En attendant la palme ( Mikhalkov)

Apre e chiude l’edizione 63 : il soldato Ryan. E siccome per Robin Hood lo sbarco dei perfidi francesi è stato da tutti interpretato come una scopiazzatura – o citazione, che poi più o meno è la stessa cosa  –  da Spielberg,  Nikita Mikhalkov, forse per tagliare la testa al toro,  ha  subito dichiarato che il suo Sole Ingannatore 2, molto deve proprio a Salvate il soldato Ryan. Chi l’avrebbe mai detto.

Confesso di amare molto il  Mikhalkov attore e regista. Meno l’uomo di cinema ma solo per la conduzione dell’Associazione dei cineasti russi, una sorta di Ministero che tra l’altro eroga fondi e che nella furia di far tornare i conti non è abbastanza prodigo con il cinema d’autore.


E poichè in quel Paese il settore vanta nomi dello spessore di Sokurov , Iosseliani, German e Todorovski, si capisce bene perchè tutti ce l’abbiano con lui, senza considerare  il fatto che i suoi film risultano essere invece copiosamente finanziati.


E come respinge  l’ineffabile Nikita ogni obiezione, prima fra tutte quella che col costo del Sole Ingannatore 2 si sarebbero potuti fare dieci film d’autore?


Ovviamente sostenendo di amare molto il cinema d’autore ma….. non si può mica sempre pensare all’elite. Non tutti possono vivere di ostriche c’è bisogno anche del pane e del burro per i più. Grandezza dell’anima russa.


Insomma questi detrattori sarebbero, a suo dire,  quattro gatti nostalgici dell’ assistenzialismo d’antàn. Questa sembra di averla già sentita, anche se Nikita non ha niente a che vedere con i Mostri di casa nostra. Almeno il genio dei suoi colleghi, lui lo riconosce.


Ciò detto Mikhalkov è un indiscusso maestro capace di conferire dignità anche alla piéce più banale. Questo suo straripante ed esoso kolossal, distante anni luce dalle atmosfere vagamente checoviane del Sole Ingannatore 1, risente del tocco e del mestiere di un grande regista.


Certo l’amor paterno decisamente deborda. Tuttavia una visione antiretorica ed antieroica di quella pagina di storia, considerata dal popolo russo, non del tutto a torto,  una delle più importanti della storia dell’umanità, richiede una certa dose di coraggio. A mostrare quel che c’è dietro a qualsiasi guerra – anche quelle più giuste e necessarie – in termini di dolore, sofferenze, privazioni, stupidità, paura, si rischia di scalfire un’immagine un po’ troppo – e pericolosamente – iconografica della cacciata di Hitler.


Un ristabilire le cose, dedicando l’intera operazione ai giovani che nulla sanno. Non sia mai dovessero pensare che la sconfitta dei nazisti sia stata solo opera dello sbarco in Normandia.


Ariecco il soldato Ryan che tanto piacque a Nikita da volerne fare una versione tutta all’opposto. Un film stalinista ? – come da stizzite note dei connazionali registi firmatari di petizioni al veleno – Non scherziamo.

E qui però ha ragione Nikita che stalinista non fu mai.

Bravo anche come interprete – ma non c’era da dubitarne – e brava anche Nadeja, sua figlia anche nella realtà,  che nel frattempo è diventata una giovane donna. Pare ieri che andò a ricevere l’Oscar per il Sole Ingannatore 1, in braccio a papà. Amor paterno 1 e 2.

E non finisce qui : è quasi pronta la seconda parte del Sole 2.


Burnt By The Sun 2: Exodus è un film di Nikita Mikhalkov del 2010, con Nikita Mikhalkov, Oleg Menshikov, Mikhail Efremov, Dmitriy Dyuzhev, Vladimir Ilyin, Nadezhda Mikhalkova, Andrey Panin, Viktoriya Tolstoganova, Angelina Mirimskaya. Prodotto in Francia, Germania, Russia. Durata: 141 minuti.


Questo post è catalogato in Cannes 2009, La fabbrica del cinema. Vai al permalink.

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