Gillo ( le donne, i cavalier…)
Cinque film e mezzo,tanto per adottare il sistema di computo felliniano, non sono una grande produzione, soprattutto se si pensa a quali opere avrebbe potuto realizzare il talento di Gillo Pontecorvo se solo fosse stato meno pigro, meno bisognoso d’innamorarsi ogni volta del progetto, ma anche se avesse trovato produttori coraggiosi , determinati , pronti a investire sul suo impegno di uomo di cinema e di artista fortemente calato nella realtà. Le condizioni di libertà creativa necessarie perché il nostro mestiere possa essere anche arte sono sempre più rare diceva e non a torto . Pochi film ma molta attività nel settore, dalla Presidenza della Mostra di Venezia a quella di Cinecittà sempre imprimendo al proprio lavoro un marchio inconfondibile e innovativo con attenzione particolare ai giovani autori e , pur non amandole, alle nuove teconologie. Infine tra gli ultimi impegni, quello con Cinema nel Presente, l’associazione tra cineasti (da Salvatores a Monicelli a Scimeca a Scola) coordinata da Citto Maselli , alla quale si deve tra l’altro Un mondo diverso è possibile , film collettivo sulle giornate di Genova 2001 .Una lavorazione affrontata da Pontecorvo con entusiasmo e curiosità, nella convinzione tutta moderna che il documentario,genere trascurato in Italia,dovesse avere una parte importante nel futuro del Cinema. Stasera, con la proiezione del documentario Gillo , le donne i cavalier, l’arme e gli amori , al Parco della Musica, ricordiamo Gillo Pontecorvo festeggiandolo nel giorno della sua nascita. Lo stesso documentario sarà trasmesso dalla 7 stasera alle 23,30.





Sia lode dunque a Roberto Faenza per questo suo lavoro di pregevole , come è nel suo stile, fattura e di stringente attualità. Opportunismo, trasformismo, ipocrisia nell’indagine spietata delle dinamiche relative al periodo postrisorgimentale ma senza nostalgie del mondo che muore (tanto non muore) e senza giustificazionismi,con cattiveria e aggressività,la missione di Faenza di raccontare anche quel che succede oggi,raggiunge lo scopo.Nonostante la Critica che probabilmente non gli perdona le polemiche con la Festa del Cinema che non ha voluto destinare i Vicerè alla propria programmazione e che quasi unanimemente ha storto la bocca . Tutti amiamo la Festa, meglio se si evita di trasformarla in un Sancta Sanctorum intoccabile ma soprattutto tutti amiamo la verve di Faenza. Che fa bene al Cinema.
