Rope-a-dope (il più grande)

ali defeating williams

Una volta alle corde puoi ancora scegliere di vincere. Anzi, alle corde puoi  decidere di cacciartici da solo. Per vincere.

La tecnica di sfiancare l’avversario – più forte,in quel caso,e più giovane – da una posizione solo apparentemente sfavorevole è raccontata nel dettaglio da Normal Mailer nel suo bellissimo La sfida, cronaca dell’ incontro di Kinshasa , significativo per il contesto in cui avvenne,  ma soprattutto per il confronto tra esponenti di differenti visioni del mondo,  o se si preferisce,  del diverso modo di essere  negri a questo mondo.

Alì vs Foreman. Non a caso.

Non ci era voluto molto ad Alì per diventare il simbolo del riscatto dell’intero continente africano, al povero Foreman, negro pure lui,  non rimaneva altro se non il ruolo di chi ce l’ha fatta ma s’è in qualche modo adeguato al mondo dei bianchi. L’urlo ossessivo della folla Alì boma ye  (Alì uccidilo) può essere utile a definire il clima in cui avvenne l’incontro.

Come si conviene ad ogni autentica leggenda, intorno ad Alì è stato prodotto cospicuo materiale, fiumi d’inchiostro e chilometri di pellicola tra aneddoti, virgolettati, film, documentari, libri, articoli di giornale.

La sua lezione più interessante tuttavia resta quella di Kinshasa :  il  rope-a-dope,  abilità psicologico-atletica che  mira ad indurre l’avversario in errore, schivandone i colpi. Costretto a colpire l’aria, l’antagonista perde forza, si disorienta e infine cede.

La boxe non è solitamente uno sport per signore  ma il martellante entusiasmo con cui la maschietteria di casa aveva ingaggiato la battaglia per assistere all’incontro con Frazier al Madison Square Garden – nel 1974 ci si spostava con meno disinvoltura di adesso – e gli infiniti racconti  del rientro convinsero anche noi femmine che c’era in quell’Alì qualcosa di fuori dal comune.Il che,oltre la boxe, fu vero per il resto dei suoi giorni.E con ogni probabilità dei nostri.

 

(in alto l’epilogo dell’incontro Alì vs Williams del 1966 in una foto famosa )

 

 

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Qualunque cosa significhi famiglia

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(Una coppia è una coppia).Non ci sono differenze né graduatorie in merito ad esigenze di tutela o di cura nella famiglia formata da Giorgio e Ugo, Giovanna e Giuseppina, Mario e Maria.Non ci sono nelle coppie omosessuali dinamiche così straordinarie o curiose (anche la noia, incredibilmente,è la stessa)  da impensierire il legislatore meticoloso.

 

(Un figlio, comunque generato, è un figlio) : ha bisogno di figure genitoriali  cure, amore, rassicurazioni,asili, scuole palestre e piscine. Maternità e paternità  sono fatti sociali.

 

E in qualunque lingua vogliamo chiamare l’istituto che renderebbe, a tutti gli effetti,
 un figlio, figlio del  genitore non biologico, l’iter di adozione non può conoscere ostacoli  dati da sentimenti fobici o da idiosincrasie per presunti incoraggiamenti di surroghe materne gratis o a pagamento.L’unica ricaduta dell’assenza di  regolazione è il caos e l’unica surroga da evitare accuratamente e che le Corti, in mancanza di indicazioni precise, sostituiscano il legislatore.

 

(Un diritto è un diritto ) Hanno ragione i detrattori della Legge Cirinnà a sentirsi circondati,  in qualche misura lo sono davvero ma questa considerazione che nasce – pensa te – da Elton John,prosegue con Nicole Kidman e approda a traveggole senatoriali  di baci tra uomini in Tribuna, piuttosto che sollecitare suggestioni  omofobiche, dovrebbe suggerire letture più razionali. Ovvero che le numerose presenze percepite come inquietanti o minacciose, altro non sono se non l’indizio sicuro di una mutazione degli assetti  cui il legislatore non può sottrarsi pena veder svilito la propria fondamentale missione di accompagnare i cambiamenti con opportune misure.Tenendo conto che il riconoscimento di un diritto non riguarda solo l’esistenza di chi ne usufruisce ma reca benefici all’intera società.

Cinquecento ( mal contati probabilmente) ragazzini aspettano di veder riconosciuto un diritto elementare.E noi,qualunque cosa significhi famiglia, aspettiamo insieme a loro che la società in cui viviamo diventi più attenta.E più giusta.

 

 

Nell’illustrazione Eros Ramazzotti sventola nastri arcobaleno a Sanremo 2016 (data la vastità della platea e il bisogno che si ha di parlare alle persone) un’iniziativa lodevole

 

 

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Grazie per il Mondo Nuovo (e per tutto il resto)

il mondo nuovo

Aveva deciso di non realizzare quel film di troppo che scalfisce la carriera ai cineasti più celebrati e per questo aveva smesso di girare. Ma non di esserci e di dire la sua : un bel libro a fumetti illustrato da Ivo Milazzo,un documentario su Fellini,il suo impegno, la sua parola ovunque fossero richiesti.

Leggeremo che come pochi Ettore Scola ha raccontato questo Paese. Molti lo hanno fatto, qualcuno  anche con grande efficacia, mai però  con quella capacità  speciale nel proporre un metodo di lettura che, fuori da ogni sicurezza auto-celebrativa, approdasse alla consapevolezza piena dei nostri limiti. Che poi è forse la chiave per una possibile ripartenza.

Il tema della fine di un’epoca assai presente in molti suoi film  si è rivelato un terreno particolarmente adatto a descrivere le paure,le nostalgie,le amarezze, le speranze, le disillusioni proprie delle fasi di passaggio.Sentimenti che formavano trama e ordito di vicende raccontate  in grande esattezza di contesti  con quel  talento narrativo che nella piccola storia ti lascia intravedere la Storia.

L’intero suo cinema è stato così : il piacere della visione e il divertimento poggiato su solide basi di scrittura e indagine.

Su precise istruzioni dell’Interessato si dovranno tenere a bada gli istinti celebrativi e la Retorica del Caro Estinto ma..il dispiacere è davvero tanto ed è probabile che non ci si riesca.E poi c’è il senso di gratitudine ad essere ulteriormente molesto.Grazie per Elide, per Antonietta, per Luciana, per Adelaide e soprattutto grazie per Sophie de La Bord.

Grazie per averci aperto gli occhi.

 

 

 

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Liberté

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La folle corsa di Anna, Sami e Claude nel tentativo di visitare il Louvre in meno di 9 minuti e 45 secondi, il madison improvvisato dai tre amici  in un bistrot, Parigi (coprotagonista) con la nebbia e infine il cuore del film : l’ inquadratura fissa  di Anna nel metrò mentre sullo sfondo passa casualmente l’indicazione di una fermata : Libertè.

Inutile tirare in ballo i Rafale,i droni, la religione, lo stile di vita e non so più cos’altro.I nostri autodichiaratisi  nemici hanno in odio proprio la conquista più difficile e impegnativa : la libertà.

Definendone il concetto con sostantivi prelevati dal vocabolario dell’oscurantismo più sinistro : blasfemia,idolatria, perversione, abominio, hanno colpito i luoghi del divertimento più innocente : lo stadio, un teatro, alcuni ristoranti.Obiettivi non casuali di una strategia precisa.

Che dire. Centoventisei morti impongono sobrietà e non starò qui a scomodare i costruttori di cattedrali o i maestri del libero pensiero per opporre l’importanza dell’opera loro alla barbarie distruttrice.

Tuttavia, se il lascito di maestri e costruttori preoccupa al punto di dichiarare una guerra  a mezzo mondo, significa che la forza di quell’eredità è ancora viva. Non farne tesoro significherebbe consegnarsi mani e piedi al Terrore e quindi al Ricatto.

La libertà di decidere come essere,come vivere e da chi farsi governare non è il trascurabile orticello  che non vale la pena di una strenua tutela. E’ gran parte di tutto quello che abbiamo e in cui dobbiamo tornare a credere qualora  avessimo smarrito, persi nei  distinguo e nelle nostre digressioni geo-politiche, il senso di un Bene da trasferire intatto a chi verrà dopo.

 

 

 

Bande à parte è un film del 1964 regia di Jean Luc Godard con Anna Karina, Sami Frey, Claude Brasseur

 

 

 

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Il cinematografo è una malattia ! (tre : certified fresh of 92%)

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I conti non tornano se la nipote scambia la Mistique Feminine della nonna con la mercenaria blu della Confraternita dei Mutanti Malvagi. Paul Weitz, regista di giocattoloni ben messi, lo sa e convoca Lily Tomlin – finalmente un ruolo da protagonista –  per raccontare una storia in cui si muovono  tre generazioni di donne da orlo della crisi di nervi. Tutta colpa della rivoluzione fallita o incompiuta o interrotta forse dall’ottenimento appagante delle piccole cose. Oppure da un testimone difficile da trasferire, con i tempi in continuo cambiamento e la necessità di reinventare formule e modi di essere

E anche se la giovane Sage, ingravidata dall’imbecille di turno, si affida alla nonna escludendo la madre, non c’è da compiacersi.L’ improvvisa elezione a punto di riferimento sottace tutta la disfunzione della famiglia in cui è stata allevata.

Elle è una dimenticata poetessa militante, vedova della propria compagna assieme alla quale ha cresciuto la severissima e inflessibile Judy, madre di Sage, nevrotica e troppo presa dal lavoro per potersi occupare della figlia cui distrattamente passa inutili preservativi. Il quadro si ricompone.

Storia di un viaggio alla ricerca dei soldi necessari per l’aborto della ragazza  – Where can you get a reasonably priced abortion in this town? – che Elle e Sage compiono in uno scontro generazionale ovvio ma niente affatto scontato. Irresistibile prova di Lily Tomlin – è la storia della sua vita, ci  ha raccontato Weitz nella Masterclass di Roma – incazzosa, autoironica, divertente,mai macchietta nonostante i tic della femminista d’antàn. Presentato al Sundance e a Tribeca, è arrivato alla Festa di Roma nella sezione Alice nelle città dedicata ai ragazzi. Certified fresh of 92 % on Rotten Tomatoes. Sarebbe gradito l’Oscar (cui la Tomlin è giustamente candidata).

 

Grandma  è un  film di Paul Weitz. Con Lily TomlinJulia GarnerMarcia Gay HardenJudy GreerLaverne Cox durata 79 min. – USA 2015.

Catalogato in La fabbrica del cinema, Romafilmfest 2015 | 7 Commenti