Ruote carri & Tir

Prima festival, poi festa, poi festa trattino festival, larghe intese dove ti giri ( l’ anno prossimo chissà, sempre nella speranza che a qualcuno non venga in mente di chiamarlo  Sagra) E ad ogni  cambio un sobbalzo legato alla destinazione d’uso e alla politica invadente con ovvio codazzo di polemiche. Stavolta meno: meno sponsor ma anche meno sventolii di amministratori locali  sul tappeto rosso,  il che è sempre bene, mentre problemi più urgenti – crisi, debiti, magro bilancio, chiusura delle sale  –  devono aver suggerito una moratoria  almeno per  gli  smaniosi confronti con Venezia o con Torino. 

Un festival trattino festa più dimensionato ma non per questo privo di carattere laddove  German, Tsui Hark e Demme convivono con Spike Jonze,  l’incandescente Lawrence e l’aereoplano Dusty senza che un orribile effetto minestrone – o mercatone –  intervenga sciupando l’armonia di un cartellone che si è rivelato festivaliero ben oltre le aspettative e soprattutto in sintonia  con questa che, per cospicua presenza di gente che lo fa e che lo va a vedere nelle sale, resta Città di Cinema.

Maciste! E poi mostre, tavole rotonde, incontri con il pubblico e retrospettive.Imperdibile Ercole alla conquista degli schermi. Omaggio al Peplum, generone delle mirabolanti imprese, delle galere e dei culturisti platinati e intinti all’olio. Per chi se la fosse persa  o volesse continuare  all’infinito il divertimento nel segno della fiction che più fiction non ce n’è,  il libro dei curatori Della Casa  e Giusti  Ercole alla conquista degli schermi (accorrete).

 

Ruote e carri – Apertura  con  recitatissima commedia italiana. Sembra  sia questo il genere che sappiamo – sapevamo? – fare e che ci caratterizza meglio.E poi tutti a dire: ma perché non una commedia ai festival ? Ed eccoci accontentati : 

Storia – non in concorso –  di un italiano nell’ultimo trentennio  che scorre  sfiorando le tappe di rito ,  terrorismo, craxismo – splendori e fine rovinosa – tangentopoli  e irresistibile ascesa berlusconiana. Di tutta questa materia – o analoghe, variando il trentennio –  in passato si è fatto di  meglio e si sarebbe potuto anche stavolta. Viene subito  in mente  Jonathan Demme,  domenica scorsa all’auditorium, in occasione di una frequentatissima e istruttiva Masterclass : al cinema se non sai raccontare sono guai! Laddove raccontare sta per la fatica collettiva – sceneggiatori, direttori della fotografia, tecnici e non solo attori e registi  – di mettere mano ad una storia  forte. Ecco, questo è proprio quel che manca all’Ultima ruota del carro e che ne indebolisce l’impianto non consentendo al racconto di andare oltre la prova dignitosa. Germano, Memphis e qualche battuta divertente non bastano (più).  Ora che ci siamo meritati Alberto Sordi – che comunque era sempre  Alberto Sordi – che  altro ci dobbiamo meritare?

Cinema su gomma non è Duel, non è Convoy non è Umlauf der Zeit (manco fosse facile replicarne i fasti). E’ Tir, un documentario on the road alla maniera di GRA. Quindi con intarsi di fiction ben messi. Un insegnante croato si fa camionista per ragioni economiche.Vita dura a tappe forzate ma soprattutto il paradosso di vivere la separazione proprio da quella famiglia  cui vorrebbe regalare benessere, sono il prezzo da pagare.Regia di  Alberto Fasulo che con Rumore bianco ci aveva fatto innamorare del Tagliamento.Quattro anni di lavorazione con peripezie tra scrittura e cambi di attori in corsa si vedono tutti. Realizzare qualcosa di diverso accennando al presente, si può. Il box office, anche in tempi di crisi,  non è tutto. Vince – anche se non convince proprio tutti – il Marco Aurelio d’oro con tutto il cavallo.

 

 Ma nonostante la fitta schiera di film indipendenti e l’immancabile giapponeseria o cineseria,  la domanda fondamentale è : lo star system è morto ?

Da non dormirci la notte, altro che chiusura delle sale  e direzione del futuro  festival trattino festa vacante. Certo chi ancora si strugge nel dilemma non deve aver visto la guerriera Lawrence dirigere dal red carpet e  con mano ferma la hola dell’ acampada – ventiquattr’ore di attesa sotto le tende e la pioggia – di ragazzini giubilanti, né l’altrettanto, se non di più, indomito parterre di piccolissimi che ha presenziato l’anteprima di Planes. Futura umanità  in rumoroso deliqio per Dusty,l’areoplanino intruppone con le vertigini.Il divismo è salvo per tutta la prossima generazione.

 

Essere Scarlett the voice Johansson la fidanzata ideale per Theodore introverso e solitario scrittore di lettere per conto terzi – un mestiere del futuro, dicono – è un sistema operativo senziente che per quel che può – e può, come si vedrà, parecchio –  si occupa di lui, lo accudisce amorevolmente, s’interessa alla sua vita.La voce attraverso la quale il sistema si esprime abita in uno smartphon e si chiama Samantha. Racconto della costruzione di un amore con tutti i crismi – tutti meno la presenza –  tra due vere e proprie anime gemelle con elencati, in piacevole e curato dispiego, uno ad uno,  i  temi cari alla filmografia di  Jonze. Elogio dei doni  che la tecnologia ci offre : immaterialità  che non scalfisce il senso di appartenenza.Los Angeles del futuro morbida nei colori  ed elegante per strutture – e dunque irriconoscibile – a fare da sfondo, Phoenix abile nel rendere lo spaesamento dell’innamorato – finalmente! –  corrisposto, Johansson ovvero la di lei voce – solo quella – a compensare ampiamente l’Assenza con tonalità musicali e pause ruffiane q.b. Padroni entrambi  del red carpet osannante, lui insolitamente comunicativo in abito scuro e scarpe da tennis, lei in corto – basta con le palandrane strascicate da matrona – stampato a medaglie, si aggiudica il premio per la migliore attrice. (guai a doppiarla).

Segue..

 

 

 

L’ultima ruota del carro è un film di genere commedia della durata di 113 min. diretto da Giovanni Veronesi e interpretato da Elio Germano, Ricky Memphis, Alessandra Mastronardi, Virginia Raffaele, Massimo Wertmüller, Maurizio Battista, Francesca Antonelli, Francesca d’Aloja, Matilda Anna Ingrid Lutz, Elena Di Cioccio.Prodotto nel 2013 in Italia e distribuito in Italia da Warner Bros

 

Tir è un film di genere documentario della durata di 85 min. diretto da Alberto Fasulo e interpretato da Branko Završan, Lucka Pockaj, Marijan Šestak. Prodotto nel 2013 in Italia.

 

 

Her è un film di genere commedia, drammatico, romantico, fantascienza della durata di 120 min. diretto da Spike Jonze e interpretato da Scarlett Johansson, Olivia Wilde, Rooney Mara, Amy Adams, Chris Pratt, Joaquin Phoenix, Portia Doubleday, Matt Letscher, Sam Jaeger, Cassandra Starr.

Prodotto nel 2013 in USA e distribuito in Italia da Bim Distribuzione.

Questo post è catalogato in La fabbrica del cinema, Romafilmfest 2013. Vai al permalink.

2 Commenti

  1. Lilas commenta:

    Come sempre commenti raffinati. Mi attirano Tir e Her. Ovviamente anch’io mi sono domandata”Ma nella versione per le sale ( che suppongo sarà doppiata…) la presenza della Johansson sarà annullata?

  2. Sed commenta:

    Non risultano movimenti doppiatori,la copia che ho visto io era sottotitolata e funzionava abbastanza bene.Spero tengano quella, altrimenti la povera Rosetta Johansson (che è tanto simpatica) sparisce del tutto.
    Poi ci sarebbe anche il film di Demme da Ibsen.Ma quello lo racconto quando esce.

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