I falsi amici d’Israele

 

Fuori da una visione geopolitica della questione mediorientale, le argomentazioni diventano sterili e quello d’individuare i nemici e gli amici d’Israele attraverso singoli gesti,resta l’unico gioco possibile (fortunatamente solo dalle nostre parti ).Queste deviazioni del dibattito, altro non sono se non una copertura di atteggiamenti  indifferenti per le sorti del Libano e d’Israele stessa,  alla quale,particolarmente, si dichiara solidarietà pelosa, in nome di un non meglio identificato sentimento di avversione per l’antisemitismo ,senza preoccuparsi minimamente di valutare le potenzialità della missione di pace (anzi.. che ci andiamo a fare?).Intanto gli stessi “solidali”, liquidano in fretta  il problema Libano perchè ,in quanto infame ricettore di terroristi ,merita di essere fatto a pezzi e basta .Facilmente s’ignora che Israele è uno Stato con un esercito,un parlamento e un alleato potente e in quanto tale, recepisce le critiche alle quali oppone argomentazioni politiche, senza tirare in ballo l’antisemitismo.Mai.Anzi ,Israele intende ,orgogliosamente e a buon  diritto,essere l’esatto contrario dell’immagine dell’ebreo errante e tremebondo che ha bisogno di sussidio e solidarietà.Altrettanto superficialmente si finge d’ignorare che Hezbollah è  nel parlamento libanese  con rappresentanti e ministri che è fortemente radicato nel tessuto sociale e che ha un alleato a dir poco preoccupante .C’è poco da esserne amici, a meno che non li si vogliano distruggere a cannonate ,bisognerà farci i conti, non trascurando l’alleato.Ma forte è il sospetto che a certi falsi amici d’Israele, le cannonate piacciano.. eccome, visto il disprezzo per i tentativi di ricondurre  quel disgraziato territorio ad un regime di pace e di normalità.Ciò detto, la sinistra difenderebbe l’esistenza dello Stato d’Israele, se fosse messa in causa,poichè la libertà degli ebrei  é uno dei Valori della sinistra.Questo però non può impedire in nessun caso l’esercizio della critica e cioè per esempio di  pensare che gli Hezbollah siano stati creati dalla infausta invasione israeliana in Libano del 1983.Ieri il ministro Livni,intervistata da Fiamma Nierestein che le sollecitava risposte sulla famosa “passeggiata” di D’Alema a Beirut ,ha risposto che l’argomento non le interessava .Diplomazia?Visione politica ampia, piuttosto o individuazione delle priorità .Il quotidiano israeliano Haaretz che oggi pubblica un’intervista a D’Alema, non gli chiede con chi passeggia ma che idea abbia sul disarmo di Hezbollah e sull’eventuale schieramento dei caschi blu anche sulla  striscia di Gaza, ne’ v’è traccia su altri quotidiani israeliani di polemiche circa le presunte tentazioni filoarabe e antisemite del governo italiano.Non scherziamo,per piacere,da quelle parti si muore e questa considerazione, che dovrebbe, essere alla base dell’operato di chi la pace ama e vorrebbe costruire,sembra davvero essere l’unica esclusa da tutti i dibattiti tra le curve e i pianerottoli filoisraeliani o filoarabi di casa nostra.


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Taglie deboli

Ora che in qualche città sfila la collezione primavera estate 2007, nessuno parla più di Spagna e d’Inghilterra, ne’ delle modelle sopra la taglia 38 per decreto governativo, ne’ di richieste di certificati di sana e robusta costituzione,francamente un po’ ridicoli.La campagna per la rivalutazione della donna “normale” è durata lo spazio del paginone centrale di un quotidiano che accanto all’efebica sedicenne, mostra la rossa esuberante testimonial della collezione “taglie forti” che  però  a ben vedere,è alta uno e novanta-senza-tacchi e discretamente proporzionata,  dunque ,seppure fosse,prima che le si riscontrino addosso gli esiti  deturpanti del sovrappeso, ce ne vorrebbe.Se la magrezza è ottenibile tramite uno stile di vita gandhiano, la forma fisica della rossa dirompente non c’è verso,è questione solo di fortuna, ed è da scriteriati indicarne il modello come “normale” Ma il mercato del lusso, in lieve ripresa tutto può, atteso che al ritorno della “normale”, non ci aveva creduto nessuno, prova ne è, che,relegata la rossa alle sfilate minori, ragazzine ucraine  e lettoni, travestite da madame, tornano a deambulare in passerella  mostrando l’abito dello stilista, del quale sono,com’è sempre stato, l’insostituibile  sussidio tecnico.Magrissime ovviamente,  come ai tempi del new look di Christian Dior, nei fine anni 40 o ancora prima, della rivoluzionaria Chanel.  Le campagne per la riqualificazione delle “normali”, sono destinate a diventare un rituale anticipo di collezione, una specie di  “Aspettando la settimana della moda” beccatevi il paginone corredato da commento sociologico o  psichiatrico a piacere,in cui,tra aigrettes e diluvi di jais, si parla di anoressia.Tema del giorno.Guai poi se a sprofferirne è la televisione, quella che alterna raccomandazioni a mantenersi magri inframmezzate da pubblicità con crolli rovinosi di danette coppabianca,o indifferentemente,consigli a mangiare “di tutto” ,che un po’ di ciccia,si sa,piace ai maschi,con interruzioni per promuovere l’ultimo efficacissimo rimedio per non ingrassare,due pillole dopo la sbranata di fettuccine e sei a posto.In tutti i casi, la triste realtà è  che mangiare (in qualunque misura) è diventato un disturbo alimentare e che psichiatra stilista nutrizionista e conduttore con cravatta Marinella ottopieghe, sono lì ,proprio per te a dirti come devi essere e come devi essere discende direttamente dall’abito e dalla quantità di danette coppabianca da vendere.Non a caso i corpi indipendentemente dalle persone, si ribellano,non quelli delle modelle quindicenni che per età e provenienza sono alte e magre e spesso non hanno niente a che vedere con l’anoressia di cui sono ingiustamente accusate, ma di tutte le altre ,quelle che subissate da messaggi contradittori e per di più in netto antagonismo con il normale ciclo della vita, hanno fatto fare al loro povero metabolismo il triplo salto mortale con doppio avvitamento,rendendolo  definitivamente disabile e che per questo sono impossibilitate oramai a dimagrire se non a costo di condanne a vita a sacrifici monastici e personal trainer day to day.Accettarsi in tutto ciò, sarebbe una rivoluzione copernicana, impossibile data la cancellazione dallo stereotipo femmina che piace, di qualsiasi attività neuronale,ulteriore concausa di prossimo declino della civiltà occidentale.

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Mandati

Andrebbe ancora bene se questo ammuffito ( a causa delle argomentazioni) dibattito sull’indulto,riuscisse a mettere in luce  le reali condizioni del sistema carcerario in Italia.Così non sarà e se il terreno del dibattito si sposta sulle madri in pericolo invece che concernere la mancata rieducazione dei figli detenuti,rischiamo d’impantanarci e di non venire più via dalla solita logica di vieto moralismo ,inutile ,in primo luogo, alla risoluzione del problema evidenziato da quelle stesse madri .Il carcere,come il manicomio ai tempi suoi, ( e questo dibattito un po’ mi ricorda l’altro) è un grande tabù.L’idea di segregare e allontanare individui pericolosi o malati, è rassicurante e vecchia quanto l’uomo e metterne in discussione l’efficacia ,significa minare  un  malinteso senso di sicurezza fondato per lo più sulla rimozione del problema.Poco importa infatti che le carceri siano nei fatti,macchine moltiplicatrici di criminalità ,(come i manicomi di allora furono assurdi moltiplicatori di follia) e quindi  a loro volta, sistemi di reiterazione, assai più minacciosi per la sicurezza della collettività.Tuttavia quello che sconcerta di più in questo dibattito, non è tanto la sottaciuta  fiducia nel sistema carcerario come unica misura di contrasto alla criminalità, quanto i disordinati effetti che produce il vacillare di un altro falso mito :quello del compromesso come idea negativa e deleteria  dell’arte di governare .Come se connettere i diversi dati che concorrono alla definizione di un problema e trarne conclusioni per scelte operative che tengano conto dei distinti elementi,delle forze in campo,degli interessi e delle priorità, fosse un lavoro sporco,un amaro calice,una triste necessità,difficile per di più,da rappresentare agli elettori.Manco se noi tutti vivessimo su Marte e le nostre esistenze fossero estranee a logiche compromissorie o alla ricerca rocambolesca del male minore.L’idea del governo come arte di “fare le cose” sembra sancire per alcuni, il definitivo svilimento della politica, mentre privilegiare l’ ideologia e le derivanti questioni di principio è ritenuto di per sè, un fattore nobilitante dell’azione politica.Peccato che la realtà idi cui facciamo parte è, oltre che complessa,in continuo movimento,peccato che in virtù di questo, i metri di giudizio di natura ideologica non siano più in grado di offrire  interpretazioni esaustive,peccato che il mandato degli elettori possa riassumersi nell’imput “governate” e non nella raccomandazione ” rendete una nobile testimonianza al paese”. Vista l’importanza della sfida e le future questioni all’ordine del giorno, sarà forse utile  riconsiderare il senso di essere “forza di governo” inclusa la necessaria implicazione,  di non poter essere nel contempo, forza di opposizione.

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Una volta tanto

Poichè ne dico sempre tutto il male possibile,sento il dovere di esprimere il vivo apprezzamento per la presidenza Calderoli, ieri pomeriggio al Senato.Si doveva fare notte e invece il provvedimento è stato liquidato nel tardo pomeriggio, just in time,perchè i relativi tiggì ne dessero ampio rendiconto.Un emendamento via l’altro,votazioni a raffica,regolamento alla mano, nemmeno una piega sul volto,una pausa,un respiro che potessero rivelarne la vocazione giustizialista ,il Calde, ha governato la seduta con mano ferma,impeccabile ed efficiente come sono i padani quando dimenticano di esserlo.I maligni diranno che,perse le speranze, tanto valeva far presto e correre a casa.. ma a me piace pensare che in considerazione del fatto che le sedute fuori orario costano, la correttezza istituzionale abbia prevalso.Per una volta..ebbravo lui.

 

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Mostri

Farebbero meglio a dire che sono contrari per principio al provvedimento di clemenza, piuttosto che speculare sulla casistica, agitando mostri e spargendo a piene mani veleno e cattiva informazione.Stamane sulla stampa è di turno il mostro, l’efferato delitto, il parricida, la matricida, lo stragista  e chi più ne ha più ne metta. E in questo bell’affresco di criminali ,come poteva mancare Erika De Nardo?La quale sconta una condanna a 16 anni, oltre al carcere dovrebbe , secondo la sentenza, essere sottoposta a intervento terapeutico adeguato al suo disturbo di personalità.Tutto quello che potrebbe ottenere da quest’indulto , essendo minorenne all’epoca dei fatti, è l’accesso ai benefici di legge, permessi o misure alternative (comunità) tra poco più di un anno. Ma sempre detenuta resterebbe. La rassegna  prosegue con Pietro Maso,condannato a 30 anni per aver ucciso entrambi i genitori ,lui  invece usufruisce già dei benefici di legge,con l’indulto la sua uscita dal carcere anziché nel 2021 potrebbe avvenire  nel 2018 .E ancora Vito Corso, l’autore della strage di Rozzano: per ammazzare due pregiudicati, sparò tra la folla uccidendo una bambina e un anziano. Sconta 20 anni di carcere. Ora potrebbero diventare 17, calcolando quelli già scontati potrebbe chiedere permessi premio tra 7 o 8 anni.Di quale libertà stiamo parlando?Due sono le cose :o l’ansia giustizialista porta qualcuno a ritenere le misure alternative e il regime di semilibertà troppo tenere e lassiste, o sui giornali stamane si raccontano le balle, dimenticando che nessun reinserimento o rieducazione si potrebbe ottenere senza quei benefici di legge, poichè una cosa è certa,ed è che in carcere non è garantito il recupero  o la terapia psichiatrica,ove necessaria, previsti dal nostro ordinamento.Piuttosto che tranquillizzarsi all’idea dell’assoluta detenzione di EriKa,la Società avrebbe molto da preoccuparsi per la  sua mancata rieducazione E’ un amarissimo calice questo indulto ma è impossibile lavarsi le mani di questo doppio stato di necessità.

 

 

 

 Intervenire per decongestionare l´insostenibile situazione carceraria (creando nel contempo i presupporti per una riforma organica del sistema penale) è perciò cosa buona e giusta, responsabile e seria. Ma se qualcuno profitta dello stato di necessità per infilarci la soluzione di casi particolari, ecco che i problemi si complicano. Nella pretesa di estendere l´indulto ai reati finanziari e di corruzione (altrimenti di indulto manco a parlarne!) si può vedere il tentativo di strumentalizzare la sofferenza di migliaia di detenuti per ottenere benefici anche per altri soggetti, quei “colletti bianchi” che già beneficiano del fatto che il nostro sistema penale si caratterizza ormai per la compresenza di due distinti codici: uno per i cittadini “comuni” e l´altro per i “galantuomini” (cioè le persone giudicate, in base al censo, comunque per bene…); “galantuomini” che a volte pretendono addirittura di essere liberati da ogni regola mediante condoni o leggi “ad personam”. Ora, appoggiarsi ad un problema di carattere generale (la situazione delle carceri) per farne la sponda utile a risolvere un problema di pochi (si calcola che siano un´ottantina i “colletti bianchi” in espiazione di pena, oltretutto quasi sempre “extra moenia”, cioè fuori del carcere), non è come legiferare brutalmente “ad personam”, ma è espressione di una logica che appare contigua, apparentata a quella che nella passata legislatura ha prodotto proprio un susseguirsi tale di leggi “ad personam” da mettere a rischio lo stesso equilibrio istituzionale.Ed ecco il dilemma: il riaffiorare, sia pure per vie indirette, di logiche siffatte è un prezzo accettabile, perché senza subirlo sarebbe impossibile risolvere il grave stato di necessità di cui si è detto? Oppure si tratta di uno strappo troppo profondo per consentire un bilanciamento, alla fin fine tollerabile, di esigenze tutt´affatto diverse? Chi pensa nel primo modo, potrebbe parlare di (mezzo) miracolo. Chi preferisce il secondo parlerà di (mezzo) inciucio. Spetta alla coscienza di ciascuno scegliere. Come nel caso dell´articolo 416-ter del Codice Penale (scambio elettorale politico-mafioso) emerso da ultimo nel dibattito parlamentare.

 

Giancarlo Caselli L’Unità del  27.07.06

 

 

 

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