Archivi catalogati in: La fabbrica del cinema

Agnès per sempre

Che luce. Ma questa Bellezza la si deve immaginare sullo sfondo del cielo e del mare di Cannes, sparsa nei mille manifesti che da qui a qualche giorno, invaderanno la città. Dunque Agnès Varda, proprio lei, in equilibrio sulle spalle dell’operatore. Siamo nel 1955, il Cartellone del Festival quell’anno è un curioso minestrone, si va da Gli amanti crocifissi a Marty vita da timido (che vincerà) a La Valle dell’Eden passando per il Segno di … continua a leggere »

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Varda par Agnès

«Il problema non è girare, il problema è abituarsi a guardare attraverso l’inquadratura di una macchina da presa, ovvero quello che sarà un’immagine… Potete fare esperienza ovunque. La vita si mette in scena da sola. È questo che bisogna osservare» Agnès ci lascia una cospicua eredità di film e di illuminanti considerazioni sul cinema. Pioniera e innovatrice dal primo all’ultimo fotogramma sempre realizzato nella ferma convinzione che il cinema fosse notre défense contre un monde … continua a leggere »

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La parte giusta della storia (a moral choice)

“ Vince The green book ben confezionato prodotto di luoghi comuni e morale della favola su come vanno le cose tra un driver bianco volgare e un nero artista raffinato, non un brutto film ma con il difetto di non mettere a profitto a sufficienza il rovesciamento dei ruoli tradizionali, riuscendo ad essere nel contempo un po’ risaputo. Un classico Oscar insomma, cosa che giustamente ha indispettito il caro Spike, ben lieto della seppur consolatoria … continua a leggere »

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Buon 1957

Cravatte bianche tra i drappi e i decori della Crown Room al Romanoff’s Restaurant di Beverly Hills. Si festeggia l’inizio del 1957, l’anno che sarà di Arianna, de L’Ultimo treno per Yuma, di Aquila solitaria, di Passaggio di notte e de La Banda degli angeli. La foto di Slim Aarons suggerisce allegria – mai visto Gary Cooper ridere così – eleganza e nonostante la location infiocchettata, una certa sobrietà. Non avendoli vissuti, non posso rimpiangere quei tempi … continua a leggere »

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Il più bravo di tutti a raccontare

  “Ma filmare è vivere, e vivere è filmare. È semplice, nello spazio di un secondo guardare un oggetto, un volto, e riuscire a vederlo ventiquattro volte. Il trucco è tutto qui”. Non so se quella scena del disseppellimento fosse tratta da un episodio realmente accaduto, spero di sì per quel senso autenticamente liberatorio che suggerisce la bandiera di stracci rossi cuciti insieme, prudentemente nascosta durante il ventennio e infine esibita con gioia sfrenata, troppo … continua a leggere »

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