Grazie per il Mondo Nuovo (e per tutto il resto)

il mondo nuovo

Aveva deciso di non realizzare quel film di troppo che scalfisce la carriera ai cineasti più celebrati e per questo aveva smesso di girare. Ma non di esserci e di dire la sua : un bel libro a fumetti illustrato da Ivo Milazzo,un documentario su Fellini,il suo impegno, la sua parola ovunque fossero richiesti.

Leggeremo che come pochi Ettore Scola ha raccontato questo Paese. Molti lo hanno fatto, qualcuno  anche con grande efficacia, mai però  con quella capacità  speciale nel proporre un metodo di lettura che, fuori da ogni sicurezza auto-celebrativa, approdasse alla consapevolezza piena dei nostri limiti. Che poi è forse la chiave per una possibile ripartenza.

Il tema della fine di un’epoca assai presente in molti suoi film  si è rivelato un terreno particolarmente adatto a descrivere le paure,le nostalgie,le amarezze, le speranze, le disillusioni proprie delle fasi di passaggio.Sentimenti che formavano trama e ordito di vicende raccontate  in grande esattezza di contesti  con quel  talento narrativo che nella piccola storia ti lascia intravedere la Storia.

L’intero suo cinema è stato così : il piacere della visione e il divertimento poggiato su solide basi di scrittura e indagine.

Su precise istruzioni dell’Interessato si dovranno tenere a bada gli istinti celebrativi e la Retorica del Caro Estinto ma..il dispiacere è davvero tanto ed è probabile che non ci si riesca.E poi c’è il senso di gratitudine ad essere ulteriormente molesto.Grazie per Elide, per Antonietta, per Luciana, per Adelaide e soprattutto grazie per Sophie de La Bord.

Grazie per averci aperto gli occhi.

 

 

 

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Liberté

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La folle corsa di Anna, Sami e Claude nel tentativo di visitare il Louvre in meno di 9 minuti e 45 secondi, il madison improvvisato dai tre amici  in un bistrot, Parigi (coprotagonista) con la nebbia e infine il cuore del film : l’ inquadratura fissa  di Anna nel metrò mentre sullo sfondo passa casualmente l’indicazione di una fermata : Libertè.

Inutile tirare in ballo i Rafale,i droni, la religione, lo stile di vita e non so più cos’altro.I nostri autodichiaratisi  nemici hanno in odio proprio la conquista più difficile e impegnativa : la libertà.

Definendone il concetto con sostantivi prelevati dal vocabolario dell’oscurantismo più sinistro : blasfemia,idolatria, perversione, abominio, hanno colpito i luoghi del divertimento più innocente : lo stadio, un teatro, alcuni ristoranti.Obiettivi non casuali di una strategia precisa.

Che dire. Centoventisei morti impongono sobrietà e non starò qui a scomodare i costruttori di cattedrali o i maestri del libero pensiero per opporre l’importanza dell’opera loro alla barbarie distruttrice.

Tuttavia, se il lascito di maestri e costruttori preoccupa al punto di dichiarare una guerra  a mezzo mondo, significa che la forza di quell’eredità è ancora viva. Non farne tesoro significherebbe consegnarsi mani e piedi al Terrore e quindi al Ricatto.

La libertà di decidere come essere,come vivere e da chi farsi governare non è il trascurabile orticello  che non vale la pena di una strenua tutela. E’ gran parte di tutto quello che abbiamo e in cui dobbiamo tornare a credere qualora  avessimo smarrito, persi nei  distinguo e nelle nostre digressioni geo-politiche, il senso di un Bene da trasferire intatto a chi verrà dopo.

 

 

 

Bande à parte è un film del 1964 regia di Jean Luc Godard con Anna Karina, Sami Frey, Claude Brasseur

 

 

 

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Il cinematografo è una malattia ! (tre : certified fresh of 92%)

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I conti non tornano se la nipote scambia la Mistique Feminine della nonna con la mercenaria blu della Confraternita dei Mutanti Malvagi. Paul Weitz, regista di giocattoloni ben messi, lo sa e convoca Lily Tomlin – finalmente un ruolo da protagonista –  per raccontare una storia in cui si muovono  tre generazioni di donne da orlo della crisi di nervi. Tutta colpa della rivoluzione fallita o incompiuta o interrotta forse dall’ottenimento appagante delle piccole cose. Oppure da un testimone difficile da trasferire, con i tempi in continuo cambiamento e la necessità di reinventare formule e modi di essere

E anche se la giovane Sage, ingravidata dall’imbecille di turno, si affida alla nonna escludendo la madre, non c’è da compiacersi.L’ improvvisa elezione a punto di riferimento sottace tutta la disfunzione della famiglia in cui è stata allevata.

Elle è una dimenticata poetessa militante, vedova della propria compagna assieme alla quale ha cresciuto la severissima e inflessibile Judy, madre di Sage, nevrotica e troppo presa dal lavoro per potersi occupare della figlia cui distrattamente passa inutili preservativi. Il quadro si ricompone.

Storia di un viaggio alla ricerca dei soldi necessari per l’aborto della ragazza  – Where can you get a reasonably priced abortion in this town? – che Elle e Sage compiono in uno scontro generazionale ovvio ma niente affatto scontato. Irresistibile prova di Lily Tomlin – è la storia della sua vita, ci  ha raccontato Weitz nella Masterclass di Roma – incazzosa, autoironica, divertente,mai macchietta nonostante i tic della femminista d’antàn. Presentato al Sundance e a Tribeca, è arrivato alla Festa di Roma nella sezione Alice nelle città dedicata ai ragazzi. Certified fresh of 92 % on Rotten Tomatoes. Sarebbe gradito l’Oscar (cui la Tomlin è giustamente candidata).

 

Grandma  è un  film di Paul Weitz. Con Lily TomlinJulia GarnerMarcia Gay HardenJudy GreerLaverne Cox durata 79 min. – USA 2015.

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Il cinematografo è una malattia! (due : l’idea migliore)

 

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 Il lato nascosto del Genio, si direbbe.E se non fosse intervenuto Bret Easton Ellis, l’Eterno Rivale, a chiarire quanto fosse stronzo, vanesio, vuoto, sopravvalutato e pure repubblicano il molto – e con più di una ragione –  celebrato scrittore David Foster Wallace, non avremmo mai capito davvero il senso di questo film. A sua insaputa – ma poi chissà – e tra un insulto e l’altro, Easton Ellis ci spiega che The end of the tour altro non è che una discussione  sull‘Autenticità. Dunque,possiamo dedurre, non lo sbandierato ritratto celebrativo che il regista James Ponsoldt avrebbe tributato a Wallace di cui è devoto e sincero estimatore ma  una discussione sull’Io vero di una persona in rapporto con l’Io che si preoccupa di come il pubblico  metterà insieme false idee sul suo conto .Parola di  Easton Ellis. I Duellanti, si sa, dovrebbero stare più attenti e onde evitare inciampi in quel tanto di ammirazione inespressa che sempre sottende l’eccesso di animosità,qualche volta far finta niente e passare la mano.

 

Maggio  1966 : David Foster Wallace che sta compiendo un tour per la promozione del suo Infinite Jest viene raggiunto da David Lipsky inviato di Rolling Stone.Trascorreranno insieme cinque giorni ma l’intervista non sarà mai pubblicata,diventerà invece un libro titolato Come diventare se stessi da cui questo bel film.Sceneggiato dal Pulitzer Donald Marguilies, mago di dialoghi così elegantemente riportati  da far venire il dubbio che nelle conversazioni tra i due Dave, ci abbia messo del suo. Interpreti Jesse Eisenberg – che fosse bravo lo sapevamo – ma soprattutto da Jason Segel,attore a tutt’altro genere dedito, che qui  ha operato su se stesso e sul suo modo di recitere una sorta di impressionante mutazione.

 

Presentato al Sundance lo scorso gennaio, è l’idea più brillante nel cartellone della Festa del Cinema di Roma. Bello il film, bello Infinite Jest, bella la traduzione a cura di Edoardo Nesi. Quanto a David Foster Wallace e Bret Easton Ellis : Avercene.

(L’articolo di Bret Easton Ellis titolato Quel film fa di Foster Wallace un Santo è pubblicato da Repubblica del 17 agosto 2015)

 

The end of the tour è un film di James Ponsoldt. Con Jesse EisenbergJason SegelAnna ChlumskyMamie GummerJoan Cusack durata 106 min. – USA 2015

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Il cinematografo è una malattia ! (un’invocazione e sei documentari)

Le foto della Festa del Cinema di Roma

Meno spettatori,meno incassi,meno sale e meno un giorno di programmazione. Meno glamour. Quel poco tutto sulle spalle di Monica Bellucci ed Ellen Page, dato che il neo pontefice Law ha visto il pubblico  agli Incontri Ravvicinati ma ha rifiutato photocall e red carpet.

Nessuna anteprima – a parte i film italiani – nessuna giuria se non il pubblico votante, nessun premio ma, insiste sino allo spasimo il direttore Monda , la scelta di puntare al  modello di festival – qui da noi  però dobbiamo continuare a chiamarla Festa –  in stile newyorkese tutta Qualità e poco Glitter resta per i prossimi due anni.Tanto dura il suo contratto.

Restano anche molte perplessità e il timore che qualcuno cominci a chiedersi se quattro milioni di budget per mostrare il già visto (in altri festival) non siano un po’ troppi ponendo fine così, dopo dieci anni, ad un’esperienza che era partita con molto entusiasmo e senza troppi sfinenti rovelli su qualità, mercato, glamour, gradimento del pubblico. Come se la ricetta non fosse far quadrare il tutto senza spocchiosi stigma ad una frivolezza che opportunamente dosata diventa la segreta benzina del motore : Cannes (eh lo so, divento noiosa) docet.

E manco male che eravamo a Roma mentre fuori  succedevano cose che sarebbe stato meglio tirare dentro l’Auditorium, il Maxxi o gli alberghi blasonati (che ci faremo con tutta questa Grande Bellezza..) offrendo magari a Suburra,a Suffragette a Steve Jobs o a Spectre l’Anteprima.E se i distributori non hanno sgomitato per accaparrarsi l’Opportunità e  se Netflix per il suo lancio italiano ha preferito Milano, una ragione c’è. Su questo ed altro la Fondazione dovrebbe interrogarsi rinunciando a motivazioni algebriche o strenue quanto improduttive autodifese. Siamo tutti emozionati a celebrare il Cinema nel buio della sala con  la narrazione proiettata su uno schermo e niente coriandoli su tappeti rossi, ma se restiamo in pochi prima o dopo qualcuno arriverà ad accendere la luce chiedendoci di sgomberare per far posto ad un Parcheggio. Con tanti saluti all’emozione.E al cinema. Di qualunque tipo.

 Non è inconsueto che un festival dopo dieci anni ancora non abbia trovato spirito e collocazione propri in un mondo che ospita migliaia di analoghe manifestazioni.E se è pur vero, come dice Tozzi il presidente ANICA, che per fare le cose in Italia bisogna essere longevi è altrettanto vero che i tempi corrono velocissimi e la sforbiciata è d’obbligo se i conti non tornano. 

Tuttavia non sono mancati il Buono il Bello e l’Interessante della Festa. Eccoli : 

 

Rome MIA  market draws strong industry presence (with new concept comprising movies,TV, videogames). Sia lodata Variety che così ha titolato citando l’oscuro lavoro dei 546 produttori,300 buyers,122 sales manager,350 commissioning editor con corredo di uffici stampa e legali in cospicuo spiegamento al Mercato dell’Audiovisivo.Altro che Cinema laggiù nelle retrovie.

Ridendo e scherzando è il titolo del documentario su Ettore Scola curato dalle di lui figlie  Paola e Silvia. Come da imposizione paterna, il sacro terrore che  Retorica, Nostalgia  Spirito Celebrativo prendesse loro la mano, ha sortito l’effetto conferendo ritmo e leggerezza al racconto :  cinquant’anni di cinema attraverso un minuzioso lavoro di collazione in cui si sono fatti entrare spezzoni e materiali da cineteca ma anche i filmini di casa. Filo conduttore una lunga e a tratti esilarante conversazione tra Pif e Scola comodamente adagiati nelle poltrone del cinema più piccolo di Roma.

Filmstudio mon amour –  Tony D’Angelo ricostruisce la storia di quello che considera un suo luogo di formazione. Vita e soprattutto Miracoli ( morte no,magari un breve coma con Resurrezione) di due salette in un cinema un po’ defilato di Trastevere.D’Angelo non ne fu direttamente testimone, avendo cominciato a frequentare il Filmstudio negli anni 2000, tuttavia la ricostruzione coglie in pieno lo spirito del tempo e del luogo.Materiali d’archivio e interviste per raccontare gli illustri  spettatori : Alberto Moravia, Bernardo Bertolucci, Paolo ed Emilio Taviani, Dacia Maraini,Pier Paolo Pasolini, Eric Rohmer, Michelangelo Antonioni, Jean Luc Godard, Straub Huillet,  le importanti scoperte di opere prime memorabili  : Nanni Moretti con Io sono un autarchico,  Wim Wenders con Nel corso del tempo entrambi  proiettati al Filmstudio in anteprima nazionale.Tutti gli spettatori sapevano che lì avrebbero trovato  cose mai viste, rassegne che non si sarebbero potute vedere in nessun altro luogo, che sarebbero approdati una specie di altrove del cinema indipendente,del cinema femminista,del cinema sperimentale.Ma questa è anche la storia di una città vivace che tutto ciò accoglieva con interesse. Quelli/e del Filmstudio realizzavano tutto ciò senza tante storie, senza avere l’aria di stare a scrivere un Capitolo Irrinunciabile e Definitivo della Storia del Cinema, con entusiasmo d’epoca ed incredibile naturalezza. Tony D’Angelo se ne è accorto.

Hitchcock Truffaut  Uno dei libri più esaustivi e piacevoli sul cinema di Hitchcock –  Il cinema secondo Hitchcock di François Truffaut – diventa documentario grazie al talento di Kent Jones direttore del New York filmfestival e coautore con Martin Scorsese  di Viaggio in Italia.Tutta la filmografia di Hitchcock su una sorta di tavolo settorio intorno al quale si avvicendano gli estimatori più acuti da Peter Bogdanovich a Martin Scorsese a Paul Shrader a Wes Anderson ciascuno con una visione interpretativa propria .E se all’epoca il libro rappresentò una sorta di riabilitazione del regista cui si riconosceva esclusivamente un gran mestiere non certamente l’Arte, oggi che Hitchcock non ha più bisogno di operazioni risarcitorie, possiamo tranquillamente aggiungere quel come lui nessuno mai che del genio è la differenza.

 

 Pasolini,il corpo e la voce. Nel quarantennale della morte prepariamoci alla visione/lettura/ di inevitabili santini. Questo documentario non potrebbe esserlo nemmeno se ci provasse : Pasolini  senza altre mediazioni parla di sé  del suo cinema della sua poetica. Precipitato di 60 ore di materiali  delle teche RAI a cura di Maria Pia Ammirati, Arnaldo Colasanti e Paolo Marcellini, realizzato con la consulenza di Graziella Chiarcossi, ( in visione su RAI UNO il primo novembre)

Il cinematografo è una malattia ! Altra conversazione, questa volta tra Francesco Rosi e Giuseppe Tornatore.La lunga dichiarazione d’amore per il cinema di entrambi ne fa quasi un film sentimentale. Su Youtube (da notare il Leone alla carriera  usato come press papier,l’espressione di Rosi quando dice Visconti mi ha insegnato tutto.Tutto.La  terrazza fiorita sulla Grande Bellezza)

Showbiz Protagonisti sono gli autentici Massimo Marino e Riccardo Modesti già conduttori di programmi in televisioni private romanesche da estreme propaggini del telecomando,Shultz ex microfonista intruppone del Costanzo Show e Stefano Natale amico storico di Carlo Verdone e prototipo di Mimmo da Un sacco bello. Ex personaggi da lato B della Grande Bellezza per dirla con Luca Ferraro ,il regista, che di questi personaggi segue le attuali mosse  tra Magliana e Tangenziale Est nei rispettivi appartamenti non propriamente con vista Colosseo o nei concorsi di provincia con improbabili Miss Tanga sponsorizzate dal Panificio quando non dalle Pompe Funebri, tra ricordi di un passato che tanto glorioso non è stato ma vissuto come tale rende il presente meno amaro. Produce Valerio Mastandrea.

Nell’illustrazione  Jude Law pallido, assorto e pontificale (Andrew Medichini da il Post)

segue (con i film)

 

 

 

 

 

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