno sconsolati – per una ripartenza.

Era di maggio, vigilia del referendum inglese sulla permanenza in Europa e Ken Loach non ebbe dubbi nel sostenere pubblicamente il remain : sarà anche criticabile e perfida  quest’Europa  del rigore e del neoliberismo  ma rimanere avrebbe significato darsi la possibilità di cambiare le cose  da dentroHa detto proprio così : da dentro

Poi, contro ogni previsione, è andata come è andata. Sapienti e analisti ci hanno raccontato la storia (anche vera) di una sinistra chiusa in se stessa ed inadeguata a rappresentare sogni e bisogni, aspirazioni e necessità e via  divagando di popoli in rivolta contro élite, caste e classi dirigenti di qualunque risma. Era di maggio e  da allora quel diluvio di parole non ci ha più abbandonato.

Così mentre qualcuno aveva già cominciato ad insinuare che populismo non è poi un termine così negativo (pure?), è tornato a  soccorrerci Ken Loach con la visione esatta di come stanno le cose. Un poco di respiro nel blob ritrito del di tutta l’erba un fascio.

Saranno anche obsoleti e dunque inadeguati alcuni strumenti con i quali ci ostiniamo a leggere la Realtà ma ogni analisi che non poggia  su adeguati distinguo porta diritta ad un’ indigesta, inservibile  marmellata :  il popolo non è una massa  che si esprime con una sola voce come pure  le classi dirigenti non sono tutte uguali. Con simili premesse, l’idea di buttare tutto all’aria, naturale esito di ogni populistico programma,  lungi dall’essere autenticamente rivoluzionaria, involve in progetti reazionari.Gli esempi non mancano.

Credo che la filiera delle sconfitte non sia completata, armiamoci di pazienza : altre ne arriveranno ma varrà ogni volta  la pena di riflettere su quanto indicato dal vecchio regista inglese.Che amiamo.E non solo per devozione alla Causa.

 

 

I, Daniel Blake è un film di Ken Loach. Con Dave Johns, Hayley Squires, Dylan McKiernan, Briana Shann, Kate RunnerDrammatico, durata 100 min. – Gran Bretagna, Francia 2016. –

 

oh..

oh..

Oh…  che è il titolo del libro di Philippe Djian da cui è tratto il film è diventato Elle. Tra esclamativo e pronome il passo non sarebbe breve se non ci fosse di mezzo appunto Lei – il personaggio ma anche l’attrice – che tutto monopolizza e su cui tutto s’incentra.

Dunque Elle non a caso, Paul Verhoeven regista molto abile nella trattazione di sentimenti estremi, ambiguità del desiderio e foschi  scenari dati da segreti stratagemmi dell’anima ha voluto il cambio e rimaneggiato la sceneggiatura senza che Djian,partecipe dell’impresa,  se la prendesse a male  Tutti d’accordo dunque anche  Saïd Ben Saïd il lungimirante produttore, per avere trovato un’onorevole  quadra tra un libro di non semplice trasposizione e un film non semplice tout court

Storia di una vittima di stupro che non vuol essere vittima. Michéle subisce violenza in casa propria da parte di un uomo con il volto coperto. Dopo non chiama la polizia ma ordina la cena per telefono. Il come se niente fosse ovviamente è  apparente : cinismo e indifferenza non sono i sentimenti dominanti anche se una storia personale  piuttosto travagliata e un presente da manager inflessibile e di successo con corollario di madre e figlio impossibili, possono deviare l’attenzione dalla volontà d’indagare un sentimento complesso le cui manifestazioni, pur ben descritte, non sono sempre spiegabili.

Incredibile Huppert per la sua capacità di interpretare qualunque personaggio.

Elle è un film con Isabelle HuppertLaurent LafitteAnne ConsignyCharles BerlingVirginie EfiraCast completo Titolo originale: Elle. Genere Drammatico, – Francia2016durata 130 minuti