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Categoria: Europee 2014

Diconsi undicimilionicentomila (ed esigono rispetto)

Diconsi undicimilionicentomila (ed esigono rispetto)

 

 

 

 

Hanno continuato e continuano a raccontarci un paese  che non c’è, con espressioni talmente abusate che le parole hanno oramai perso la strada del vocabolario.Né soccorrono i numeri, eternamente distanti dalle previsioni  della vigilia.

Tra il paese com’è e come pensiamo sia  o vorremmo che fosse, resta uno scarto da nevrosi dissociativa.In quello scarto  la visione da prontuario dilaga assieme alla volontà di catalogare velocemente tutto.

Così si manifestano tardivi eredi di Enrico Berlinguer, analisti del parallelismo a vanvera e sociologi  del precotto che, ignorando l’Asse e i Legati, il senso storico e l’arte della contestualizzazione, rifanno il mondo nuovo a suon di questioni morali – ma avrà pur lasciato detto qualcosa d’altro la buonanima di Enrico? – resurrezioni democratico cristiane o berlusconiane a piacere : a ciascuno la sua (ossessione)

Peggio della peggior campagna elettorale c’è solo la successiva analisi del voto, chi ha votato chi, perché,aspettandosi cosa e quanto durerà. A questo proposito una moratoria su complotti,voti di scambio, generale disprezzo per l’elettorato dei partiti che non ci piacciono, andrebbe pure richiesta .E manco male che la nettezza del risultato almeno questa volta ci salva dallo stravolgimento dell’aritmetica elettorale,quella del chi ha vinto davvero e chi no. 

Ma il dato davvero epocale è che per la prima volta parte consistente degli elettori di questo Paese ha superato la storica  resistenza a votare un partito di centrosinistra. Per ottenere ciò non è bastato, come vorrebbe una lettura piuttosto grossolana, lo spostamento a destra del Partito Democratico ma una vera e propria rivoluzione in termini di classe dirigente, linguaggio e finanche approccio con la realtà. Comunque lo si valuti, tale cambiamento voluto fortemente dal PD ed incarnato da Matteo Renzi  è stato infine visibile e compreso da tutti.

Che tutto questo sia dovuto anche alla particolarità del carattere di Renzi è indubbio ma che il successo del leader poggi su di un lavoro avviato molto tempo fa, è un fatto incontestabile. L’uomo solo al comando, come amano definirlo i detrattori, staff  e consensi a parte, è stato sospinto da una forza politica che negli ultimi anni ha fatto del modo più efficace di esprimere il cambiamento uno dei propri rovelli principali.

Si scrive rovello, si legge : intere stagioni a districare questioni relative a come governare pluralità e differenze, scelta del leader,della classe dirigente e delle modalità comunicative, offrendo spesso un’immagine di compagine sempre alle prese con le proprie divisioni e col proprio dibattito interno.Ora si può dire che questa stagione è alle spalle,ritrovato il bandolo della matassa resta il buono del partito in cui le diverse sensibilità lavorano in modo dialettico in direzione di un obiettivo comune. All’elettorato non deve essere sfuggito questo cambio di passo.

La doppia legittimazione di Renzi premier e di Renzi leader europeo rafforzerà i propositi e l’azione riformista in patria e porterà in dote al PSE una forza contrattuale differente,necessaria ed indispensabile, particolarmente oggi che l’euroscetticismo divenendo forza parlamentare convoca il resto delle forze politiche ad un’azione decisa. 

Diconsi undicimilionicentomila. Hanno chiesto cambiamento e innovazione Esigono il rispetto degli impegni e quello che si deve ad un elettorato consapevole.Il Partito Democratico deve farsi carico di onorare le aspettative e le promesse.