No diritti No voti
E’ lo slogan più tosto del Pride, quello più difficile. E’ scritto in calce ad un volantino dell’ArciLesbica, lo distribuiscono alcune ragazzette dall’aria risoluta ma a me lo passa ripiegato un amico con un cenno – che ne pensi?, vorrebbe significare – d’implicita richiesta.Che posso dire di uno scritto appuntito sul bullismo omofobo, sulle discriminazioni, sul riconoscimento delle coppie omosessuali ? – No diritti No voti – è la logica conclusione delle speranze disilluse. Hanno ragione – cos’altro? – son io che sento scaduta ogni considerazione di buon senso. No diritti No vo ti. Ho paura,o forse spero, diventi il tema del futuro. Così non rincorro le ragazzette, non le fermo – parliamone !- Le seguo con lo sguardo ,ne osservo le schiene dritte.E penso con fastidio al potere di chi sta loro contro.No diritti No voti è un ricatto contro altri ricatti .Temo di non poter essere loro utile .Siano allora quelli che hanno deluso quest’altra generazione di strafottenti con i quali è impossibile trattare, intolleranti di autorità, partiti e voti, siano loro a recuperarne la fiducia ed il consenso.Io, con le mie piazze bruciate e le mie linee di scontro, con la mia addomesticata protervia è meglio che taccia . Anche se rimarrò lì. Che altro non so fare.


Le persone omosessuali bisessuali,transgender o quel che è, ricordano quotidianamente alle nostre coscienze distratte, il tema dei Diritti, del Rispetto, e della presa d’atto dell’Altro da sè, come principio base della Cultura delle Differenze e lo fanno nella maniera più naturale : vivendo la propria condizione con dignità.Il nostro compito è sostenere il loro impegno con una legislazione e con strutture adeguate.Non facciamo tutto questo in uno slancio di generosità o di correttezza politica, tantomeno per tacitare le nostre coscienze di democratici feriti.Lo facciamo perchè il riconoscimento dei loro diritti, è l’unica Garanzia per ognuno di concreta convivenza civile, allo stesso modo dev’essere a ognuno chiaro che in questi casi, è la Legge che doverosamente rincorre quanto la pratica quotidiana ha già assorbito.Alla luce di quanto detto e vista l’inoppugnabilità del