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Tag: mode e modi

Omaggio al premierato forte

Omaggio al premierato forte

BARBIE Merkel

Ne ha fatta di strada, in cinquant’anni,  la pupattola superaccessoriata – ville, piscine, fidanzati aitanti e mascelluti, vacanze a Malibù o ad Aspen, interi centri commerciali ai sui piedi(ni),  armadi, scarpiere e forzieri straripanti d’improponibili toilettes –  una vita da ricca casalinga, solo di recente convertita al lavoro, cioè – non sia mai ! -alla professione sgomitante, come da computer portatile e cartella in cuoio, incluse nella fantasmagorica confezione. Barbie in carriera

Ma non contenta, eccola di nuovo pronta per l’ennesima trasformazione. Terzo millennio :  Non osa ancora  mettersi a capo  di una Repubblica presidenziale ma si avvicina con  passi rapidi alla meta . Barbie Honour nel cinquantennale della sua nascita, festeggia la donna politicamente più prestigiosa dell’Occidente : la cancelliera tedesca Angela Merkel, riconoscibile dal tailleur scuro e dal taglio dei capelli svelto e severo rispetto agli abituali standard biondo-boccoluti della Barbie classica. Sembra più Hillary, a dire il vero,  ma non fa niente. L’importante è il messaggio . Non più scettro monarchico ma leggio repubblicano in perspex. Si è perso in fantasia e un po’ in bellezza ma si guadagna in realistica sobrietà. E in potere. Lamentarsene sarebbe inopportuno

Uso di mondo

Uso di mondo

Lella Bertinotti, alle prese con le domande piuttosto pepate  di una recente intervista, ha chiarito che lei  i Ferrero a casa di De Benedetti ce li ha incontrati spesso (sottintendendo : che vuole quello da mio marito, con questa storia dei salotti che allontanerebbero la sinistra dalla gggente ? ).Tanto è bastato perchè la compagna di Ferrero – per non essere da meno, come direbbe Jannacci – scendesse in campo replicando che sì ,  ogni tanto qualche mondanità se la concedono  anche loro, i granitici esponenti  della sobrietà rivoluzionaria,  ma che quando questo accade, tornando a casa, non mancano mai d’interrogarsi  sulla Redistribuzione delle Ricchezze. Lo dice con l’enfasi che un simile argomento richiede – manco si trattasse di obbligatori esercizi spirituali, o di una sorta di lavacro o, più probabilmente,  di un tributo da pagare al senso di colpa – lasciando peraltro intendere che certi personaggi, invece che l’attico o il piano nobile dei palazzi in centro, abitano direttamente la Grotta di Ali Babà. Esaurita l’annosa polemica sulle barche e i titoli nobiliari ( persino Enrico Berlinguer ne era vittima) , sulle scarpe di D’Alema e il debutto in società della sorellina della Melandri al Grand Hotel ( o era l’Excelsior? Bah), ora il moralismo imperante si esercita  sui salotti, rei del disastro, della sconfitta e dell’annacquamento ideologico. Sarà, ma fatte le debite proporzioni a me pare che questa del far salotto sia un’abitudine inveterata e assai più diffusa di quanto sembri,  senza contare  che normalmente quelli che strillano di più sono i Piccoli Desideranti, coloro cioè che per un the freddo a casa De Benedetti, venderebbero la propria madre . Più la crisi della sinistra, se di crisi si tratta,  si presenta complessa e senza via d’uscita, più il dibattito tocca punte di conclamata imbecillità  tra motivazioni fantasiose e inconsistenti e banali rivisitazioni di vecchi luoghi comuni che resistono all’usura del tempo, ai crolli dei muri, alla globalizzazione e alle invasioni barbariche. Può succedere l’Impensabile, la colpa ultimamente è sempre del sommier di casa Tal dei Tali e dei di lui ( o lei )  ospiti che hanno tradito Causa e Fede tra una chiacchiera, una congettura e un bon bon. Magari fosse, sarebbe assai più semplice  ottenere il ritorno delle passioni e il recupero dei consensi perduti : basterebbe chiudere quei luoghi di perdizione,  d’autorità o per decreto, ovvero  proibire i dopocena e le barzellette nel fumoir.  Ferrero ( & signora) non sono certo Piccoli Desideranti,  visto che qualche devianza, di tanto in tanto se la concedono. Tuttavia  richiamando la questione dei salotti nell’ufficialità del congresso rifondarolo, è probabile  che il nuovo segretario intendesse fomentare l’odio di classe. Nei confronti di De Benedetti? Macchè. In quelli  dei coniugi Bertinotti. Dopo aver battuto l’avversario e con qualche furbizia riportando ben otto voti di vantaggio, ci si può permettere di stravincere. Non so cosa pensino i simpatizzanti di Rifondazione che una settimana sì e l’altra pure vengono presi per il naso, ora da chi va a fare spettacolo ma con gli indios nel cuore, ora da chi confessa di frequentare le case dei notabili  per obbligarsi a pensare ai poveri. Una delle critiche più ricorrenti che gli avversari politici rivolgono alla sinistra, è quella di avere un pessimo rapporto con la realtà. Più che pessimo, ha tutta l’aria di essere alterato.  Non rimane che sperare che in queste loro, quantunque sporadiche e sofferte frequentazioni, ai vari Ferrero,  rimanga appiccicato addosso, oltre che l’ insopportabile senso di colpa, anche un po’ di quello che viene definito  uso di mondo, qualcosa che andrebbe oltre l’utilizzo delle posate e dei bicchieri giusti, complicazione  che però tutti possono imparare ma che di fronte a controversie – anche non salottiere –  che virano al pianerottolo, suggerirebbe un contegnoso silenzio.  Invece di  inginocchiarsi sui ceci e sui cocci riflettendo sulla redistribuzione, certuni potrebbero mutare esercizio e dedicarsi alle buone maniere e al rispetto. Anche le masse, impegnate di questi tempi a fare i conti con ben altri grattacapi, ne sarebbero, credo, assai sollevate.

Adieu petite enervé ( ma plus belle histoire…)

Adieu petite enervé ( ma plus belle histoire…)

Youkio Mishima dopo averlo incontrato a Tokio disse di lui che aveva nervi d’acciaio ma è possibile che alludesse alla capacità di Yves di affrontare il suo male de vivre con consapevolezza e dignità. Adesso che se n’è andato il più intellettuale dei coutourier francesi, fioriranno le biografie sulle origine algerine, sull’infanzia violata, su quella partenza per fare il militare in Algeria che gli costò un’interruzione della carriera e  l’ospedale psichiatrico. Al di là della nutrita annedottica, di lui restano naturalmente le ricche collezioni al numero 1 di rue Léonce Reynaud,  sede della Fondazione Pierre Bergé – Yves Saint Laurent, dove tra cascate di accessori ( spille, cappelli, orecchini) e gli schizzi della collezione disegnata per Dior e per se stesso,  è possibile ammirare i bozzetti per Belle de Jour (1966 ) per l’Aquila a due teste di Cocteau (1978) e Subway di Luc Besson (1986) oltre che i costumi per gli spettacoli di Roland Petit per Zizi Jeanmaire e quelli per Nureyev e Margot Fonteyn .

 

Il segreto del successo di Yves Saint Laurent, però  è racchiuso nei costumi che Catherine Deneuve indossò – guarda caso –  in Belle de Jour di Buñuel :  l’abilità di appropriarsi degli stessi strumenti della borghesia per distruggerne gli elementi di conservatorismo.  Difficilmente ci si può rendere conto, fino a che punto Trapèze potesse essere nel 1958,  una collezione che rivoluzionava ogni dato acquisito dalla moda e ogni imperativo sui canoni estetici femminili. Via la giacchetta o l’abito strizzato  al punto vita dal quale partivano le gonne a corolla , emblema del new look de Christian Dior, del quale giovanissimo Yves Saint Laurent aveva ereditato la direzione della Maison. Largo a giacchine destrutturate, a scatola, sopra gonne dritte ma morbide mai fasciate,ovvero al foureau che prende forma e vita solo quand’è indossato. Sembra che il corpo un po’ si voglia nascondere, ma è un abile trucco che anni dopo sarà demistificato con l’ingresso in grande stile del nude look, con le sahariane,con lo smoking tuxedo per donna che  negli anni 70 stravolgerà il concetto di abito da sera . E poi ancora bluse, caban e, vero simbolo dell’epoca  : la giacca da marinaio. Tutto in lui fu anticipazione reinvenzione interpretazione e celebrazione dell’esprit du temps. A lui si deve quello stile androgino che molto sapeva di futuro quanto ad inclinazioni, usi e costumi. Yves aveva smesso di lavorare da qualche anno, il motivo, sempre lo stesso, quello per il quale altri suoi colleghi avevano abbandonato. Un po’ le metodologie artigianali che mal si conciliano con  regole di mercato  che oltretutto lasciano poco spazio alla creatività, un po’ per il gusto che cambia che tira a ciò che appare anche se di  serie e che non lascia più spazio per l’accuratezza, il perfezionismo, la meticolosità nella confezione. Di Yves Saint Laurent, mi piace ricordare la sistemazione de le  Jardin Majorelle di Marrakesh, immerso nel blu indaco, nei profumi dell’Atlante o del deserto che di notte si tinge di acciaio azzurrognolo e Ma plus belle histoire d’amour di Barbara, che Catherine Deneuve dedicò a Yves nella sua serata d’addio, l’ultima sfilata.

Il diavolo .Probabilmente.

Il diavolo .Probabilmente.

Un viaggio esoterico che comincia  con l’annuncio ad un pastore dormiente e si conclude con un altro pastore che è la personificazione della Meraviglia, a braccia spalancate  innanzi  ad una visione soprannaturale , comporta necessariamente un percorso disseminato di spiritelli e figure demoniache che talvolta si manifestano sotto forma di personaggi dall’apparenza innocua,altre volte occupano posti di rilievo, come per esempio nel  caso indicato qui sotto :  la grotta che secondo le più disparate  interpretazioni  rappresenta,il punto di contatto con gl’inferi ma  anche la linea di demarcazione tra sacro e profano, bene e male, razionale ed irrazionale , ospita nella parte inferiore nientemeno che il demonio in persona.

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Ma non basta, quando meno te lo aspetti il diavolo può spuntare persino lungo il tragitto destinato al corteo dei Mori. Siamo lontani dalla visione ingenua e sorridente dei pastorelli che rendono omaggio al Divino Bambino della mangiatoia.Qui il percorso è costellato di dolore – la strage degl’innocenti è un momento di crudeltà e di violenza inauditi nella rappresentazione dei soldati che squartano le piccole vittime sotto gli occhi di  Erode  che domina la scena dal suo castello in cima ad un’alta collina e poi ancora schiere di mendicanti storpi , osti, monaci, zingari, c’è tutta un’umanità carica di simbologia pagana adattata al cristianesimo a compiere questo viaggio verso il riscatto. Poveri che percorrono strade analoghe a quelle  dei cortei regali ,insiemi che sono retaggi di antiche quadriglie carnevalesche e processioni medievali : il tutto concorre ad una dimensione metastorica in cui non vale la pena di stare a sindacare se sia congrua o meno la presenza di odalische vestite da dame seicentesche o se fosse o meno nota, la pesca con la mosca nella Galilea di Gesù. Soprattutto l’intera rappresentazione vive nel segno  di un ‘ ambivalenza continua : nel Bambino che nasce povero ma è Re, nella cometa che indica la strada, illumina il cammino ma è anche  presagio di sventure,nella vergine partoriente , negli Innocenti comunque Giustiziati.Come se da questa nascita  che avviene in un clima di Ordine sovvertito, ci si aspettasse l’avvio di una sorta di altro  Ordine delle Cose. E il diavolo perennemente in agguato probabilmente è un monito, un avvertimento.Un indizio di difficoltà disseminato sul percorso.

Coco (Profumo & Castigo)

Coco (Profumo & Castigo)

L’immagine di Gabrielle Coco Chanel cominciò ad appannarsi nel 1936 quando la crisi economica e sociale che sconvolse la Francia, raggiunse la Chanel Modiste che nella sua sede al 31 di rue de Cambon, impiegava oltre 300 addette. Del tutto inaspettatamente una mattina di giugno, sulla facciata dell’edificio comparve uno striscione con la scritta “occupato".Il confronto con le dipendenti che rivendicavano più correttezza e salari adeguati  fu molto duro. Allo scoppio della guerra, quando le cose sembravano essersi risolte, Mademoiselle si vendicò, chiudendo l’atelier senza apparente motivo. Fu però l’inizio di una parabola discendente che la vide prima dedicare la propria esistenza a quel che rimaneva della mondanità parigina, poi dal 1943, ossessionata da un possibile ruolo da ricoprire nella risoluzione del conflitto cercò in tutti i modi d’incontrare Churchill che era un suo vecchio amico, per convincerlo ad accettare colloqui anglo tedeschi. Nonostante l’avallo di Himmler, ottenuto tramite il suo amante l’ufficiale tedesco Von Schoenbeck,l’Operazione Cappello pur curata nei minimi particolari,non riuscì.In compenso gli ozi del Ritz  e le affettuose amicizie con i diplomatici tedeschi , le costarono, all’indomani della liberazione, il marchio più infamante : quello di collaborazionista.Seguirono la prigione, il discredito e l’abbandono degli amici di sempre.Solo nel 1954 fu possibile rimettere in piedi l’atelier ma la cerchia di amici si era irrimediabilmente assottigliata,un po’ per i suoi trascorsi,un po’ per il carattere che con il passare del tempo era divenuto insopportabile.

coco apartments 1445996645_2c3e1a83c5_oUna bella biografia racconta la vicenda di Mademoiselle ed è di Paul Morand, l’Allure de Chanel ,tradotta in Italia da Maurizio Ferrara e intolato  Chanel ,Morand che conosceva assai bene Gabrielle, sostiene che in lei  la sofferenza segreta era un tutt’uno con l’arrivismo sociale dato da infanzia oscura, vissuta tra orfanatrofi e cittadine di provincia con lavori umilianti e malpagati  e come  queste tristi esperienze si risolvessero nel desiderio di far male, una sorta di  bisogno di castigare, alludendo con ciò anche alla rivoluzione operata nel Costume attraverso l’invenzione di abiti dall’aria dimessa, destrutturata soprattutto se  paragonati a quelli che la moda imponeva in quegli anni e in un atteggiamento senza scrupoli e riguardi che si divertiva a inventare la povertà per miliardari  e la semplicità dispendiosa. Che dire poi del rivoluzionario Numéro 5, un profumo totalmente chimico,costruito in laboratorio negli anni 30 e per di più da un’azienda non professionalizzata,non dedicata  cioè esclusivamente al Profumo come era d’obbligo allora.Uno schiaffo ai Nasi di Francia,  alle tonnellate di gelsomini, iris e rose messi a macerare per confezionare le essenze tradizionali.La definizione di  angelo sterminatore dello stile del diciannovesimo secolo , per dirla ancora con il suo amico Morand, allora le si attaglia. E probabilmente anche nel rapporto ambiguo con il nazismo ci sono tratti di segreto e inconfessato  revanchismo rispetto a quegli amici, da Cocteau a Colette a Paul Reverdy che formavano il Gruppo dei 6 e che, dopo la prima guerra mondiale l’avevano introdotta nel bel mondo,sostenendo di fatto la sua ascesa, un evento  senza precedenti. Gabrielle Chanel morì l’11 gennaio 1971 dopo aver riportato in auge la sua azienda e la sua griffe. Si trovava  nella sua mansarda al Ritz dove  visse oltre quarant’anni  e dove ancora sono custoditi  i suoi arredi sfarzosi .Era una domenica,il giorno più odiato da questa donna per la quale il lavoro era diventato la sola ragione di vita. Il giorno in cui capitava  talora d’incontrarla sola su una panchina dei giardini del Palais Royale,sotto le finestre dietro le quali credeva d’intravedere le sagome di Cocteau o di Colette che l’avevano già lasciata molti anni prima.

Chanel è un libro di Paul Morand edito da Novecento

Coco Chanel è un libro di Henry Gidel edito da Lindau

Nelle illustrazioni Coco Chanel ritratta  da Horst P Horst  nel 1936.