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Categoria: Palazzi di Giustizia

Aspettando l’Espresso

Aspettando l’Espresso

Oramai non c’è che da sperare che Fabrizio Gatti,dimostri che non è in grado d’intendere e di volere,e si faccia internare nel Manicomio Giudiziario di Aversa (ooops OPG) un posto dove con 12 minuti di trattamento psichiatrico settimanale, lo Stato assolve i  suoi obblighi  di cura e recupero delle persone che gli sono affidate .Basterà un reportage sui letti di contenzione della Stanza Coerciti ,sulle malattie,sul sudiciume e sugli ergastoli bianchi, perchè il Guardasigilli si decida ad inviare un’ispezione ? Basterà sapere che ad Aversa (come a Castiglione a Montelupo a Reggio Emilia e a Barcellona) scontata la pena per il reato ascritto (che qui si chiama misura di sicurezza), se il magistrato di sorveglianza ritiene che sussistano motivi di pericolosità sociale, proroga il periodo ?Che un reato per il quale è prevista una pena di sei mesi, può diventare internamento di anni?Qui non c’è riforma che ha consentito la chiusura dei manicomi,non c’è indulto non c’è trasferimento in strutture residenziali, che tengano.Pertanto sono fuori delle mura di Aversa anche dignità e diritti.Quattro milioni di euro l’anno di spesa per una struttura che serve solo a riprodurre dolore.

Accanimenti

Accanimenti

Stefano Rodotà lamenta sulla Repubblica  del 18 dicembre  la rinunzia da parte della magistratura al proprio compito di essere il luogo istituzionale dove le nuove domande di diritti ,trovino immediate risposte sulla base dei principi già esistenti nel sistema giuridico.L’occasione gli è  data dalla decisione con la quale il  Tribunale di Roma,ha respinto la richiesta di Piergiorgio Welby di poter morire con dignità.In linea di principio nessuna obiezione.Il nostro sistema giuridico vede al centro la persona con la propria volontà,non più paziente sottoposto al volere del medico ma “soggetto morale” al quale competono le decisioni riguardanti i drammi dell’esistenza.Lo conferma anche la sentenza dei giudici di Roma che legittima il rifiuto di cure ivi definito come un diritto soggettivo perfetto al quale però mancano le condizioni per la sua concreta tutela e cioè la mancata specificazione di cosa debba intendersi per accanimento terapeutico e per  indisponibilità del bene vita.Ora se è pur vero che tra rifiuto di cure e accanimento terapeutico c’è una differenza sostanziale che nella sentenza non viene evidenziato e che ,nella fattispecie, il medico avrebbe dovuto limitarsi ad accertare la volontà della persona senza compiere alcuna valutazione discrezionale, è altrettanto vero che il percorso indicato dall’art 32 della Costituzione “la salute è diritto fondamentale dell’individuo,non possono essere imposti trattamenti sanitari se non per legge e mai la legge può violare” traccia una strada altrettanto dubbia di quella che ha condotto i magistrati di Roma, secondo i quali non sarebbe possibile fondare una decisione giudiziaria sull’accanimento terapeutico poichè questa nozione come altri principi è incerta ed evanescente,a ritenere inammissibile il ricorso.Comunque la si veda la vicenda ha molte storture che sono tutte date dalla mancanza di adeguata regolazione in materia.Se si pensa che il legislatore avrebbe potuto porre fine alla querelle con una legge sul testamento biologico, si capisce immediatamente che   si parla  non di approssimazione culturale nella terminologia del diritto (che pure è un problema quando si tratta di orientarsi tra concetti quali “comune senso del pudore” o “buona fede”) ma di vera e propria vacatio.I giudici  avrebbero potuto far di meglio?Oh si certo.In un altro paese probabilmente.Ed è proprio la considerazione che in questo paese il tema dei diritti è continuamente disatteso dal partito trasversale dei cattolici onnipresenti in ogni schieramento e con i quali non ci si riesce ad accordare nemmeno sul concetto di cura, figuriamoci sul resto, che deve aver indotto i giudici a rifiutare il ruolo di supplenti,poichè nel caso di Welby non è di aggiustamento legislativo che c’è bisogno ma di una riconsiderazione generale di tutta la materia.Cosa sarebbe della nostra vita se politici così disposti a svicolare su temi definiti, con orribile attributo, sensibili,potessero contare su una magistratura disposta effettivamente a interpretare i principi e lo spirito del nostro ordinamento anche in assenza di norme specifiche?I cittadini hanno diritto a certezze e si aspettano che a rispondere sia un Parlamento che rifiuta di ricevere sia i sacrifici umani che le  pressioni di un corpo martoriato.Fatela la giustizia.E senza supplenti.

Il degrado degl’inquirenti

Il degrado degl’inquirenti

Parliamoci chiaro : la storia di Abdel Fami Marzouk pareva fatta apposta per  scriversi da sè.Titolo :”Uccide e brucia tre donne e un bimbo”, e nell’occhiello: “Si cerca il convivente, un tunisino scarcerato con l’indulto”, “Strage in famiglia: era fuori per indulto”, e nel sommario: “Sotto accusa un immigrato”.Per il resto poteva andare benissimo lo schema  precotto: il tunisino era un poco di buono, era stato in carcere e poi in comunità per droga, lei, la moglie, lo aveva sposato contro il parere dei suoi e poi si era pentita. E lui non si rassegnava. Venuto fuori con l’indulto, fonte di ogni guaio del nostro ordine pubblico, si è vendicato così ferocemente.

Siccome poi si scopre che non era niente vero,Sandro Curzi stamattina sul Manifesto (“La strage di Erba e il degrado della notizia”) se la prende con le condizioni disastrose in cui sono costretti a operare i media, tanto disastrose da rendere difficile lo svolgersi della professione di giornalista con una qualche dignità.Fin qui niente da eccepire, tranne il fatto che in tutta questa storia non vengono affatto nominati  gl’inquirenti, i quali sono andati a colpo sicuro, tant’è che prima è stato indagato (e consegnato al pubblico ludibrio) il “colpevole” e poi si è provveduto a verificare se poteva davvero essere stato lui. A quanto pare, le testimonianze che scagionavano Abdel sono arrivate subito, quelle per cui lui si trovava in Tunisia e perfino quelle che raccontavano tutt’altra storia sulle relazioni in quella famiglia: la moglie non si era affatto stancata di lui, lo amava e continuava a sostenerlo come aveva fatto nei momenti più duri. Lui non era mai stato violento con il figlio né con la suocera. Anche il suocero, nel suo dolore, lo scagionava.
Sarà il caso d’interrogarsi  se una tale deroga alle regole della discrezione e della presunzione di innocenza sarebbe stata mai praticata dalla polizia e dai magistrati se il sospettato fosse stato un italiano.La risposta è fin troppo ovvia,sarà il caso di evidenziare anche  questo degrado

Imprevedibili ermellini

Imprevedibili ermellini

Finisce qui. Con una decisione alquanto sorprendente la Cassazione cancella i processi e le sentenza di primo e secondo grado dell’affaire SME (cinque anni di condanna per Previti, sette per il giudice Squillante, quattro per l’avvocato Pacifico).Milano, secondo la Suprema Corte non era sede competente ,il quid  sta probabilmente nel luogo in cui sono avvenuti i pagamenti in denaro ricevuti da Squillante e nel fatto che il resto degl’imputati fosse residente a Roma. Gli imputati e Cesare Previti innanzitutto, avevano eccepito l’incompetenza degli uffici di Milano nell’udienza preliminare e al Tribunale della Libertà,contro il primo grado e nel processo d’appello .Ancora la Suprema Corte nel 2003, quando è stata interpellata  aveva stabilito che Milano era competente a decidere quel caso.Ora nell’ultimo decisivo atto il ripensamento,la Cassazione smentisce se stessa dimostrando una volta di più, come la Giustizia Italiana non riesca a rispettare e osservare la prevedibilità, che con l’uguaglianza giuridica,l’imparzialità,il carattere non arbitrario,è un valore essenziale di una buona amministrazione giudiziaria.E’ l’imprevedibilità della decisione della Corte Suprema,la sua contraddittorietà rispetto a decisioni analoghe degli stessi giudici di leggittimità, che sprigiona aria di compromesso.I giudici non se la sono sentita  ne’ di confermare le condanne, ne’ di cancellarle, ne’ di modificarle.L’incompetenza territoriale deve essere apparsa un utile modo per lasciare che le cose finiscano da sole senza assumersi l’onere di giudicare le responsabilità degli imputati.In attesa di conoscere le motivazioni, non sembra essere questa una buona giustizia.Ora si torna a Perugia per chiudere la storia giudiziaria di Previti con un finale oramai classico : la Prescrizione.Nel nome della Legge.

Allarme sociale

Allarme sociale

La decisione della Procura di Roma di indagare il direttore di Diario, Enrico Deaglio, per un reato, “la diffusione di notizie false, esagerate e tendenziose atte a turbare l’ordine pubblico”,  emana lo sgradevole sentore del codice Rocco. Libro e Dvd- inchiesta sono stati scandagliati a dovere e ne sono emersi, in questi giorni, i punti deboli.Tuttavia nessuno, a quanto sembra, è ancora riuscito a spiegare come mai il crollo del numero schede bianche si sia verificato in maniera uniforme su tutto il territorio nazionale. Ma ammettendo pure che l’inchiesta giornalistica non sia stata condotta alla perfezione (cosa che è da provare ) e non abbia risposto ai criteri anglosassoni reclamati da Giuliano Amato e che gli autori siano giunti a conclusioni sbagliate, in cosa consista la fattispecie di “allarme sociale” non  è del tutto chiaro.Se dovessero affermarsi i criteri stabiliti dalla Procura di Roma, dovremmo cominciare dedicare una Sezione Speciale, per tutti i giornalisti che esagerando,per esempio, con le notizie sull’influenza,la mucca pazza e la Sars hanno messo in agitazione migliaia di persone .E’ vero che i giornalisti non possono scrivere impunemente cose false, ma il ricorso alla fattispecie generica  delle notizie “esagerate e tendenziose” va ben oltre i reati di diffamazione e relativi procedimenti civili di risarcimento danni. La verità è che l’inchiesta giudiziaria sull’inchiesta giornalistica, sa di paternalismo e di censura e come se non bastasse, di pregiudizio.In tutta questa storia infatti ,rimane in piedi un dubbio : come mai se Deaglio denunzia i brogli viene indagato e se la stessa denunzia fa Berlusconi con CDL al seguito,come è accaduto dopo il 9 aprile, non succede niente?