Oh Georges (C’est dur d’etre aimè par de cons)

Oh Georges (C’est dur d’etre aimè par de cons)

Al cuore non si comanda e dunque, prima di raccontare delle complicate circostanze che hanno portato Georges Wolinski,  il  garbato e affascinante signore  dell’immagine qui sopra, a Cannes, dirò del suo talento e di come grazia, eleganza, tratto lieve e senso artistico, pur messi al servizio di cause feroci e mortifere quali la guerra dei sessi e l’intramontabile maschilismo, riescano spesso nella non facile impresa di neutralizzarne i devastanti effetti. Se satira dev’essere, satira sia, anche a rischio di sfiorare argomenti che per istinto falsamente ideologico, si vorrebbero trattati con maggior rispetto. Tanto Georges con tutti quei porconi laidi e allupati non la conta affatto giusta e come spesso capita in queste circostanze è il disegno e non le battute a rivelare da quale parte pende l’autore. E poi c’è una qualità che su tutte spicca e che lo rende unico : l’imprevedibilità. Non è poco se si pensa alla semplicità delle pulsioni su cui fa leva la satira e all’inevitabile senso di scontato  che spesso produce il voler strappare la risata facile a tutti, e a tutti i costi.

Wolinski del resto, è sempre stato irrefrenabile fin dagli esordi, così  dopo aver fondato giornali sovversivi come L’Enragè; – dodici numeri distribuiti a mano a Parigi, anno di grazia 1968, più esplosivi di cinquanta molotov confezionate con amore  educato i suoi istinti peggiori in accademie quali Hara Kiri, subtitled Journal bête et méchant, poi trasformatosi, per un combinato disposto di disgrazie economiche e immancabili noie legali prima in Hara Kiri hebdo e infine in Charlie Hebdoet pourquoi pas Charlie Hebdo? disse monsieur Wolinski ad una cena costituente la nuova creatura editoriale –  il nostro caro Georges si ritrova in tribunale con tutta la redazione. Esperienza non nuova certamente ma questa volta non è il ministero degl’Interni che chiama a render conto di questo o quel misfatto ma nientedimeno che la Moschea di Parigi,l’Unione delle Organizzazioni Islamiche in Francia e la Lega Islamica Mondiale. Tombola.


Tutta colpa di una copertina di Charlie Hebdo disegnata da Cabu, in cui un Maometto di nero vestito, sopraffatto dagl’integralisti e al colmo della disperazione, mormora la frase c’est dur d’etre aimè par de cons che poi è anche il titolo del documentario che ha portato Wolinski, Philippe Val ed altri a Cannes per la presentazione ufficiale di sabato scorso.Si tratta della cronaca di quel  processo nei tre giorni in cui si avvicendarono testimoni eccellenti, uomini politici – da Hollande a Bayrou senza contare i telegrammi di sostegno dell’allora candidato presidenziale Nicolas Sarkozy –  più noti cineasti, noti disegnatori satirici e noti preti antisemiti. Una sarabanda assolutamente folle e godibile  anche se non si è appassionati di procedure, divertente per l’assemblaggio di momenti quasi teatrali in cui il diabolico avvocato maître Francis Szpiner – uno dei legali di Chirac, si scoprirà poi,  che ha assunto le difese della Moschea di Parigi preoccupato per eventuali ritorsioni islamiche sui francesi all’estero –  tenta il colpaccio invocando in aula la libertà d’espressione per tutte le religioni mentre alla sua controparte  maître Richard Malka non par vero di cogliere l’occasione per mostrare alla giuria le vignette islamiche su Benedetto XVI assai inquietanti per la verità. Ironicissimi ed elegantissimi – ed entrambi presenti a Cannes – i principi del foro parigino, un po’ meno la folla ripresa fuori del Palais de Justice, vivace e litigiosa, in verità. Ma tanto è inutile. Non è che si sia nella patria della Dichiarazione dei Diritti dell’Uomo, più volte ribaditi dal 1789 fino al 1948, così, per cambiar aria. La sentenza è di piena assoluzione perché la libertà di espressione è un caposaldo della democrazia. E gran trionfo per tutti – avvocati, disegnatori, redattori e regista – è stato anche al festival, dopo tutte quelle misure di sicurezza e quelle cautele, ci sarebbe mancato anche il flop : alla fine vincono coraggio spregiudicatezza, laicità e libertà d’espressione. Almeno in Francia.

 

C’est dur d’etre aimè par de cons è un film di Daniel Leconte  prodotto dalla Film en Stock; distribuito da Pyramide film. Francia 2008

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