Archivi catalogati in: La fabbrica del cinema

Che bellezza

        It’s time era lo slogan che campeggiava sui manifesti di  Twelve years slave in vista dell’Oscar.Come dire che sarebbe stata ora di premiare un film che dicesse le cose come stavano e forse stanno ancora. Dimenticare dunque la visione della schiavitù  romantico hollywoodiana by Gone with wind  – senza però tralasciare Mandingo – per essere pronti ad affrontare una realtà fatta di ingiustizia e violenze di ogni tipo, laddove si racconta con insostenibile … continua a leggere »

Catalogato in La fabbrica del cinema, Oscar 2014 | 20 Commenti

Più oltre

Nicola è oltre.Lo sbatte in faccia ad Antonio che ironicamente  – ah già tu sei oltre – conviene. Il battibecco procede e, nella foga, il limite dell’oltre  si sposta verso un più oltre non meglio specificato.Nel prosieguo del film si capirà come quell’oltre a tutti i costi renderà  Nicola la rappresentazione della Sconfitta esistenziale e politica dell’intellettuale di provincia, pronto a imporre sacrifici pesanti ai famigliari in nome di battaglie velleitarie e di un narcisismo … continua a leggere »

Catalogato in il Fenomeno®, La fabbrica del cinema | 4 Commenti

The Count

      Not mine, sir. I’m an American citizen and I don’t give a hootenanny God damn about your nitpicking limey laws. I intend to broadcast from this ship 24 hours a day until the day I die. And then for a couple days after that.   Il ricordo è una voce incredibile e una gran naturalezza.L’impressione di una persona garbata, frettolosamente – e a torto –  bollata come poco avvenente. Continuerà a trasmettere … continua a leggere »

Catalogato in La fabbrica del cinema, Se ne sono andati | 8 Commenti

Blue moon (without a dream in my heart without a love of my own)

       Ingredienti di un film riuscito :    Raccontare un  Dalle stelle alle stalle senza che il più piccolo spiraglio di  redenzione attenui la caduta. Servirsi di un montaggio  a cuci e scuci, ritaglia e ricuci funzionale ad un racconto tutto giocato intorno alla decostruzione del  personaggio principale. Avere nella testa Tennessee Williams e nelle corde A streetcar named desire. Alludere alla Contemporaneità con durezza che sfuma appena in ironia. Affidare il tutto ad … continua a leggere »

Catalogato in La fabbrica del cinema | 2 Commenti

Ruote carri & tir (due)

  Jared ringrazia – I chili persi da Mc Conaughey – celebrati almeno quanto quelli presi da De Niro per fare Jake LaMotta – qui non c’entrano. L’ interpretazione è talmente concentrata a rendere insopportabile e ripugnante  Ron Woodroof  che la spettrale magrezza diventa un dettaglio. Texas, metà anni 80, quelli in cui l’AIDS era chiamata peste del millennio, veniva associata all’omosessualità e mieteva vittime  non solo per l’HIV ma anche per  paura, pregiudizi e … continua a leggere »

Catalogato in La fabbrica del cinema, Romafilmfest 2013 | Lascia un commento