Pasolini prossimo nostro

E’ il 1976,Pasolini gira un film tratto da De Sade.Il set,una villa ai tempi della Repubblica di Salò, è uno di quelli “difficili”, un’ atmosfera cupa accompagnerà tutta la lavorazione, anche la troupe solitamente vivace e caciarona, avverte un senso di pesantezza .Pasolini ammette una sola fotografa, si chiama Barbara Berr, scatterà circa novemila foto di cui però il regista non autorizzerà la pubblicazione.

“Pasolini prossimo nostro” ,titolo ripreso da un testo di Klossowski “Sade mon prochain” che si trova  nella bibliografia di “Salò le 120 giornate di Sodoma”, è il  bel documentario di Giuseppe Bertolucci che  fa rivivere l’ombrosità di Pasolini e la sua generosità di linguaggio, attraverso un lavoro di selezione basato su materiale d’archivio.Un’opera  su “Salò” ,decostruita attraverso le foto di scena della Berr Una riflessione  sul passare del tempo e la rimessa a punto dei percorsi ideologici.Pasolini nel 1976 aveva già parlato di violenza,di bullismo delle bambine violentate con riti Maya,dei teocon  e del trash.Ne parla in particolare in questa intervista filmata concessa al giornalista Gideon Bachman che sarà pubblicata su “Sight and Sound” “Nel mio film c’è molto sesso, ma il sesso che c’è nel film è il sesso tipico di De Sade, che ha una caratteristica sado-masochistica. Questo sesso ha una funzione molto precisa nel mio film, quella di rappresentare cosa fa il potere del corpo umano: l’annullamento della personalità degli altri, dell’altro. … il sesso ha una grande funzione metaforica … metafora del rapporto tra potere e coloro che ad esso sono sottoposti … C’è una frase in particolare che faccio dire ad uno dei personaggi del mio film: “là dove tutto è proibito si ha la possibilità reale di fare tutto, dove è permesso solo qualcosa si può fare solo quel qualcosa “ Rievoca i giorni da lui stesso vissuti nel Friuli “annesso burocraticamente alla Germania: si chiamava Litorale adriatico. Qui ho passato giornate spaventose: qui c’è stata una delle più dure lotte partigiane (nella quale è morto mio fratello), qui i fascisti erano dei veri e propri sicari” .

Tuttavia ad una sollecitazione di Bachman, risponde di non credere che i giovani potranno capire la lezione del film perchè “hanno nuovi valori“:Di questo torna a parlare Pasolini,dell’ideologia consumista imperante per permissivismo con le sue concessioni dall’alto e che tutti sono obbligati a seguire (cos’è tutto questo romanticismo improvviso delle coppie che tenedosi per mano se ne vanno a comperare alla Rinascente o all’Upim?).Analizza il colonialismo e il cristianesimo,il ruolo dell’intellettuale e lo sfascio della società e intanto dietro alle sue parole,si susseguono le abbaglianti foto di scena di Deborah Berr.Ma quel che più attrae è il punto di vista non filosofico,non sociologico ne’ antropologico ma poetico,come se il fulcro del pensiero di Pasolini ivi incluso il suo lavoro di regista, ruotasse tutto intorno alla creazione di un armamentario poetico tale da sprigionare quella libertà creativa che fu di Medea film che, come ha più volte detto Bertolucci, non solo non riusciamo più a realizzare ” ma neanche a pensare

“Pasolini prossimo nostro” è un film di Giuseppe Bertolucci prodotto dalla Ripley’s Film su materiale d’archivio di proprietà della Cinemazero

Questo post è catalogato in La fabbrica del cinema. Vai al permalink.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

 

This site uses Akismet to reduce spam. Learn how your comment data is processed.