Cominciamo da qui.. (era di maggio)

 

Cannes 2016 Ken AfpB375D-081-kCvB-U150795754757npE-620x349@Gazzetta-Web_articolo…e  cioè  dalla Palma 2016 vinta a fronte di un cartellone ricco di  ragguardevoli presenze da Ken Loach che amiamo e  non solo per devozione alla Causa. Perché come dice lui un altro mondo è necessario e il suo essere ex nuovo cinema inglese, il suo fare film de sinistra buoni anche per spettatori de destra, il suo appassionato esaltare il popolo contro i potenti pone in second’ordine la rinuncia ad una narrazione sofisticata, complessa magari pure un tantino criptica. Come si conviene ad ogni autentico prodotto da festival.

Parte dei mugugni che hanno accompagnato questo premio 2016 – che comunque nessuno ha avuto il coraggio di definire immeritato – era proprio dovuta  al racconto piano – non piatto – e forse prevedibile del rapporto di solidarietà tra un anziano carpentiere e una  madre nubile, disoccupati ed entrambi  privi di mezzi  per poter far fronte all’indigenza e alla pesantezza degli ingranaggi burocratici che presiedono quel che resta di un welfare sopravvissuto a tagli, privatizzazioni  e crisi.

Ecco. Quando si ha qualcosa di  importante da mostrare è necessario che il racconto proceda con naturalezza :  la materia, complicata di per sé, non ha bisogno di ulteriori artifici.

I Daniel Blake è uscito ad ottobre ed è tutt’ora nelle sale. Ma cos’ha di tanto speciale questa storia da indurre più di un commentatore a riannodarne i fili con quanto sta accadendo nel mondo?

Intanto i protagonisti : vivi e veri giustamente arrabbiati ma non inclini a trasformare il risentimento in generico  intento punitivo verso non meglio identificati poteri forti o classi dirigenti o élite. Loach – generoso di spiegazioni ai margini della proiezione di Cannes, in conferenza stampa e persino nel discorso di premiazione – individua con precisione i soggetti in campo, le responsabilità e, senza avere la pretesa di farsi portavoce di un (altrettanto non meglio identificato) popolo, suggerisce possibili  vie d’uscita per esempio chiedendo  alla sinistra di fare la sinistra recuperando i propri valori peculiari, uno tra tutti la Solidarietà.

Sembra poco. Sembra romantico, sembra sentimentale, sembra retorico e, in epoca di cinismo spacciato per senso della realtà e di  irrisione per ironia, sembra anacronistico. Soprattutto se lo vai  a raccontare  a quelli  che stanno relegando il significato del termine Solidarietà nel calderone del politicamente corretto,indispensabile supporto culturale tornato  in grande spolvero ad accompagnare – come ti sbagli – i recenti successi elettorali della peggiore destra, ovvero per fornire avalli a vaneggiamenti  di muri, espulsioni e respingimenti a vario titolo.

La Solidarietà – vale per tutti gli Sconsolati Cercatori  di differenze tra schieramenti – è invece un Valore dirimente ogni dubbio tra la natura della destra e quella della sinistra, costituisce di per sé un criterio guida cui uniformare programmi di governo ed è una buona chiave – sempre a proposito di Cercatori,speriamo un po’ meno sconsolati – per una ripartenza.

Era di maggio, vigilia del referendum inglese sulla permanenza in Europa e Ken Loach non ebbe dubbi nel sostenere pubblicamente il remain : sarà anche criticabile e perfida  quest’Europa  del rigore e del neoliberismo  ma rimanere avrebbe significato darsi la possibilità di cambiare le cose  da dentroHa detto proprio così : da dentro

Poi, contro ogni previsione, è andata come è andata. Sapienti e analisti ci hanno raccontato la storia (anche vera) di una sinistra chiusa in se stessa ed inadeguata a rappresentare sogni e bisogni, aspirazioni e necessità e via  divagando di popoli in rivolta contro élite, caste e classi dirigenti di qualunque risma. Era di maggio e  da allora quel diluvio di parole non ci ha più abbandonato.

Così mentre qualcuno aveva già cominciato ad insinuare che populismo non è poi un termine così negativo (pure?), è tornato a  soccorrerci Ken Loach con la visione esatta di come stanno le cose. Un poco di respiro nel blob ritrito del di tutta l’erba un fascio.

Saranno anche obsoleti e dunque inadeguati alcuni strumenti con i quali ci ostiniamo a leggere la Realtà ma ogni analisi che non poggia  su adeguati distinguo porta diritta ad un’ indigesta, inservibile  marmellata :  il popolo non è una massa  che si esprime con una sola voce come pure  le classi dirigenti non sono tutte uguali. Con simili premesse, l’idea di buttare tutto all’aria, naturale esito di ogni populistico programma,  lungi dall’essere autenticamente rivoluzionaria, involve in progetti reazionari.Gli esempi non mancano.

Credo che la filiera delle sconfitte non sia completata, armiamoci di pazienza : altre ne arriveranno ma varrà ogni volta  la pena di riflettere su quanto indicato dal vecchio regista inglese.Che amiamo.E non solo per devozione alla Causa.

 

 

I, Daniel Blake è un film di Ken Loach. Con Dave Johns, Hayley Squires, Dylan McKiernan, Briana Shann, Kate RunnerDrammatico, durata 100 min. – Gran Bretagna, Francia 2016. –

 

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