Arduo da vedere il lato oscuro è

La piccoletta sullo sgabello osserva da dietro le quinte la mamma che ringrazia il pubblico dopo un’esibizione. Sotto al caschetto, allora detto alla bebè come del resto le scarpine e il cappotto, si intravede un’espressione compiaciuta. Anni dopo, quella ragazzina scriverà che seguire le orme materne è stato interessante.

Interessante è un aggettivo curioso se applicato alla lunga teoria di stati d’animo contrastanti che accompagnarono episodi non sempre lieti.

E infatti  la piccoletta non ci sta alla rappresentazione della madre ingombrante con relativa figlia  fragile, sceneggiatura del resto fin troppo risaputa, da quelle parti come altrove. Così, divenuta a sua volta attrice e autrice, risolverà con ironia quel che sembrava destinato ad essere uno script hollywoodiano come un altro.Ironia pagata a caro prezzo, certo, ma tant’è. Straordinaria Carrie.

E ora che anche a Debbie  è stato presentato il conto finale,  la natura di quel legame è presto detta. Come una buona sceneggiatura che si svela a poco a poco. Madri ingombranti e figlie fragili e viceversa, qualunque sia la combinazione …arduo da vedere il lato oscuro è.

Catalogato in La fabbrica del cinema, Se ne sono andati | 2 Commenti

Principessa per l’eternità

(Rest easy, Carrie)

Catalogato in La fabbrica del cinema, Se ne sono andati | 2 Commenti

Doña Sonia : saudade e ironia della sorte

 

Lungomare di Recife sfigurato da una speculazione edilizia invasiva, un palazzetto azzurro elegante e un po’ fané  circondato da una selva di brutti grattacieli resiste grazie alla caparbia determinazione dell’unica inquilina rimasta. L’assedio cui è sottoposta Clara ha le fattezze di cospicui assegni dell’Immobiliare che  vorrebbe rimpiazzare la piccola costruzione chiamata Aquarius con il solito mostro a non so quanti piani ma anche di amici, parenti, figli che insistono perché accetti l’offerta.

Ma qui non si tratta di quattrini, quella casa  luminosa con vista sull’oceano custodisce memorie e oggetti di un passato e di un presente  che rappresentano  la sua Storia. E a quella proprio non può rinunciare.

Meraviglioso elogio dell’età forte vissuta rivendicando per sé ogni diritto e della capacità di non arrendersi, di non lasciarsi – che siano malattie terribili , lutti, o speculatori –  travolgere dagli eventi. Il regista Kieber Mendoça Filho  traccia il ritratto affettuoso e dettagliato  di una donna matura che non rifiuta la modernità ma che non scende a patti con tutto ciò che ha portato il mondo all’attuale rovina.

Cannes 2016 : Sonia Braga si avvia verso la proiezione di Aquarius  volteggiando sul red carpet, la sua stola di voile rosso come l’abito  compie mille volute simulando un incendio. Extrasistole a grappoli dei presenti folgorati dall’ attrice ultrassessantenne che se ne infischia del tempo. E’ lei Clara. Che non avrebbe potuto trovare interprete più appassionata.

Come se non bastasse il  falò,  sulla montée l’intero cast di Aquarius inscena la protesta contro l’impeachment della presidentessa Dilma Roussef con cartelli che denunciano di fronte alla stampa internazionale  il tentativo di golpe.

In patria il film non sarà gradito al ministro della cultura Marcelo Calero che definirà quelle proteste puerili. Ma 

Le Monde  di qualche giorno fa riferisce la notizia di dimissioni rese dallo stesso Calero che ha confessato di non poterne più delle pressioni di un esponente importante  del governo intenzionato a lasciar costruire un grosso complesso immobiliare a Salvador de Bahia.

Ironia della sorte e una minuscola soddisfazione per Clara- Sonia e per tutta la troupe

 

 

 

Aquarius è un film di Kleber Mendonça Filho. con Sonia Braga, Maeve Jinkings, Irandhir Santos, Humberto Carrão, Fernando Teixeira Drammatico,  durata 140 min. – Brasile 2016. – Teodora Film

 

Catalogato in Cannes 2016, La fabbrica del cinema | 1 Commento

Il futuro è una palla di cannone accesa (e noi lo stiamo quasi raggiungendo)

ma-loute

 

Sarebbe utile se il composito fronte del No , dichiarasse una volta per tutte quale idea di riforma avrebbe intenzione di proporre, in un prossimo futuro, per il necessario – a detta di tutte le componenti – ritocco alla Costituzione più bella del mondo con annessi CNEL e titolo V (più belli del mondo).

La campagna referendaria troppo impegnata in sottili calcoli di tragiche ricadute non è stata esaustiva come avremmo voluto ma al cospetto di una vittoria tanto netta, le diverse compagini non dovrebbero sottrarsi a questa legittima curiosità.

Così …tanto per capire se il premierato forte di Berlusconi,  l’elezione diretta del Presidente della Repubblica, cara alle destre più destre, ovvero l’introduzione di un bell’articolo sul Mandato Imperativo, irrinunciabile secondo  Quelli delle Stelle, possano combinarsi e rendere meraviglioso ciò che è già bello di suo.

Temo che la domanda rimarrà inevasa. Nel senso che il voto è stato politico e non nel merito – noioso ed ostico, a dire il vero, ma non di impossibile comprensione – e, intestandosi Renzi  i meriti della riforma, non è parso il vero ai detrattori di farne una questione di pro o contro il Premier e l’operato del governo.

In parole povere del Senato più bello del mondo non gliene è  importato un accidenti a nessuno.Comprensibilmente, se si pensa a quanto possa essere più eccitante e senza impegno l’esercizio del tiro al piccione.

Ho votato SI  ritenendo la riforma non straordinaria né esiziale e, a meno di un forte corollario legislativo nei decreti attuativi, dalle ricadute neutre sui nostri destini.Nessuna legge è salvifica di per sé.Occorrono volontà politica e vigilanza per far funzionare una Regola. Parimenti : niente è scolpito nella pietra e ogni legge che si rispetti ha bisogno di un significativo periodo di rodaggio.Titolo V docet.

Tuttavia  da non- renziana non ho riconosciuto nel fronte del No ragioni che potessero contenere le mie perplessità. Contro Renzi Presidente del Consiglio ho critiche ma anche apprezzamenti e comunque ritengo gran parte delle sue scelte fortemente segnate da fatti contingenti.

Ho votato SI per il fondato timore che il vuoto che ci attende non sarà certo riempito da istanze di sinistra ma da fibrillante ansia seguita da domanda autoritaria che troverà immediata risposta.

Il Dio di tutti i suffragi  sa quanto vorrei sbagliare.

 

Nell’illustrazione un fotogramma di Ma Loute di Bruno Dumont

 

 

 

 

Catalogato in Nuovo Palazzo | 14 Commenti

Cominciamo da qui.. (era di maggio)

 

Cannes 2016 Ken AfpB375D-081-kCvB-U150795754757npE-620x349@Gazzetta-Web_articolo…e  cioè  dalla Palma 2016 vinta a fronte di un cartellone ricco di  ragguardevoli presenze da Ken Loach che amiamo e  non solo per devozione alla Causa. Perché come dice lui un altro mondo è necessario e il suo essere ex nuovo cinema inglese, il suo fare film de sinistra buoni anche per spettatori de destra, il suo appassionato esaltare il popolo contro i potenti pone in second’ordine la rinuncia ad una narrazione sofisticata, complessa magari pure un tantino criptica. Come si conviene ad ogni autentico prodotto da festival.

Parte dei mugugni che hanno accompagnato questo premio 2016 – che comunque nessuno ha avuto il coraggio di definire immeritato – era proprio dovuta  al racconto piano – non piatto – e forse prevedibile del rapporto di solidarietà tra un anziano carpentiere e una  madre nubile, disoccupati ed entrambi  privi di mezzi  per poter far fronte all’indigenza e alla pesantezza degli ingranaggi burocratici che presiedono quel che resta di un welfare sopravvissuto a tagli, privatizzazioni  e crisi.

Ecco. Quando si ha qualcosa di  importante da mostrare è necessario che il racconto proceda con naturalezza :  la materia, complicata di per sé, non ha bisogno di ulteriori artifici.

I Daniel Blake è uscito ad ottobre ed è tutt’ora nelle sale. Ma cos’ha di tanto speciale questa storia da indurre più di un commentatore a riannodarne i fili con quanto sta accadendo nel mondo?

Intanto i protagonisti : vivi e veri giustamente arrabbiati ma non inclini a trasformare il risentimento in generico  intento punitivo verso non meglio identificati poteri forti o classi dirigenti o élite. Loach – generoso di spiegazioni ai margini della proiezione di Cannes, in conferenza stampa e persino nel discorso di premiazione – individua con precisione i soggetti in campo, le responsabilità e, senza avere la pretesa di farsi portavoce di un (altrettanto non meglio identificato) popolo, suggerisce possibili  vie d’uscita per esempio chiedendo  alla sinistra di fare la sinistra recuperando i propri valori peculiari, uno tra tutti la Solidarietà.

Sembra poco. Sembra romantico, sembra sentimentale, sembra retorico e, in epoca di cinismo spacciato per senso della realtà e di  irrisione per ironia, sembra anacronistico. Soprattutto se lo vai  a raccontare  a quelli  che stanno relegando il significato del termine Solidarietà nel calderone del politicamente corretto,indispensabile supporto culturale tornato  in grande spolvero ad accompagnare – come ti sbagli – i recenti successi elettorali della peggiore destra, ovvero per fornire avalli a vaneggiamenti  di muri, espulsioni e respingimenti a vario titolo.

La Solidarietà – vale per tutti gli Sconsolati Cercatori  di differenze tra schieramenti – è invece un Valore dirimente ogni dubbio tra la natura della destra e quella della sinistra, costituisce di per sé un criterio guida cui uniformare programmi di governo ed è una buona chiave – sempre a proposito di Cercatori,speriamo un po’ meno sconsolati – per una ripartenza.

Era di maggio, vigilia del referendum inglese sulla permanenza in Europa e Ken Loach non ebbe dubbi nel sostenere pubblicamente il remain : sarà anche criticabile e perfida  quest’Europa  del rigore e del neoliberismo  ma rimanere avrebbe significato darsi la possibilità di cambiare le cose  da dentroHa detto proprio così : da dentro

Poi, contro ogni previsione, è andata come è andata. Sapienti e analisti ci hanno raccontato la storia (anche vera) di una sinistra chiusa in se stessa ed inadeguata a rappresentare sogni e bisogni, aspirazioni e necessità e via  divagando di popoli in rivolta contro élite, caste e classi dirigenti di qualunque risma. Era di maggio e  da allora quel diluvio di parole non ci ha più abbandonato.

Così mentre qualcuno aveva già cominciato ad insinuare che populismo non è poi un termine così negativo (pure?), è tornato a  soccorrerci Ken Loach con la visione esatta di come stanno le cose. Un poco di respiro nel blob ritrito del di tutta l’erba un fascio.

Saranno anche obsoleti e dunque inadeguati alcuni strumenti con i quali ci ostiniamo a leggere la Realtà ma ogni analisi che non poggia  su adeguati distinguo porta diritta ad un’ indigesta, inservibile  marmellata :  il popolo non è una massa  che si esprime con una sola voce come pure  le classi dirigenti non sono tutte uguali. Con simili premesse, l’idea di buttare tutto all’aria, naturale esito di ogni populistico programma,  lungi dall’essere autenticamente rivoluzionaria, involve in progetti reazionari.Gli esempi non mancano.

Credo che la filiera delle sconfitte non sia completata, armiamoci di pazienza : altre ne arriveranno ma varrà ogni volta  la pena di riflettere su quanto indicato dal vecchio regista inglese.Che amiamo.E non solo per devozione alla Causa.

 

 

I, Daniel Blake è un film di Ken Loach. Con Dave Johns, Hayley Squires, Dylan McKiernan, Briana Shann, Kate RunnerDrammatico, durata 100 min. – Gran Bretagna, Francia 2016. –

 

Catalogato in Cannes 2016, La fabbrica del cinema | Tagged | Lascia un commento