Lui ! (une promesse de joie cinématographique mondiale)

 

 

 « Son regard par-dessus ses lunettes noires nous rend complices d’une promesse de joie cinématographique mondiale, explique l’auteur de l’affiche. La joie de vivre ensemble le Festival de Cannes. » (presentazione ufficiale dell’affiche)

Lui è Marcello Mastroianni in 8 e 1/2, divinizzato – manco ce ne fosse bisogno – in tutte le sfumature del seppia da Hervé Chigioni e Gilles Frappier della Lagency. Sorveglierà la Croisette, incarterà il Palais, presiederà le conferenze stampa, soprintenderà le transazioni del Marché e la caciara dei parties. Il festival numero sessantasette non poteva trovare miglior emblema della cinematografia che più amiamo : quella dell’innovazione, dell’anticonformismo e della poesia.

Loro. Una quindicina di registe,più Jane Campion e Nicole Garcia rispettivamente alla testa delle giurie di Concorso e Caméra d’or – vietato insistere  troppo sulle quote rosa però, che altrimenti Henry Fremaux ricomincia con la storia del merito che prevale sul genere –  e poi americani  indipendenti, inglesi politicizzati tosti, esordi di cinematografie lontane, francesi dilaganti, Godard che tenta il 3D, l’oramai immancabile  cineseria – poca però – e Lambert Wilson maître de cérémonie.(qui le madrine fringuellanti non sono un imperativo categorico)

 Gli altri. Assenti per ragioni sconosciute ma quasi tutte  riconducibili all’ufficiale – ma che bugiardi –  intempestività e ritardi delle lavorazioni : Paul Thomas Anderson,  Keren Yedaya, Alejandro Gonzàles Inarruti , Clint Eastwood, ciascuno a modo proprio testa di ponte di una cinematografia costruita per mostrare il mondo sullo schermo.Peccato, anche se non è detta l’ultima.Magari qualcosa viene ripescato come sorpresa dell’ultimo momento.  

Assente mica tanto Abel Ferrara con Welkome to New York,  vita morte e miracoli sotto mentite spoglie di Dominique Strauss Kahn. Non è in concorso né in alcuna sezione.Sarà proiettato  al Marchè previa conferenza stampa.Esce nelle sale ed in contemporanea, on demand, sul web accompagnato da polemiche, fumus di complotti  ed ampi spiegoni del produttore sulle nuove frontiere commerciali dell’home video.Ovvero della première in pantofole.

Disgrâce de Monaco – Apre Kidman – Kelly con filmone preceduto da grancassa e – come se non bastassero i trascorsi attriti tra regia e produzione –  già sconfessato dalla Famille Princiére,regnante a pochi chilometri e assai indignata per l’andamento un po’ troppo fictionelle et  inutilement “glamourisée” del film su mammà,  venerata in patria come una santa e della quale viene mostrata la profonda crisi d’identità acuita dalla proposta di Hitchcock di un ritorno al cinema. Il film avrebbe dovuto essere Marnie – decisamente poco adatto a soccorrere problematiche esistenziali di qualsivoglia natura –

Andò che la princesse scelse il regno, l’amore e la famiglia mentre  la parte fu affidata alla egualmente problematica e bionda ma meno regale  Hedren. E sempre nell’ambito del fuori concorso, Erri De Luca resuscita Cocteau napoletanizzando il testo francese, con Loren  Voce umana e Ponti figlio alla regia. 

 

 Nazionali senza filtro. Meraviglie in concorso – e diamo qui per definitivamente evasa la pratica Lewis Carrol (un centesimo per tutte le volte che le Meraviglie di Alice Rohrwacher saranno affiancate nei titoli e nelle recensioni al Bianconiglio e allo Stregatto e si diventa tutti ricchi)  Ma anche Incompresa di Asia Argento nella sezione un  Certain Regard con Charlotte Gainsbourg e Gabriel Garko a completare l’opera (terza). Infine Più buio di mezzanotte di Sebastiano Riso alla Semaine la sezione che l’anno scorso rivelò Salvo. Autori giovani,produttori indipendenti : il cinema italiano preferito dai selezionatori appartiene a questa schiera.

 

Amori miei  Cronenberg, Shrader, Dolan e naturalmente  Mike Leigh, più l’intera sezione di  Cannes Classic, dedicata al tempo che fu  con Per un pugno di dollari di Sergio Leone, Paris Texas di Wim Wenders –  palma d’oro di trent’anni fa,restaurato per l’occasione –  La paura di Rossellini, L’ultimo métro di Truffaut, Le hasard di Kieslowski, Dragon Inn di King Hu, Orizzonti perduti di Capra, La chienne di Renoir, Jamaica Inn di Hitchcock, Sayat Nova di Parajanov.
Il cartellone qui è sempre un miracolo di armonia : dal corto, al lungometraggio,alla retrospettiva tutto s’intona.Parte della promesse de joie cinématographique mondiale comincia da qui.
 
 
 
 
(segue)

 

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3 Commenti

  1. Emmeggì commenta:

    Apppparte i classici, il mio cuore batte per gli anglofoni Leigh e Cronenberg. Curiosità anche per il mauritano, scoperto anni fa al festival del cinema africano di Milano.

  2. Emmeggì commenta:

    Ho letto del film di Takahata sul Manifesto…Che gioia dev’essere!

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