Archivi catalogati in: La fabbrica del cinema

Che nun l’hai visto er Gesù de Zeffirelli ?

Beati i mansueti perché la mansuetudine diverrà ricchezza. Nella parrocchia  di una borgata in cui si discute vivacemente su come affrontare il prossimo intervento della polizia per sfrattare gli abitanti di alcuni palazzi,  capita casualmente un alto prelato cui viene chiesto di prendere la parola. Un inutile sermone carico di tonante retorica affascina la platea quel tanto da distruggere il senso di comunità che il dibattito ha fin lì espresso  e così mentre il porporato  … continua a leggere »

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Romantique e politique

Così aveva definito Cannes 2019 l’inesauribile Frémaux e in parte il festival è stato davvero così : romantico e politico. Io avrei aggiunto anche nostalgico ma quella è una categoria ambigua semmai compresa nel pacchetto romantico (ché a inserirla nel politico non ci si guadagna quasi mai). Tradimenti – Cahiers nel suo numero dedicato a Cannes ha ignorato Il Traditore, film meritevole di riconoscimenti oltre che di menzioni da parte di riviste blasonate ( avercene … continua a leggere »

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Agnès per sempre

Che luce. Ma questa Bellezza la si deve immaginare sullo sfondo del cielo e del mare di Cannes, sparsa nei mille manifesti che da qui a qualche giorno, invaderanno la città. Dunque Agnès Varda, proprio lei, in equilibrio sulle spalle dell’operatore. Siamo nel 1955, il Cartellone del Festival quell’anno è un curioso minestrone, si va da Gli amanti crocifissi a Marty vita da timido (che vincerà) a La Valle dell’Eden passando per il Segno di … continua a leggere »

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Varda par Agnès

«Il problema non è girare, il problema è abituarsi a guardare attraverso l’inquadratura di una macchina da presa, ovvero quello che sarà un’immagine… Potete fare esperienza ovunque. La vita si mette in scena da sola. È questo che bisogna osservare» Agnès ci lascia una cospicua eredità di film e di illuminanti considerazioni sul cinema. Pioniera e innovatrice dal primo all’ultimo fotogramma sempre realizzato nella ferma convinzione che il cinema fosse notre défense contre un monde … continua a leggere »

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La parte giusta della storia (a moral choice)

“ Vince The green book ben confezionato prodotto di luoghi comuni e morale della favola su come vanno le cose tra un driver bianco volgare e un nero artista raffinato, non un brutto film ma con il difetto di non mettere a profitto a sufficienza il rovesciamento dei ruoli tradizionali, riuscendo ad essere nel contempo un po’ risaputo. Un classico Oscar insomma, cosa che giustamente ha indispettito il caro Spike, ben lieto della seppur consolatoria … continua a leggere »

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