Wouldn’t you like to know! Maybe it’s Marilyn Monroe!

Marilyn quando la moglieThe seven years itch che qui  da noi divenne Quando la moglie è in vacanza, presumibilmente  perché all’epoca i pruriti del settimo anniversario non erano ancora entrati nell’ immaginario nazional- collettivo ,  oggi compie 60 anni.

La foto qui sopra ritrae Marilyn in attesa del ciak mentre indossa  un abito bianco destinato a divenire  cult nel cult.

Di lì a poco, posizionata su una grata della sotterranea,  il plissè soleil della gonna si gonfierà per lo spostamento d’aria procurato dal passaggio del treno.Il fotogramma successivo è un capitolo fondamentale della Storia del Cinema.

Mi piace ricordare con questa foto l’attimo che precedette quel ciak, lei che ci riflette, la troupe concentratissima, (i fuori campo) Billy Wilder e Tom Ewans – straordinaria scelta,quest’ultimo,di identificabile uomo qualsiasi alle prese con una divinità – e la 20th Century Fox.

Grazie a tutti loro.

 

Foto da movieplayer.it

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I numeri, che bella cosa

itaSarà per dabbenaggine, faciloneria, sperticato ottimismo o trionfalismo consolatorio ma non riesco a scorgere nella cartina qui sopra drammi elettorali tali da spedire  il Premier  a casa come da categorico imperativo post voto by Toti, Salvini & Altri.

 

Vero è che le problematicità connesse con il governare i territori in rosso impongano un senso di responsabilità e una riflessione differenti da quelle fin qui avviate e non tanto perché niente è scolpito nella pietra e il quadro potrebbe cambiare – diritto questo inalienabile degli elettori, in qualunque circostanza –  ma perché quegli stessi cittadini che immaginiamo recarsi ai seggi non propriamente danzando, molte aspettative ripongono nel voto amministrativo che più direttamente condiziona il vivere quotidiano .Tali aspettative, particolarmente in un momento così delicato e difficoltoso,non possono essere deluse.

 

Un partito in cui  prospera la dialettica interna ma pacificato potrà essere di soccorso ad ogni operazione di buon governo.Ergo:senza parlare di vittorie di Pirro o di sconfitte metaforiche o di irresistibili ascese o di stop o di lune di miele interrotte o in corso, sarà il caso di mettere a profitto il voto dei cittadini e le indicazioni che ne scaturiscono.

 

E manco male che con le ultime amministrative almeno una moratoria sulle suggestioni del momento l’abbiamo ottenuta. Dunque, via l’onnicomprensivo – di interpretazioni a piacere – Partito della Nazione e via anche  il non meno martellante Partito di Renzi, l’uno smentito dai numeri e dalla composizione del voto, l’altro dalla vittoria di candidati friccicarelli e piuttosto versati a far di testa loro, nonché dal prevalere di certe imposizioni provenienti da territori ben attrezzati nell’arte di ramazzare voti.

Cade qualche mito su cui si sono consumati fiumi d’inchiostro e ore di urlazzi in trasmissioni dedicate? Evviva.

 

Nessun bonus per noi  invece sul fronte dell’aritmetica elettorale, laddove tutto si confronta, sommandosi o sottraendosi, con tutto e va da sé che ognuno stiracchi le cifre  come meglio gli convenga. Dare i numeri va sempre bene : è una buona partenza per considerazioni obiettive, a patto però che nel delirio matematico  non ci si ritrovi  per le mani  un confronto veneto dei voti del PD di domenica scorsa, con quelli del PCI di oltre trent’anni fa. (Non è un paradosso).

 

Un’ intervista di Paolo Sorrentino sugli Impresentabili che dal punto di vista narrativo sarebbero – ovviamente –  più interessanti dei Presentabili – si parlava di un eventuale film da realizzare – mi fa venire in mente le ore perdute dietro a racconti giornalistici  di ferali retroscena in cui  prevale il Peggio semplicemente perché la normalità di un’analisi politica non fa notizia,non vende,non diverte.Passi per Sorrentino che deve prendere gli Oscar, le Palme e i Nastri ma noi a che film affidiamo le nostre convinzioni ? Renzi come Underwood perché gioca alla playstation o scappa in Afghanistan per sottrarsi ad imbarazzate dichiarazioni? Renzi plenipotenziario di un partito zerbino? Renzi che col medesimo zerbino, divenuto nel frattempo partito della nazione, vuol uccidere la sinistra, scalare la vetta e rimanere lì in cima almeno una ventina d’anni? Sembra incredibile che nonostante il piglio distruttivo di certi racconti la gente continui ad andare a votare.Sempre meno, in verità, ma abbastanza per smentire qualunque infondatezza. I numeri – quelli veri –  in fondo anche a questo servono. Che bella cosa.

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Tutti i battiti del mio cuore

Cannes 2015 Audiard

Veramente il titolo originale di questo vecchio film del vincitore Audiard era  De battre mon coeur s’est arrêté .Il che sarebbe stato più adatto alla delusione di non aver riportato a casa manco una palma minore ma il premio non era nell’aria e lo spiegamento francese lasciava prevedere quel che poi è successo. Diciamo che il cuore  ha avuto tempo di abituarsi.

Tuttavia, palme o non palme, di lì sono passati egualmente il Talento, la Creatività e la Bellezza dei nostri Minervini, Garrone, Moretti, Sorrentino nonché il Genio di Luchino Visconti con la copia restaurata di  Rocco e i suoi fratelli, un film tanto vivo da non poter raccontare solo quel che siamo stati.La Patria è dunque salva.I buoni risultati delle vendite hanno contribuito sensibilmente a smaltire la delusione.

I criteri di assegnazione dei premi,del resto, sono sempre imperscrutabili,qui una giuria più artistica che tecnica ha decisamente operato una scelta in direzione delle tematiche sociali più urgenti attribuendo a Jacques Audiard  con il suo Dheepan la Palma d’oro.Film dunque sull’immigrazione dal punto di vista dei fuggitivi che rubano documenti ai defunti e improvvisano famiglie per rendere più facile l’accoglienza negli agognati paesi in cui  sperano di trovare una vita migliore :  si scappa dalla violenza con l’idea martellante ed inestirpabile di raggiungere un posto sicuro e si finisce per  ritrovare altra violenza, altra emarginazione, altro dolore.Perché è proprio quando le cose sembrano sistemarsi attraverso la conquista di umili lavori e di una casa che  si ripiomba nell’incubo della banlieu in cui imperversano le gang degli immigrati di seconda e terza generazione.Ed è a questo punto che l’istinto guerriero riaffiora con risultati tutti da vedere.

Il racconto non manca di qualche eccesso,poca roba rispetto ad una regia di alto livello, capace di esplorare conflitti culturali e  di classe  ma anche l’estrema delicatezza dei sentimenti, soprattutto di mantenere intatto lo spirito delle Lettere Persiane di Montesquieu – cui dicono di ispirarsi gli autori –  in quel guardare la realtà cogliendone aspetti che solo uno straniero privo di condizionamenti può ravvisare.Ne emerge un quadro della società francese altamente veritiero.

 I Salvini dell’aiutiamoli a casa loro e il più apparentemente raffinato ma non meno  egoista e volgare ministro Valls che vuole rafforzare le polizie di frontiera e rifiuta di accoglierne altri perché ne ha già abbastanza, dovrebbero essere sottoposti a un po’ di Cura Ludovico.Il film potrebbe essere questo. La musica possono scegliersela.

 

 

Dheepan è Un film di Jacques Audiard. Con Vincent RottiersMarc ZingaJesuthasan AntonythasanKalieaswari Srinivasan. Francia 2015 Distribuisce la Bim

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Sotto il tappeto ( aspettando le palme)


Domanda fondamentale  –  C’est party !  è stato il polemico titolo con cui  la une de Libération ha annunciato l’apertura del festival e – nonostante l’esigua  presenza di film americani in cartellone –  l’invasione hollywoodiana della Croisette, del Palais e del Marché. Dive, divi, produttori, distributori in parata e soprattutto film di qualsiasi nazionalità  in cui predominano cast provenienti da Hollywood e in cui gli attori parlano inglese. Domanda di Libé :  Cannes si sta trasformando in una festa del cinema globalizzato? (la risposta è nel vento)

Cionondimeno ad attenuare le ansie,  apre  il patriottardo  Tête Haute edificante e celebrativo del sistema giudiziario e rieducativo francese, film forse poco adatto all’inaugurazione del festival più importante del mondo – mantra della manifestazione che viene salmodiato in ogni circostanza – nonostante l’impegno  di Deneuve e  Bercot, l’una nei panni di un giudice minorile, commossa per l’entusiastica accoglienza e l’altra regista e già attrice con Tavernier disinvolta e  assai prodiga di sberleffi e linguacce al photocall  come alla montée. Illazioni come se piovesse sul nuovo passo che Pierre Lescure, presidente del festival  giornalista, uomo d’affari, fondatore di Canal Plus ed ex della Deneuve, avrebbe impresso al festival ma a parte ciò,il film rispetto al panorama della produzione francese è convenzionale,la fa troppo facile e soprattutto troppo buona. In una parola : deludente.E comunque anche rispetto alla massiccia presenza dei (qui li chiamano così) partnerariati – anche quella attribuita a Lescure – , togliamoci subito il pensiero: questa immane baracca con circo annesso non starebbe in piedi senza il consistente contributo degli sponsor la cui presenza, a conti fatti, potrebbe essere assai più invadente di quel che realmente è. Dunque finché non sarà provato che Mastercard  abbia scelto i film alla Quinzaine, Renault quelli della Semaine e Chopard  quelli del Concorso, finiamola di parlare di mercificazione.Questo festival è troppo importante per il cinema per poter precipitare nell’oblio pauperistico dei Quaresimali invocati dai cinefili col pedigree. Tanto più importante e necessario per il cinema di qualità, quello meno visto, acclamato e recensito che qui trova uno spazio altrove impensabile 

Tapis rouge – Prima  si sono messi a misurare il tappeto – sessanta metri –  e poi  a scrivere quanto è costato al metro e quanto sarebbe potuto costare se solo l’avessero comperato da un’altra parte (e non fossero gli spreconi che sono).Gli appassionati degli scontrini sono sbarcati anche sulla Croisette, solo che qui dell’impegno ragionieristico si incaricano i deputati UMP scatenando su twitter l’inevitabile pubblicazione di fatture e scontrini dei generi più svariati da parte di esponenti dell’instancabile e irriverente stampa francese.

Palma etica, solidale, equa, sostenibile e molto altro ancora– Lo racconta un documentario  regia di Alexis Veller prodotto dalla Chopard  e sobriamente titolato La leggenda della Palma d’oro  in cartellone a Cannes Classic  dove, se non t’addormenti prima, ti viene spiegato che l’oro massiccio con cui è confezionata la palma viene estratto da una miniera colombiana che non maltratta l’ambiente e paga regolari stipendi, contributi e assistenza sanitaria agli addetti.(che usufruiscono anche di una specie di dopolavoro)

Maladresses – Veli, spacchi, trasparenze, piume, papillon male annodati,  gran fiocchi sul sedere, tatuaggi e ciaffi di ogni genere sono, assieme a rutilanti ed improbabili gioielli – in prestito dallo sponsor – un ormai tradizionale, consolidato e assai divertente pezzo dell’arredo urbano.Come le panchine,le palme, gli ombrelloni e  il Carlton pavesato da Mad Max e presidiato da Charlie Brown and co grandezza naturale, tipo nani da giardino.Il tutto in modalità cospicua ma assai meno molesta delle centomila rubriche impegnate a distruggere l’abito di questa e di quella.La raffinatezza non (sempre) abita qui.E nemmeno la raccomandazione d’antàn del vero chic di passare inosservate. Facciamocene una ragione, qua si viene per farsi vedere più che per vedere. Oh divine e velenose custodi dell’eleganza e del glamour, deponete le armi.

 

Scoop – I Coen non guardano la televisione – nemmeno quando passa Olive Kitteridge? – e sono molto perplessi sul fatto che si possa vedere Lawrence D’Arabia sull’i-phone.Il che non sarebbe una rivelazione dell’altro mondo se i trenta milioni di abbonati  statunitensi di Netflix non solo vedono Ben Hur, Titanic, i Dieci comandamenti e la Bibbia formato figurine  ma in pericolosa contemporanea pure i film in uscita nelle sale.

Chi ha paura di Netflix? Moi non…

Segreti e misteri dei sotterranei –  Non tutto si può vedere, qualcosa è stato gelosamente custodito al Marché du Film.Per esempio Microbe et Gasoil ultimo teen movie di Michel Gondry in uscita per i comuni mortali  il giorno 8 luglio. Eh si.Brutta gente quella del Marché

Cinephile bouleversé –  Il primo ministro Valls reduce da Mentone dove si è dichiarato contrario alle quote e favorevole alle polizie di frontiera dopo aver presenziato a Cannes una imperdibile iniziativa sui diritti d’autore, da  cinefilo tosto e sensibile  quale è s’è infilato lo smoking e ha visto  Mia Madre  senza passare per il red carpet (qui il politico usa di rado la passerella). Come se non bastasse, il giorno dopo,  a margine della levataccia per la proiezione mattutina di  Mon roi, di Maïwenn ha dichiarato  Difficile de ne pas sortir bouleversé après ce magnifique moment plein d’émotions que nous ont offert Vincent Cassel et Emmanuelle Bercot. I migranti niente, non l’hanno bouleversato manco un po’.

Hotel Majestic  Quartier generale di Women in motion raduno per la parità di riconoscimento artistico ed economico nel mondo del cinema  organizzato dall’imperversante Selma Hayek. Niente di strano a parte le dichiarazioni di Maïwenn a  Slate. fr  sul  mestiere di regista che chiamerebbe in causa gli ormoni maschili – cioè servono gli attributi –  salvo poi definire stupide le polemiche sull’eccesso di presenza femminile in cartellone.Le registe sono prima di tutto persone. Chi l’avrebbe detto.

Notizia Fondamentale  – Kate Blanchette non è lesbica

Pronto il camauro per il papa bello – Quanti sollecitati dalla notizia della joint venture HBO, Sky. Canal Plus  abbiano pensato ad una serie televisiva di  avvincenti intrighi vaticani, magari a metà strada tra i Soprano’s  e House of Cards, ripongano le speranze. Paolo Sorrentino girerà sì le otto puntate scritte in collaborazione con  Contarello, Rulli, Grisoni  e Jude Law nei panni del papa, ma l’argomento sarà tutt’altro.Si gira a cinecittà.Sartorie papaline della capitale già allertate.

 

Blocco creativo Anche Woody Allen ha firmato con Amazon per una serie ma non sa da che parte incominciare (dice)

 

 (segue)

 

 La bella foto qua sopra è di Romain Bernardie James da Libération

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Des femmes, des jeunes, des premiers films


Cannes 2015 Affiche

 

 L’affiche d’abord  – Dopo il bacio fatale della Coppia  e gli occhiali da sole del Divino, il ritorno dell’Attrice di cui saranno celebrate, nel centenario della nascita , versatilità,audacia, modernità rappresentate dallo sguardo serenamente rivolto verso il futuro in questa foto di David Seymour, da cui Herve Chigioni e Gilles Frappier hanno tratto l’affiche bianco abbagliante del Festival di Cannes 2015. Dunque Ingrid Bergman : da Hollywood al neorealismo, dal cinema artigianale a quello più sofisticato,  da Hitchcock a Rossellini a Cukor a Ingmar Bergman collezionando tre oscar e una scarriolata di Nastri e David, sempre perfettamente a suo agio e in parte.Qualunque fosse la parte.

L’esprit du festival et le problèmes de timing –     Des femmes, des jeunes, des premiers films. Il criterio di selezione è presto detto. L’ha squadernato Thierry Frémaux, le délégué général  con la consueta grazia.La stessa con cui ad un certo punto della conferenza stampa ha avvisato:   Cannes n’a pas interdit les selfies, mais a juste lancé une campagne pour  ralentir cette pratique souvent extrêmement ridicule et grotesque pour des problèmes de timing. (Ed era ora)

Nous sommes là  : Del resto come già spiegato da Frémaux  &  Lescure lo scorso primo aprile  in sede di audizione  davanti alla commissione Affaires Culturelles de l’Assemblée Nationale :  Le Festival de Cannes est un Festival d’Art Cinématographique. Nous sommes là pour mettre en valeur les nouvelles écritures, les nouvelles formes, les nouvelles inventions visuelles de l’époque et le Festival de Cannes, chaque année au mois de mai, est une sorte de photographie, à la fois éphémère et durable, quand on additionne les années, de ce qu’est l’Art du Cinéma. Insomma vanno bene il glamour, l’effimero le chiacchiere e gli sponsor ma noi siamo qua per  promuovere (e vendere) cinema quindi basta co ‘ste perdite di tempo sul tapis rouge che ogni sera ci scombinano il frenetico ruolino di marcia ritardando le proiezioni.

Diarchia giurata – Ethan e Joel Coen presiederanno la giuria del concorso, governeranno con mano ferma un parterre che da Sophie Marceau  passa per Guillermo del Toro, Sienna Miller e approda a  Xavier Dolan  in una stravaganza artistica e umana tutta da mettere d’accordo.Non prima di essersi messi d’accordo tra di loro.(abito da cerimonia obbligatorio nelle sedi ufficiali, mica come a Venezia dove lo stile scappati di casa è niente rispetto a come riescono a combinarsi i Coen)

Cartellone  – La scusa che il cinema è lo specchio della realtà e Cannes è lo specchio del cinema è sempre pronta quando Fremaux deve giustificare l’imperversare in cartellone di tematiche disperanti e situazioni senza via d’uscita.Altro grande must viene rispolverato per  i film che non si sono potuti avere :  al momento della selezione  non erano terminati.Insomma anche quest’anno su 1857 film esaminati nemmeno l’ombra di una commedia mentre vanno fortissimo  malati terminali,  amori irregolari con complicanze saffiche e incestuose. In grande spolvero anche Depressione, Istinto Suicida, Disoccupazione, Depravazione e Violenza Chi si vuol riprendere potrà accomodarsi in sala a vedere il Macbeth di Justin Kurzel con il duo Fassbender Cotillard. I partigiani di Welles, Polanski Kurosawa, Tarr, si preparino.

Les Americains – pochi ma sicuri : Woody Allen, con il solito uomo d’età e la solita fanciulla – e basta! – in Irrational men, Nathalie Portman non propriamente esordiente alla regia ma quasi  con un film tratto da un bel  romanzo di Amos Oz A tale of love and darkness e lo Studio Pixar con un’ animazione  fuori concorso in cui i protagonisti Gioia Rabbia Disgusto Tristezza e Paura interagiscono nella formazione di un’adolescente, mentre Todd Haynes con Carol una storia anni 50  di amore lesbico e  Gus Van Sant con The Sea of tree, complicata vicenda di un aspirante suicida corrono per una palma in questo caso all’insegna  di scelte  sagge e improntate al contenimento del rischio.Indipendenti ma con moderazione.

Les françaises   Minacciosi in sciovinistico dispiego. La miglior panoramica sul cinema francese risolta in quattro film  : Dheepan, di Jacques Audiard  liberamente tratto dal romanzo  Lettres Persanes di Montesquieu lo sguardo sulla società francese è di un rifugiato dello sri-lanka sbarcato nella banlieue parigina La Loi du marché di  Français Stéphane Brizé, storia di  Thierry,  che dopo  18 mesi di disoccupazione trova finalmente un lavoro di agente della sicurezza in un supermercato in cui gli si chiede di spiare i suoi colleghi. Marguerite et Julien, di Valérie Donzelli che realizza un progetto degli anni 70 e cui avrebbe dovuto lavorare Truffaut.Un un film sull’amore tra i fratelli Julien e Marguerite Ravalet giustiziati nel 1600 per adulterio e incesto. Mon roi di Maïwenn sempre amore, sempre problematico,più che mai autodistruttivo.

Les italiens – quattro : c’è anche Roberto Minervini che presidia con Louisiana la sezione Un Certain Regard. Tutti se lo dimenticano ma  la sua reputazione a Cannes non è minore di quella degli altri tre : Garrone con Il racconto dei racconti,Sorrentino con la Giovinezza,Moretti con Mia madre c’è di che essere speranzosi oltre che orgogliosi.E scaramantici.Quindi…shhhht

Les Chinoises  Moutains May Depart di  Jia Zhangke (leone d’oro per Still life), la società cinese raccontata in tre differenti periodi The Assassin (Nie Yinniang), del Taïwanese Hou Hsiao-Hsien. vita e opere di un assassino sotto la dinastia Thang 

Les Japonaises  – Our Little Sister (Umimachi Diary),  di Hirokazu Kore-Eda.  La reunion di quattro sorelle ai funerali del padre  adattamento di un manga di successo.

Les Autres – Massima curiosità  e attesa per il canadese  Sicario di Denis Villeneuve thriller di inaudita violenza ambientato in un territorio in cui gli unici a dettare legge sono i narcotrafficanti e per  il greco Lobster  di Yorgos Lanthimos sorta di storia satirica in salsa Rashomon dove i single vengono esiliati e se resistono a cercarsi un partner sono trasformati in animali

 

 Meglio tardi – Palme d’or d’honneur riservata a pochi – solo per Allen Bertolucci e Eastwood fin qui –  e vagamente risarcitoria ad Agnès Varda che Palma d’oro non vide mai (ma,con italica lungimiranza, il Leone si). Forse il più meritato dei premi di quest’anno a celebrare passione forza, bellezza,intelligenza del lavoro di questa definita dalla motivazione  Franc-tireuse dans l’âme.  (i francesi,si sa).

segue…

 

 

 

 

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